Sulla stessa strada

Racconti Karen Lojelo

httpv://www.youtube.com/watch?v=nfpb1WWArPY

Lei gli aveva dato un ultimatum.

Era andata di notte davanti alla sua porta sapendo di non poter bussare aveva passato un biglietto sul pavimento.

‘Ti aspetterò al molo tra due giorni alle dieci. Ti aspetterò anche per tutto il giorno se sarà necessario. Vieni solo. Ma se non verrai smetterò di aspettarti per sempre.’

Lui si era alzato la mattina sbadigliando ancora assonato e stropicciando gli occhi aveva preso il biglietto e leggendolo distrattamente lo aveva buttato sul mucchio di post it pieni di ‘se’ e di ‘ma’ che aveva cercato di annotare in ordine nei giorni precedenti.

Aveva messo su la moka e sentendola fischiare gli sembrò di sentire le parole di lei rimbombarli nella testa.

‘Ti aspetterò.’ ‘Ma se non verrai.’ ‘Non ti aspetterò più.’

Lui aveva poi cercato per tutto il giorno di ingannare il tempo mettendo l’orologio al contrario sul polso e chiedendo un giorno di ferie, ma il pendolo nel corridoio ogni ora rintoccava l’ora giusta lo stesso e lui continuava a sentire echeggiare nella casa quelle ultime quattro parole: ‘Non ti aspetterò più.’

Ma aveva deciso di non ascoltare e alzava la musica nello stereo che stonava ogni canzone. E poi continuavano a mandare ogni dieci minuti quella ballata che ripeteva 'siamo sulla stessa strada, siamo nella stessa vita ma nelle tue mani la mia sembra quasi finita...' quella che lei cantava tutte le mattine mentre si lavava i denti.

Sapeva che lei aveva un piano ben preciso. Una risposta per tutte le domande che lui non le aveva ancora fatto e una lista di soluzioni per ogni ‘ma’ e ogni ‘se’ annotati nei suoi post it.

Lei aveva deciso di spiccare il volo da quella collina in mezzo all’oceano ed era convinta che avrebbero galleggiato nell’aria se solo si fossero tenuti per mano.

Lui vedeva il fondo dell’oceano già vicino invece, e siccome erano giorni che tutto gli cadeva dalle mani era convinto che non sarebbe riuscito a tenere nemmeno la sua mano.

Lei gli aveva detto, giorni prima, che ormai erano sulla stessa strada, una strada che girava in tondo e che se anche lui avesse deciso di tornare indietro alla fine se la sarebbe ritrovata davanti.

Lei gli aveva detto anche che loro erano legati da un filo elastico e che ogni volta che lui cercava di allontanarsi lei sentiva il filo tirare e più lui si allontanava più violentemente si sarebbe ritrovato a sbatterle contro.

Lui allora aveva deciso di camminare piano allontanandosi, così che l’elastico ad un certo punto avesse ceduto spezzandosi, e girava, per le strade di quella città deserta, equipaggiato di cliffhanger per poter sostare senza essere risucchiato, aveva letto sulle istruzioni ‘artiglio metallico che fa presa sulle asperità della roccia. La "tenuta" dell'attrezzo è adeguata solamente se esso viene posto costantemente sotto carico’.

Lui era sotto carico. Ad ogni passo sentiva il filo stringergli la vita fino quasi a impedirgli di respirare e il tempo che aveva cercato di ingannare continuava a scorrere e farsi sentire ad ogni rintocco per le strade buie fin dal corridoio di casa sua.

Una bottiglia d’acqua si era rovesciata sui suoi post it ben incollati al tavolo cancellando piano tutti i ‘se’ e tutti i ‘ma’ mentre il biglietto di lei era volato via dalla finestra al primo alito di vento raggiungendolo mentre cercava di fissare l’ultimo chiodo sull’asfalto bagnato e se l’era ritrovato sugli occhi ricominciando a sentire quelle parole: ‘Ti aspetterò.’ ‘Non ti aspetterò più.’

Lui si levò il biglietto dalla faccia cercando di non perdere la presa della corda dalle mani, provò a rigirare l’orologio per capire quanto tempo avesse, ma le lancette avevano iniziato a girare velocemente e lui capì che era il tempo che ingannava lui.

Si tolse l’imbragatura iniziando a camminare verso il molo anche se ad ogni passo si fermava un po’ per controllare se qualche ‘ma’ o qualche ‘se’ era sopravvissuto e avesse qualcosa da dirgli ma non riusciva più a sentire rumori ma aveva ancora memoria visiva di qualche lettera impressa sulla carta.

Lei camminava sul pontile e quando lui arrivò si fermò a guardarlo da vicino per assicurarsi che fosse venuto solo, senza post it e senza domande. Lui le chiese se era tardi.

‘Non lo so’ Rispose lei tranquilla, ‘Non ho orologi e ti avrei aspettato per sempre’

‘E se mi scivoli dalle mani mentre saltiamo dalla collina?’ Chiese lui spaventato.

Lei aggrottò le sopracciglia, non aveva controllato bene, lui non era andato da solo, c’era ancora qualche domanda che gli pendeva dalle labbra. Ma lei aveva le risposte.

‘Non preoccuparti, la mia mano non trema se mi sei accanto, terrò io la tua’ Gli rispose.

‘E se non riusciamo a volare e cadiamo in acqua?’ Domandò ancora lui.

‘Ho imparato a nuotare bene mentre ti aspettavo, non affogheremo.’ Disse sicura.

‘E se qualcuno cercasse di fermarci?’

‘Capirà che con il tempo tutto passa, e noi stiamo passando di qui, ci lasceranno andare’

‘E se l’acqua ci facesse lasciare comunque le mani e ci perdessimo?’

‘Abbiamo l’elastico che ci tiene legati, ci ritroveremo sempre, lo sai.’

‘E se io non fossi all’altezza?’

Lei si avvicinò a lui e lo guardò dal basso:
‘Vedi, tu sei molto più alto di me, amore.’

‘Ma tu come facevi a saperlo?’ Lui sorrise.

‘Perché io ti conosco da sempre.’

(racconto ispirato dalla meravigliosa canzone in alto)
Karen Lojelo

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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2 Commenti

  1. ...non ho orologi e ti avrei aspettato per sempre. Sembra una frase ad effetto, invece è la chiave di tutto. I nostri sogni, i nostri affetti, i nostri amori, le nostre paure sono comunque e sempre cadenzate dal tempo, dal tempo che passa, dal tempo che finisce, dal tempo che ci rimane per esorcizzare la fine che verrà.
    Un gran bel racconto, e il videoclip della bellissima canzone di Ilaria Graziano e Francesco Forni lo arricchisce ulteriormente. Da notare (non comune nei videoclip musicali) il finale con i titoli di coda ed i ringraziamenti a tutte le persone che, con una performance corale, hanno partecipato al video.

    • e soprattutto come dice la canzone 'la speranza è sempre in agguato'...
      anche quando decidiamo di smettere di aspettare la realizzazione dei nostri sogni perchè delusi, disincantati o arresi o arrabbiati, in realtà, non smettiamo mai di aspettare.
      Nonostante questo il tempo spesso è nemico e scorre inesorabile.


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