Improvvisamente tutti i televisori, gli schermi per le strade e le radio si oscurano e una voce elettronica iniziò a parlare in tutte le lingue del mondo, quella strana vocina sosteneva di rappresentare una qualche popolazione aliena e che quindi quello che stavano per comunicare al mondo era da prendere in seria considerazione, non era il solito telegiornale, loro non dicevano stupidaggini alla gente… spiegò che erano anni che provavano ad avvisarci ma chi era al potere glielo aveva impedito in tutti i modi, continuò col dire che ormai era tardi, che rimaneva poco tempo e il pianeta stava per implodere, agli esseri umani rimanevano 24 ore di vita e non c’era modo di scampare a quell’apocalisse.

Disse che loro avrebbero voluto aiutarci ma sarebbe servita una preparazione lunghissima per permetterci di sopravvivere in un altro pianeta e quindi ci consigliava semplicemente di usare queste ultime ore come meglio credevamo, questo era tutto quello che erano riusciti a fare per noi. Proseguì raccontando che tutto quello in cui credevamo non era vero, che non c’era nessun Dio da pregare e nessun paradiso ad aspettarci, semplicemente sarebbe finito tutto, tutto quello che conoscevamo, e, in futuro probabilmente, altre forme di vita sarebbero nate, ma, completamente diverse da noi. Spiegò come tutto fosse scientificamente esplicabile, tutto quello che conoscevamo e pensavamo. La voce seppur elettronica sembrava dispiaciuta, rammaricata delle notizie che era quasi costretta a darci così frettolosamente e inevitabilmente.

Continuava a dare spiegazioni sui vari fenomeni di cui tanto si era discusso nel corso dei secoli senza trovare prove tangibili, dando delle giustificazioni ineccepibili e la gente rimaneva incredula ad ascoltare. Inaspettatamente nessun attacco di panico si manifestò tra le folle, nessuna crisi isterica, nessuna razzia nei supermercati o inutili corse verso improbabili bunker. Le persone apparivano tra un misto di stupore e rassegnazione. Qualcuno addirittura scoppiò in una fragorosa risata; forse pensava a tutte le cose inutili fatte nella vita, a tutte le idee strampalate in cui aveva voluto credere, ai ceri accesi in chiesa, ai sensi di colpa, alle occasioni perse, al tempo sprecato, alle bollette da pagare e ai debiti con lo stato che non avevano più alcun valore.

Il vecchio signor Carlyle di Miami si allontanò dalla piazza e si andò a sedere sulla spiaggia, accese un sigaro e si mise a leggere il giornale ridendo ad alta voce alla fine di ogni articolo riportatovi.

A Barcellona Pedro spense i fornelli del ristorante dove lavorava e uscì fuori iniziando a domandare ad ogni sconosciuto che passava che cosa avrebbe fatto nelle prossime 24 ore. La sua era solo curiosità e forse sperava di trovare una buona idea per passare anche lui quelle ultime ore.

Marta spense la tv e si accorse che il rumore del traffico era improvvisamente finito, si affacciò alla finestra e vide Roma in silenzio. Le macchine spente abbandonate in mezzo alla strada e la gente che camminava senza fretta verso qualche posto.

Jean lasciò la radio accesa e si sdraiò sul letto con un sorriso bizzarro iniziò a fissare il soffitto e il suo sguardo lasciava intuire un pensiero simile a finalmente finisce tutto, uno strano senso di pace lo aveva pervaso.

Il piccolo Jim a Londra di soli otto anni chiese alla mamma se potevano andare al luna park ma lei gli rispose che probabilmente tutti quelli che lavoravano al luna park avevano smesso di lavorare proprio in quel momento, allora lui le chiese se potevano guardare un dvd insieme.

Elisa correva sulla spiaggia di San Paulo, correva più veloce che poteva, c’era qualcosa che doveva dire a qualcuno prima che fosse stato troppo tardi e suo marito aveva tentato inutilmente di fermarla.

La Signora Rosa Gonzales continuò ad impastare il suo dolce e piangeva e rideva e piangeva ancora e pensò a quanto si sarebbe goduta quell’impasto di cacao senza doversi preoccupare del diabete e del colesterolo.

