1.

Stef è chiusa in bagno. Come ogni volta che la madre prende ad urlare con il fratello si chiude in bagno e apre tutti i rubinetti. Quello del lavandino, quello della doccia quello del bidet. Ma le urla sono talmente tanto forti che superano il rumore dell’acqua. Sconsolata si siede sulla tazza chiusa con le gambe piegate e prende a dondolarsi cercando un po’ di conforto in quel movimento. E  piange, piange fino allo sfinimento, fino a che fuori non smettono di vomitarsi addosso la rabbia di una vita spesa male. Di una vita inutilmente buttata giù dalla finestra. Una vita triste per lei, per le sue sorelle, per il fratello e per la madre.
-          Bastardo. Maledetto il giorno che ti ho messo al mondo. Sei come quella merda di tuo padre.

Quante volte le aveva sentito gridare quella frase? Un milione di volte. Era un copione che recitava da anni senza sortire nessun effetto.
-          Ma come t’ho messo al mondo giuro che t’ammazzo. Hai capito? T’ammazzo con le mie mani.

E giù con pugni e schiaffi che al fratello gli facevano soltanto il solletico. Alto e grosso com’era. E lui non faceva che riderle in faccia per poi prendere la porta di casa e uscirne sbattendola.
-          Guarda che se esci da sta casa non ci metti più piede.
-          Mi fai un favore se mi cacci di casa. Una casa meglio di questa già ce l’ho. Aspetto solo di compiere diciott’anni.
-          Non ci arrivi a diciott’anni giuro che ti spacco la testa prima!
-          Se se… sai che c’è? Sei malata. Fatte curà!

Ogni volta che il fratello se ne andava a trovare il padre era la stessa scena.
Quando la madre scoprì che Tiziano e il padre si frequentavano assiduamente da oltre un anno diede in escandescenza. Prese a buttare a terra tutti i bicchieri e i piatti per poi proseguire con i soprammobili del salone.
-          Mi hai pugnalata alle spalle. Non bastava tua sorella. Ti ci metti pure tu! Dopo tutti i sacrifici che ho fatto per voi. Così mi ringraziate? Siete marci come lui.
-          No mamma, sei tu la mela marcia della casa.

A quelle parole le grida furono talmente esagerate che la signora del piano di sotto prese a bussare alla porta. La sorellina si era andata a nascondere sotto al letto. Stef si era chiusa in bagno e invidiava la sorella maggiore che se ne era andata via da quella gabbia di matti.

2.

Stef era curiosa di vedere l’uomo che l’aveva messa al mondo e che poi un bel giorno aveva preso il largo con la prima zoccoletta che aveva trovato per strada. Questo almeno era il mantra che la madre ripeteva da dieci anni.

Lei ci provava a ricordare, ma aveva solo ricordi indotti dall’odio spropositato della madre.
Per dieci anni le aveva creduto. E anche la sorella più piccola ci aveva creduto e ci crede ancora. Angela invece, la maggiore, se ne era andata di casa già da due anni, appena compiuti i diciotto. Fu così che Stef aveva preso a dubitare dei racconti della madre. Se Angela non vuole stare più con noi, ci sarà un motivo.

Di suo padre in casa non se ne parlava mai e quelle volte che lei aveva provato a chiedere la risposta era sempre la stessa.
-          Quel bastardo faceva i suoi porci comodi. Si ricordava di lavorare ogni morto di papa e quando metteva a segno un buon colpo i soldi se li mangiava tutti a puttane e alcool con i suoi amici della piazza. E come se non bastasse ha messo incinta la figlia della barista, quella troia che si erano già scopati tutti. Aveva fatto tanti di quegli aborti che se l’è dovuto tenere. Di voi quattro non ne ha voluto sapere ma di quel bastardino che stava per nascere invece come si è preoccupato. Nella vita l’unica cosa buona che ha fatto è stata quella di sparire dalla vostra vita.
-          Mamma ma non è mai venuto a trovarci?

