Tu mi riconoscerai

Racconti Karen Lojelo

Non le era mai piaciuto prendere gli ascensori, tutte quelle conversazioni inutili sul tempo, il caldo, le mezze stagioni o peggio ancora quell’imbarazzante silenzio chiuso in un metro quadro aspettando che le porte si aprano nuovamente per tornare liberi di non parlare senza sentirsi a disagio.

Quella donna continuava a dirle che era felice di uscire a fare una passeggiata anche se solo per fare la spesa perché le pesava rimanere in casa tutto il giorno. Margherita si chiedeva che gusto potesse provare ad uscire con quel freddo tagliente, ma continuava a sorridere e ad annuire, dopo di che rispose con una serie di luoghi comuni tipo: ‘certo’ ‘lo capisco’ eccetera.

Finalmente l’ascensore arrivò al piano terra ed  entrambe si salutarono augurandosi una buona giornata. Margherita tirò un sospiro di sollievo e si soffermò a pensare a come la faceva sentire stupida trovarsi a dover dialogare con degli sconosciuti. Non sapeva mai cosa dire e finiva per tirar fuori le solite cose banali che tanto odiava sentir dire agli altri, negli ascensori come sugli autobus, o nei supermercati mentre si fa la fila alla cassa.

Abitava da pochi mesi in quel palazzo. Non conosceva nessuno ma sapeva che quella donna era la sua dirimpettaia. L’aveva incontrata più di una volta uscendo di casa. Non che le interessasse conoscere gli altri. Si crogiolava nella sua solitudine quasi compiacendosene negli ultimi tempi. Le rimaneva difficile trovare argomenti di conversazione anche con le persone che conosceva da tempo ormai e che infatti evitava ormai di frequentare. Iniziò a camminare mentre il vento gelido le sollevava la sciarpa e i capelli rossi quando lo vide, era lì seduto sulla panchina con un libro in mano. Le sorrise, con un sorriso che a lei sembrava aver visto indossare solo a lui in tutta la sua vita. Lui sorrideva sempre così. Poi le diceva ciao e si ritrovavano a parlare come se si conoscessero da sempre. In realtà non sapevano assolutamente nulla l’uno dell’altra, né si facevano mai domande su chi erano o cosa facessero davvero nella vita. Era come se avessero cose molto più importanti di cui parlare. Lui doveva essere l’inquilino del piano di sopra, quello che suonava il piano, doveva essere per forza lui perché quando la sera Margherita si metteva al letto e iniziava a sentire quella musica era lui che le veniva in mente. Lui, l’odore della sua sigaretta e quello sguardo strano e fondo che sembrava sempre così pieno di cose. Riflettendoci era l’unica persona con cui lei avesse voglia di parlare, l’unica persona che non le sembrava estranea pur essendolo e questo la spaventava. Ogni volta che se lo trovava di fronte sentiva quel singolare senso di vuoto alla bocca dello stomaco, quello che fa passare l’appetito e ti stampa un sorriso sulle labbra. Ma lei si sforzava con tutta se stessa di sorridere solo dentro, che lo sapeva che quando i sorrisi escono troppo fuori poi iniziano i guai. Quando si era trasferita si era convinta di aver trovato il nascondiglio perfetto. Era sicura che lì non l’avrebbe trovata nessuno, lei non voleva essere trovata di nuovo, non da qualcuno in particolare, ma dalla vita in generale. Così se ne stava sola, leggeva, scriveva, ascoltava la musica, passeggiava senza dare confidenza, si infilava delle grosse felpe d’inverno per nascondersi meglio ma lui in qualche modo l’aveva ‘vista’ e questo le faceva tremare i polsi.

A volte mentre lui le parlava lei cominciava a pensare a cosa avrebbe voluto dirgli davvero e nella sua mente rimbalzavano queste parole:

In un’altra vita, in un’altra vita ti aspetterò lo giuro, mi nasconderò meglio, mi nasconderò da prima, farò in modo che nessuno mi trovi prima di te. Ti aspetterò con il cuore intatto e tutto intero, passerò il tempo a leggere solo favole per non smettere di credere nei sogni e terrò la vita e le ferite fuori dalla porta. Rimarrò in silenzio, mi troverai tutta intera, senza paure, senza disincanto,  farò in modo di non avere segreti che prima o poi scopriresti, né verità da svelarti, mi sforzerò di riconoscerti prima e non quando ormai è troppo tardi, tu mi riconoscerai. Prima che faccia domani, prima che cali la notte, prima di avere così tanti di ricordi da rischiare di paragonarti al passato. Ma tu prometti che mi cercherai e che farai in fretta perché ho sempre odiato aspettare ed è per questo che adesso che sei arrivato mi sembra così tardi. Mi sembra di aver già fatto così tanti passi falsi e di essere caduta tante di quelle volte da non reggermi più su queste gambe che tremano insieme ai miei polsi quando mi guardi e sorridi e accendi un’altra sigaretta… è troppo tardi adesso, non so come dirtelo, e ti vedo che stai cercando la strada ma io sono troppo lontana per essere trovata, anche da te… so che continuerò a scappare in modo che tu sia sempre almeno un passo dietro di me…