Per le strade le persone iniziarono a parlarsi e stringersi la mano, sconosciuti si raccontavano a vicenda le loro vite, si preoccupavano se chi gli passava accanto avesse bisogno di qualcosa o gli servisse una mano per raggiungere qualcuno magari. Nessuno sembrava preoccuparsi troppo dei servizi pubblici in tilt o dell’impossibilità di prendere un cappuccino al bar. C’era un po’ di caos solo tra quelli che correvano, perché in queste situazioni c’è sempre qualcuno che corre per trovare qualcun altro e rivederlo un’ultima volta, come c’è sempre qualcuno che telefona per dire i soliti ti voglio bene non detti prima, non detti in tempo. Ma a parte le linee telefoniche intasate e qualche corridore disperato, i più sembravano persi tra un misto di strana pace e stato confusionale.

Dal cielo improvvisamente cominciarono a cadere piccole gocce luminose, ma non facevano male, erano soffici come neve e l’atmosfera intorno era colorata e meravigliosa. In molti alzando gli occhi al cielo si resero conto di non aver mai visto nulla di così bello nella loro vita e di non essersi mai sentiti vivi come in quel momento.

Margherita in una strada di Parigi pensò che in fondo era valsa la pena vivere per assistere a quell’evento, poter far parte degli ultimi uomini mai esistiti era qualcosa che dava un senso a tutto quello che un senso non l’avrebbe avuto mai.

In fondo per molti quel giorno era stato il primo vero momento in cui si erano sentiti parte di qualcosa, protagonisti di un evento importante… per la prima volta come in un film stavano vivendo qualcosa che in genere si leggeva solo nei libri di fantascienza. E in fondo nella vita forse nulla conta di più del sentirsi vivi.

 

D’un tratto la vocina elettronica ricominciò a parlare, la prova tecnica era riuscita disse, e tutti potevano tornare alle loro vite. Partì la sigla del telegiornale e una giornalista spiegò che tutto era stato simulato per imparare a gestire eventuali catastrofi naturali studiando il comportamento della gente.

 

Il signor Carlyle tirò fuori dalla giacca la sua pistola e si sparò un colpo in bocca, Pedro sbuffando gettò la sigaretta appena accesa e rientrò nel ristorante a lavorare, Marta tornò in camera e preparò la borsa per andare in palestra, Jean aprì la finestra e si lanciò nel vuoto, Jim con aria delusa chiese alla mamma: Niente dvd vero? devi tornare al lavoro?,Elisa si fermò di scatto, prese un respiro profondo e facendo retromarcia iniziò a camminare lentamente incontro a suo marito con aria rassegnata. La signora Rosa Gonzales buttò il dolce nella spazzatura, la gente smise di parlare e rientrò nelle macchine nervosamente iniziando a suonare i clacson sperando così di velocizzare il traffico.

Margherita guardò due ragazzi innamorati che si abbracciavano e piangevano di gioia e pensò che almeno loro due avevano un buon motivo per continuare a sopravvivere.

Karen Lojelo

httpv://www.youtube.com/watch?v=JSUIQgEVDM4&feature=related

the end- the doors

 

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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23 Commenti

  1. mi hai fatto piangere con questo racconto. Colpa della sensibilità eccessiva forse, ma anche no. Sei stata brava a rapirmi, a farmi sperare che c'era speranza per l'uomo per imparare a vivere. E mentre leggevo mi dicevo che già, questa sarebbe stata una bella fine... un lieto fine...
    ma l'uomo si sa, non è in grado e perde gli attimi, perde la vita... crede di essere eterno.

    • grazie sono davvero contenta ti sia piaciuto... non lo so come mi sia venuto, forse con tutte queste fini del mondo annunciate e mai vere ho cercato di immaginare come sarebbe stato davvero ed è triste pensare che forse sì, davvero solo una cosa del genere aprirebbe gli occhi alle persone...