Stef voleva provare a trovare qualcosa di buono in lui, ma a sentir la madre di buono non c’era proprio nulla e in fondo era lei che l’aveva cresciuta. Era lei che si era rimboccata le maniche per mandare avanti una famiglia così numerosa con poche risorse.

Il giorno prima che Angela lasciasse casa si lasciò andare ad un ricordo.
-          Papà ci portava sempre al parco giochi e a Tiziano gli aveva comprato una di quelle moto che corrono veloci e lui era davvero bravo a guidarla anche se era ancora uno scriccioletto.  A te comprava sempre i lupini che ti piacevano tanto e a me invece lo zucchero filato. Poi tornavamo a casa con un palloncino per uno e ogni volta la mamma  gli gridava e lo insultava.
-          Ma allora papà era buono?
-          Non era un mostro.
-          E allora perché non ne ha più voluto sapere niente di noi?
-          Non lo so. Io mi ricordo che una volta venne a trovarci, ma la mamma aprì appena la porta, tenendo la catenella attaccata. Gli disse che noi non lo volevamo vedere. Che avevamo paura di lui. Io scappai in camera nostra e mi affacciai alla finestra e lo vidi triste e con gli occhi lucidi mentre i quattro palloncini lasciavano la sua mano e volavano alti nel cielo.
-          Ti manca papà?
-          Sì, mi manca.
-          E allora mamma ci ha mentito?
-          Sai, credo che mamma menta per prima a se stessa.

Il giorno dopo le diede un bacio e le mise in mano un bigliettino con il suo numero di telefono.
-          Per qualsiasi cosa mi trovi qui. Ma non dirlo alla mamma. Questo è il nostro segreto va bene?

Quando la madre scoprì che se ne era andata andò su tutte le furie. Chiamò polizia, carabinieri, finanza. Ma nessuno poteva fare nulla. La ragazza era maggiorenne. Da quel giorno in casa si respirava rabbia e vendetta. Mancava l’aria. E se mai c’era stato un equilibrio, ora era sparito per sempre.

3.

Sapeva che Tiziano si vedeva con il padre ancor prima della madre. Lo aveva scoperto un giorno che frugava nei cassetti della scrivania del fratello. Aveva trovato una foto di loro due. Lo riconobbe subito. Nonostante la madre avesse bruciato tutte le fotografie in cui c’era lui o ritagliandone la faccia in quelle in cui era con loro. Nonostante fossero passati dieci anni, nonostante lei ne avesse a malapena cinque.

Non disse nulla ma prese ad osservare silenziosa ogni mossa del fratello e quando una domenica pomeriggio uscì lo seguì.

Lui era all’incrocio davanti al bar. Stava su una macchina grigia, una vecchia Bmw, ma non poi così malandata. Sui sedili dietro una bambina saltava e si sbracciava alla vista di Tiziano. E suo fratello aveva gli occhi che gli brillavano come non li aveva mai visti.

Avrebbe voluto raggiungerli e saltare anche lei in macchina con loro. Ma non ne ebbe il coraggio. Li vide semplicemente andare via.

Non tornò a casa e prese a camminare per le strade della borgata assolata. Raggiunse la cabina del telefono. Mise duecento lire nella fessura sopra la cornetta e tirò fuori dal piccolo portamonete un biglietto piegato più volte.
-          Pronto?
-          Angela?
-          Sì chi è?
-          Sono Stef.
-          Che succede tutto bene?
-          Non lo so.

Angela la raggiunse poco dopo. La prese su e la fece sedere sul sedile della macchina. Mise in moto il catorcio e si allontanò dalla piazza e da quella vita che aveva rifuggito prima che ne venisse risucchiata. La portò a mangiare il gelato a piazza Vittorio.
-          Doppia panna nocciola e pistacchio vero?
-          Te lo ricordi?
-          Io ricordo tutto di te.
-          E allora perché mi hai lasciata sola con mamma. Perché non mi hai portata via con te?

