1.
Finalmente sole e cielo terso, qua e là nuvole bianche. Fino a ieri pioveva che Dio la mandava. Resta comunque una mattinata fredda di metà novembre. Cammina a passo sostenuto al lato strada raggiunto dai raggi. Nonostante la nuvoletta che emette ad ogni respiro, è di buon umore. Non c’è alcuna ragione per non esserlo. Dopo mesi, tutto sembra andare per il verso giusto. È lei che ha trovato il suo verso.
È quasi arrivata. Si lascia la metro alle spalle e attraversa via dei fori imperiali. Si ferma un attimo guardandosi attorno nervosamente. Cerca di mettere a fuoco ogni uomo con i capelli lunghi.
Eccolo. In piedi accanto all’arco di Costantino. Il cuore le batte talmente tanto forte nel petto che teme possa sentirlo anche lui da laggiù. Riparte. Rallenta il passo. Si ferma di nuovo. Un lungo respiro, lento. Poi un altro e un altro ancora.

2.
Deve vederlo. Toccarlo, percepirlo fin nel profondo. È diventata una necessità. Come un tossico in crisi di astinenza. Ci ha provato a disintossicarsi, ma si è accorta di non poterlo fare. Di voler dipendere da lui, dai suoi sorrisi tirati e i suoi occhi fissi. Dalle parole che non riesce a cavargli in nessun modo, dalla precarietà di un futuro incerto.

3.
-         Ciao, sono io.
-         Lo so, compare il tuo nome. Non ti ho cancellata dalla mia rubrica.
-         E dalla tua vita?
-         Sei tu che mi hai dato il benservito. Te ne sei dimenticata?
-         Ti ho chiesto del tempo.
-         Direi piuttosto che te lo sei preso senza riserve.
-         Ho voglia di vederti.
-         Non giri mai troppo  intorno alle cose tu.
-         Domani è sabato. Potremmo incontrarci in tarda mattinata per un  aperitivo. Al Colosseo, come ai vecchi tempi.
-         Hai già pensato a tutto. Anche a cosa accadrà dopo?
-         No, però cercherò di essere più bella che mai.
-         Mi hai lasciato perché non ti sentivi più amata e ora vuoi riconquistarmi?
-         Ci vediamo domani? A mezzogiorno.

4.
È stata irretita dai ricordi. Il primo incontro fortuito sotto ad un salice, le notti passate a dormire sotto le stelle in amaca e il cielo stellato per tetto. Il loro primo bacio, la prima carezza e i loro corpi uniti. Il piatto fondo tirato con rabbia alla porta la prima volta che hanno litigato. Le lacrime di gioia quando lui è tornato.
E adesso ne vuole di nuovi. Ricordi di loro due. Degli altri non sapeva che farsene. Anche se l’eccezionale diverrà normale. Anche se le rughe iniziano a segnare il tempo sui loro volti.

5.
È  qui, davanti a lei, sbarbato. La giacca a vento chiusa fino al collo. Nessuna sciarpa, cappello o guanti come lei. Avanza ancora di qualche passo fino a pararsi davanti a poco meno di mezzo metro.
Si scrutano, sorridono. Le gote di lei arrossiscono. Lui non smette di guardarla negli occhi.
-         Ciao.
-         Ciao.
Ancora fermi. Si studiano come due animali. Annusano l’aria. Non perdono di vista nessun piccolo movimento dell’altro. Aspettano che sia l’altro a fare la prima mossa.
-      Ahahahah!!!
-      Ahahahah.
Gli si butta con le braccia al collo. Lo bacia su tutto il volto. Lo carezza sui capelli. E ride. Ride e piange.

6.
È sempre bellissima. I capelli neri sciolti lungo la schiena. Ad ogni suo movimento ondeggiano  sinuosi insieme a lei. Le labbra carnose, i grandi occhi nocciola. Le ciglia lunghe bagnate dalle lacrime.
Allunga la mano e gliele asciuga. La stringe forte a lui.
-         Va meglio?
Annuisce silenziosa.
-         Basta lacrime.
-         Sono lacrime di gioia.

7.
Seduti  in un open- bar, sorseggiano uno spritz stuzzicando tramezzini e noccioline come due turisti.
-         Insomma una mattina mi sveglio, scendo dal letto e mi ritrovo con i piedi a mollo. Si era rotto il tubo dell’acqua al bagno. Sono caduta tre volte prima di arrivare al rubinetto generale in cucina. Da morire dal ridere  te lo assicuro. Ovviamente io lì per lì non ridevo, anzi imprecavo tutti i santi del paradiso!
-         Non ho dubbi. Beh, meno male che non c’ero, sennò chi ti avrebbe sopportata.
-         Già, non mi sopportavo da sola. Me la sono presa con tutti. Anche con te che te ne eri andato.
-         No, sei tu che mi hai cacciato.
-         No, ti ho chiesto del tempo.
-         Te lo sei presa.
-         Sì, ma tu non ti sei opposto.
-         Pensi che mi sarei potuto opporre?
-         Forse volevo questo.
Poggia il bicchiere al tavolo. Le prende la mano.
-         Io voglio il meglio per te. Sono felice se tu sei felice. Sono triste se tu sei triste. Se mi dici che non sai più cosa vuoi, che ti manca l’aria, che vuoi startene sola per po’, io me ne vado.
-         Ma se mi ami…
-         Questo è amore.
Le lascia la mano, prende il bicchiere di spritz e ingolla l’ultimo sorso.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

Suoi ultimi post

3 Commenti

  1. Bello!

    così si fa, alla goccia e poi via...


Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commento *

Name *
Email *
Sito