Lui si alzò dalla panchina e le prese la mano. Vieni, andiamo a prendere una tazza di caffè che qui fa freddo lo disse senza darle il tempo di rispondere e così Margherita capì che era sì troppo tardi, troppo tardi per fuggire, si era sbagliata, lui l’aveva già trovata.

(this is not a love story, this is a story about love)

Karen Lojelo

Karen Lojelo
Karen Lojelo

Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di
“Binario 8” una raccolta di poesie (che scrivo da sempre).
Appena uscito il mio nuovo romanzo ‘L’ebbrezza del disincanto’ e a breve un’antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me ‘Riflessi’ e attualmente sono impegnata nell’ultimazione di un nuovo romanzo.
Chi sono io?
Bella domanda…: “io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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25 Commenti

  1. Nascondersi all'amore è utopia, tanto quanto mettersi in cerca dell'amore... perchè è Lui che trova noi... se vuole.
    Strano no?

  2. mi hai fatto venire in mente una poesia di lalla romano.

    "A ricordarci chi siamo
    stanno barriere pareti silenzio:
    per attutire l'amore.

    Come i complici fingono
    tra loro di non conoscersi
    noi ci passiamo accanto
    con spasimo e senza gioia

    Ci trasciniamo come corpi
    mutilati, storpi: adeguati
    ad un mondo diviso

    • molto bella non la conoscevo... ed è così i muri che ci costruiamo servono ad attutire 'l'amore' e la maggior complicità è nel silenzio

  3. ah però... tutta d'un fiato. letta trattenendo il respiro. apnea. meraviglia

  4. andare in cerca dell'amore può portare a farci illudere e ad affrettate conclusioni
    quello vero ci sorprende sempre ...

  5. Per quanto ti nascondi, l'amore ti trova sempre! (ma io sono un'inguaribile romantica!) Ciao Karen amica mia .-)

  6. Sai a volte è molte più interessante parlare con qualcuno senza sapere nulla di quel che c'è dietro...

    o per meglio dire,

    quando non c'è nessun passato da dover giustificare uno è molto più libero e naturale nel parlare...

    ma brava signorina....

    • p.s.Nevrotico a proposito ma tu non facevi parte dello staff??? Ti sono arrivate tutte le mail che stiamo mandando... ???????? Ci vuoi rispondere! ahahahahah dovresti pure darci una mano mi sa qui il lavoro sta aumentando!

      • In effetti sono seppellito di mail e a volte devo approvare i commenti.

        Mi pareva che aver reso on line alcuni racconti e aiutare nei commenti costruttivi per gli altri scrittori fosse già un buon inizio...

        • ma sì dai scherzo lo so che tu collabori... ! 😛 Dicevo solo che non hai risposto alla mail sui vari cambiamenti!!!!!

  7. Karen che bel racconto,mi fa voglia di essere di nuovo giovane e complicata,con tante domande e tanti desideri,è vero l'amore sceglie x te ,arriva spesso quando non ci pensi,oppure ti sei fatta tanti problemi,da pensare che proprio vorresti fuggire da tutto e tutti,che bello ,mi piace come scrivi (se permetti) un abbraccio

  8. Bellissimo questo racconto... bellissimo.

  9. Quando i progetti e i pensieri si sovrappongono lasciando aperti labirinti che solo la realtà in un modo o nell'altro riesce a chiudere.Bel racconto complimenti.

  10. L'amore è così. Quando lo trovi vorresti averlo aspettato con animo puro e cuore sereno. E invece, spesso, capita che ci siamo riempiti di tanti piccoli amori inutili che ci fanno perdere il più grande.
    Bravissima.

  11. Sfuggire l'amore perchè vorremmo essere puri, non contaminati dalle angosce delle domande senza risposte...ma l'amore c'insegue, sempre, non possiamo evitarlo, in fondo è l'unica ragione di vita...

    • e poi pare che più si scappi dalle cose più quelle ti raggiungano sempre... grazie Jeanpaul 🙂


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