Ti sto ascoltando, non ti sto ascoltando.

Racconti Gianluca Marcucci

Stamattina le trasmissioni nella testa riprendono dopo una intensa e noiosa pausa pubblicitaria.
Una luce accesa.
Una porta chiusa.
La voragine di uno specchio aperto.
Io.
I miei pensieri.
Il mio riflesso.

"Chi sei?"
"Sono una immagine di quello che eri. Una discutibile simmetria proiettata in un altro dove, nello stesso medesimo quando."
"Sei sposato?"
"No, grazie!"
"Allora perchè indossi una fede?"

Controllo toccandola, che la mia mano sia effettivamente priva di anelli, perchè quella che entra per un istante riflessa nel mio campo visivo, non lo è.
"Non è certo mia!"
"Ed a chi apparterrebbe?"
"L'ho rubata ad un cadavere, prima che diventasse un ricordo."

Ad un tratto ho come l'impressione che mi nasconda qualcosa.
"Vorrei guardare oltre la tua schiena. Spostati."

Farebbe normalmente eco il rumore di una risata, ma il suo volto è teso. Non ride. Non sorride.
"Non mi è concesso mostrare il mio mondo senza guardarti negli occhi amico mio ed anche tu cominceresti a sudare allucinogeni, se solo questo fosse lontanamente possibile.
Vuoi guardare oltre la mia schiena? Allora voltati ed io farò altrettanto. Ma potremmo non vedere la stessa cosa.
Mi stai ascoltando?
Non mi stai ascoltando?
Cosa fai ora, prendi addirittura appunti? Fai bene. Scrivere in fondo costa anche meno che rifarsi il naso.
Anche io ho provato a farlo, ma ho abbandonato per ben due volte.
Ora chiudi l'acqua calda, mi stai appannando la vista."

L'atmosfera è tesa e sfilacciata. Ho il ragionevole dubbio che si stia prendendo gioco di me. Parla come in un monologo e le sue affermazioni non sembrano avere propriamente bisogno di un interlocutore.
Sono qui, resto immobile. Come installato di fronte all'immagine in quello specchio che io sarei, e che contestualmente non sento mia.
Lo guardo ed i pensieri passano attraverso una porta girevole.
Si divertono, girano, girano, rigirano, vanno e tornano indietro. Mai completamente fuori, mai veramente dentro.
Potrei farmi capire solo guardandolo negli occhi, eppure le parole continuano a fuggire dalla mia bocca come da un grattacielo in fiamme. Senza ordine, ma con decisione.

"Ti senti solo?"
Mi guarda, poi chiude gli occhi e china lentamente il capo arretrando di un passo.
"Stupido! Ancora non capisci. O forse ti sforzi solo per non capire.
La solitudine è ciò che hai tu ora, più di me, più degli altri. La solitudine è ciò che sei quando nessuno ti ascolta. O peggio quando ad ascoltarti resti tu e l'immagine del tuo ego riflesso.
Non parlare più. Pensa.
Pensa e poi scrivi.
Pensa che la mia vita vale ben oltre quel prezzo che gli hai dato, e che hai insistito di voler pagare. Solo 100 euro da Ikea. Avessi avuto la possibilitá di parlare come oggi. Avrei chiesto sicuramente di più.
Credi sempre che anche la tua vita valga ben oltre quello che puoi immaginare, e forse non esiste nemmeno un valore quantificabile.
Pensa.
Piuttosto vorrei una sedia comoda, potresti metterne anche una in bagno?"

Ironico, stupido, ampolloso riflesso di me stesso.
Se ne avessi voglia oggi scriverei, scriverei davvero, anche solo per il gusto sadico di capire se il contrario di scrivere è 'non scrivere', o 'cancellare'.
Scriverei per fantasticare di poter realizzare finalmente il mio libro. Per non pensare ad altro rovinando l'intonaco del muro con il sudore della mia fronte.

C'è una cronica mancanza di spazio nella mia testa. Faccio un respiro profondo, poi un altro, e mi accorgo che in questo bagno non c'è rimasto più niente da respirare.
Cerco un alibì per congedare il mio illustre ospite. Non ho più niente da dirgli.

"Ti sto ascoltando. Non ti sto ascoltando."
Mentre rifletto sul significato delle consonanti e delle vocali, mi rendo conto di averle fatte cadere.
Sono sparse e rotte sul pavimento.
Mi aveva detto di pensare, ed io ho colpito forte i miei pensieri come si colpisce un vaso che vuoi mandare in frantumi.
Mi aveva detto di scrivere, ed io ho scritto tutto senza pentirmi di averlo fatto.

Esco dopo aver spento la luce e quella finestra scompare. Ora il mondo è una copia speculare che vi si affaccia all'interno, ed io sono un sè capovolto che lo guarda con occhi strani, instupiditi.
La luce è spenta.
La porta ora è chiusa.
La voragine scompare.

"Karen vuoi una tazza di thè? Abbiamo ancora un'ora poi dobbiamo andare..."

Gianluca Marcucci
Gianluca Marcucci
L'anno di nascita è un enigma: Il numero degli sbarcati con Garibaldi, moltiplicato i figli della Lojelo, sottratti gli apostoli, moltiplicato il modello della fiat più venduto nella storia, sottratta la maggiore età, per il numero dei moschettieri, diviso i punti cardinali. Romano di nascita, piemontese di adozione, imprenditore per passione, giornalista per definizione e scrittore per gioco. Dicono che sia un professionista del poker, ma la mia vittoria piu' grande è alta circa un metro, fa qualche capriccio e quando sorride mi trasforma in Peter Pan... http://poker.sportmediaset.it/wpmu/

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