Angela le carezzò la testa e la strinse forte al petto mentre gli occhi si inondarono di lacrime che a stento riuscì a trattenere, ma Stef se ne accorse.
-          Perché piangi?
-          Perché ti avrei tanto voluto portare via con me. Avrei voluto portare via tutti voi da casa, ma non posso. Fino a che non sarai maggiorenne dovrai vivere con mamma.
-          Ma mamma è cattiva.
-          No, non è cattiva.
-          Si che lo è. Tu te ne sei andata perché lei è cattiva.

Angela non replicò.
-          Mangia il gelato che sennò ti si scioglie tutto.
-          Sai Tiziano e papà si vedono.
-          Sì, lo so.
-          E come fai a saperlo?
-          Perché anche io mi vedo con papà.
-          Davvero?

Angela annuì allo stupore della sua sorellina.
-          Posso venire anche io da papà?
-          Prometti però di non dire nulla a mamma?
-          Promesso. Hai visto che il numero del tuo telefono non gliel’ho dato? Io li so mantenere i segreti.

4.

Angela e Stef salirono di nuovo in macchina diretti verso la casa del padre. Stef era tutta emozionata e non smetteva di muoversi sul sedile e di guardare la strada che sua sorella faceva nella speranza di ricordarsela per un futuro.

Ci volle più di un’ora prima di raggiungere la casetta di campagna dove viveva il padre. Piccola e accogliente, un piccolo orto accanto alla casa dove crescevano pomodori e zucchine e insalata e fagiolini. Un colpo di clacson e una figura di donna si affacciò alla porta finestra.
-          Sei tu Angela che sorpresa! Vengo subito ad aprirti.

Una giovane donna vestita con jeans  e una t-shirt bianca le raggiunse. Sorridente.

Doveva essere la troietta di cui parlava sempre la madre, ma a Stef non dava affatto l’idea che fosse una poco di buono. La trovava anche più bella di sua madre che aveva sempre il volto tirato e gli occhi cupi mentre i capelli inesorabilmente biondi erano ormai tanto stoppacciosi che a lei ricordavano quelli delle sue vecchie bambole.
-          E tu chi sei?
-          Sono Stef.
-          Benvenuta Stef, oggi è un giorno di festa. La famiglia è quasi al completo. Aldo! Aldo abbiamo visite. Corri!

Da dietro casa spuntò Aldo, con i capelli bianchi e il volto abbronzato che metteva in risalto due meravigliosi occhi azzurri nonostante le rughe. Accanto a lui c’era Tiziano con in mano un cespo di insalata e due pomodori.

Stef rimase immobile sui primi gradini delle scale. Incapace di scendere, gli occhi fissi su suo padre.

La giovane donna si avvicinò ad Aldo e gli sussurrò all’orecchio.
-          È Stef.

Aldo, nonostante la grossa mole, con due atletici salti la raggiunse e l’abbracciò così forte che Stef credeva che l’avrebbe soffocata. Ma non si divincolò perché nella vita nessuno l’aveva mai abbracciata così forte e nessuno aveva pianto di gioia per la sua presenza.
-          Che gioia vederti qui. Non posso crederci. Oggi è il giorno più bello della mia vita.
-          Papà, mi vuoi bene?

Aldo guardò la figlia e prese ad abbracciarla ancora di più e la sollevò in alto sopra la sua testa e prese a girare in tondo come faceva quando Stef era solo uno scricciolo.
-          Sei tutta la mia vita!
-          Papà ma allora perché ci hai lasciati?
-          Perché le cose con mamma non andavano tanto bene. Credevo che senza di me fra i piedi potesse essere più felici.
-          Papà io non sono felice.

Dalla portafinestra della casa uscì una bimba poco più piccola di Rosa, la sorellina di Stef.
-          Papà ho un’altra sorella?
-          Sì, Chiara, lei è Stef.