  2. Qualcuno fece uno "scherzo" simile qualche anno fa, simulando una invasione con dischi volanti, etc. (Orson Welles trasmise per radio "La Guerra dei Mondi", senza però specificare che si trattava appunto di un'opera letteraria).
    Io comunque sarei stato felice come i due fidanzati... o avrei trovato un altro motivo per essere felice di essere ancora vivo... Ottima scelta i Doors. 🙂

    • sì lo ricordo lo 'scherzo' anche se non ci avevo pensato stamattina, pensavo piuttosto all'ennesima segnalazione di fine del mondo fatta dal predicatore Americano,e pensavo appunto che forse la gente avrebbe reagito in maniera 'diversa' se fosse successo davvero.
      😉

  3. Karen,oltre al fatto che il racconto mi è piaciuto molto,penso che sarebbe alla fine bella una cosa ,sentirsi scappare via la vita insieme a quella dei tuoi cari,almeno il momento estremo,farebbe apprezzare cose e persone che sono diventate un'abitudine,quante volte entri in casa ed è così naturale vedere i tuoi cari...,ma non si apprezza fino in fondo quanto siano importanti x noi,(sono lì).Io credo che non sentirsi fino in fondo sicuri, estremamente sicuri di tutto ciò che ci circonda ogni tanto farebbe bene,è come uscire da una grave malattia, dopo ti fa apprezzare la vita più di prima ciao con affetto

    • esatto, è quello che penso anche io Silvana, grazie del tuo commento

  4. Non ho pianto! troppo terrorizzata da un eventuale avvenimento,nella realtà, tipo quello nel racconto .... mi capita di pensarci e mi spaventa .... non saprei che fare ..... per prima cosa vorrei la mia famiglia vicina .... tutto qui <3 .. grazie

  5. Se la fine del mondo arrivasse con certezza penso ci lascerebbe tutti spiazzati. Cosa fare? Accumulare ricchezze, assaltando una banca o una gioielleria, no, non ci sarebbe la possibilità di beneficiarne. 24 ore non sono nulla.
    Temerei la violenza di chi non ha coscienza sapendo di non aver nulla da perdere e, allo stesso tempo, mi aspetterei la vicinanza e la solidarietà tra chi una coscienza ce l'ha. 24 ore per stare insieme e farsi coraggio scherzando
    ironicamente su un futuro che non ci sarà.
    Mi è piaciuto molto questo racconto, che parla della fragilità umana che delega a una tale tragedia la fine della sua
    infelice esistenza, la notizia che è un falso gli rende la vita inaccettabile. Bellissimo nella sua drammaticità.

    • è vero Marisa questo racconto di Karen è bellissimo nella sua drammaticità. E mi piace anche immaginare in esso due racconti. Il primo che termina qui:
      "In fondo per molti quel giorno era stato il primo vero momento in cui si erano sen­titi parte di qual­cosa, pro­ta­go­ni­sti di un evento impor­tante… per la prima volta come in un film sta­vano vivendo qual­cosa che in genere si leg­geva solo nei libri di fan­ta­scienza. E in fondo nella vita forse nulla conta di più del sen­tirsi vivi."
      Così sarebbe con un lieto fine... un lieto fine racchiuso nella tragedia della fine del mondo.
      E l'altro così com'è... con la tragedia finale dell'uomo che come niente fosse, incapace di apprendere dai propri errori, torna con la testa china alla realtà non vissuta.

  6. Molto bello, veramente...è meravigliosamente verosimile che la realtà sia peggiore della catastrofe...tifavo per la vocina elettronica...

    • ahaha infatti come diceva sopra Mariella alla fine sarebbe stato quasi un lieto fine per molti!

  7. Già! Com'è triste il finale con tutte quelle persone che invece di aprire gli occhi e carpire il vero significato di quanto gli è accaduto continuano, a non vivere in quel modo assurdo, cioè quello attuale!

    • è come quando per capire che qualcuno è importante lo devi perdere no? ...

  8. molto bello il racconto Karen...resta il rammarico nel constatare la prigionia dell'uomo, troppo spesso incapace di godersi le cose se non quando si rende conto di stare per perderle...
    forse bisognerebbe davvero vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo :))

  9. Hai colto il segno Karen, la verità è che siamo spesso invisibili gli uni agli altri, soprattutto a coloro che vivono a metà, meccanicamente, nella totale ripetizione di gesti ormai senza emozioni... Quasi come fossero rassegnati, comunque, alla fine di qualcosa, che poi è la fine del loro mondo, quello fatto di vere sensazioni e idee, impulsi, passioni creative...


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