Le ore erano passate veloci quel giorno e Stef non era mai stata così felice. Non fu facile quella sera tornare a casa. In macchina persa nei suoi pensieri mentre Tiziano e Angela ridevano e scherzavano.
-          Fra sei mesi faccio diciotto anni e anche io me ne andrò da casa.
-          Dove pensi di andare?
-          Non so, pensavo di andare a stare da papà. Lui dice che al cantiere da lui c’è sempre bisogno di manodopera e che proverà a farmi entrare.
-          Mamma si suiciderà se te ne andrai anche tu.

Stef non voleva rimanere sola a casa con sua madre e la sorellina. Ma a lei mancavano ancora tre anni prima della maggiore età.

5.

La madre sbraitava ancora nonostante Tiziano fosse uscito di casa da oltre mezz’ora. Stef se ne stava chiusa nel bagno, i suoi occhi erano rossi mentre le lacrime avevano smesso di uscire perché non ne aveva più. Si chiedeva quando avrebbe potuto rivedere il padre e la sensazione di malessere era così forte che lo stomaco le faceva male come se qualcuno le avesse dato un pugno in pieno petto. Si sentiva come chiusa in una prigione che sua madre aveva il coraggio di chiamare famiglia anche se ogni giorno era più disgregata o forse non lo era mai stata.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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14 Commenti

  1. molto toccante mi ha fatto quasi piangere...purtroppo in certe famiglie questi errori sono la norma...

  2. ...emozionante. Bello spaccato di realtà amara e dolce

    • Stef era nei miei pensieri da giorni e scalpitava per essere raccontata.

  3. si Riccardo. Sai Stef era nei miei pensieri da giorni e scalpitava per essere raccontata.

  4. Eppure, ce ne sono parecchoe di situazioni di questo tipo ..... leggendo il racconto viene da sperare che sia un'unica situazione e che non esistano altre uguali ..... eppure ... di altre ce ne sono magari non uguali ma altrettanto strazianti! .... l'errore non è mai di una sola persona!! ..... posso anche capire quella madre portare avanti una fmiglia numerosa non è semplice ... ci vuole molta forza di carattere ..... e aiuto se no materiale almeno morale da parte del marito .... altrimenti rischia di esplodre tutto .... e loro sono esplosi .... sia la mama che il papà ......

    • ho descritto solo uno spaccato di vita in cui qualcuno è scoppiato trascinando dietro di sé i figli. L'errore non è mai di una sola persona è vero.

  5. Complimenti Mirella. Il tuo racconto mi ha risuonato ed emozionato. Grazie =)

    • Grazie a te di averlo letto.

  6. Bel racconto davvero Mariella ...e un racconto che lascia ben sperare nel fatto che, alla lunga, le cose si sistemano 🙂
    Magari bisogna spettare e soffrire, pagare il conto degli errori dei nostri genitori, delle loro vendette, delle loro ripicche...ma la scena di una famiglia ritrovata, come ho detto prima, fa nascere la speranza...

    • una famiglia ritrovata solo in parte. Mi chiedo se Stef riuscirà a "resistere" e ancora di più mi chiedo se la madre sarà in grado di superare la rabbia e il rancore di cui è colma e che riversa attorno a lei. Mi chiedo perché il padre ha preferito rimanere dietro le quinte e se riusciranno tutti a migliorarsi dai propri errori.

  7. Brava Mariella.. un racconto teso.. ma emozionante..
    😉

    • grazie Jan di essere passato. Mi fa piacere che Stef sia riuscita ad emozionare te come gli altri lettori.

  8. Purtroppo questo racconto riporta uno dei tanti casi in cui i figli vengono
    usati dai genitori per farsi del male.
    L'odio e il rancore che possono rimanere verso la persona che ti ha lasciato
    non dovrebbe mai trovare sfogo sugli innocenti.
    Questo è il racconto di tante infelicità.
    Molto toccante.


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