Tutti i nostri se

Racconti Karen Lojelo

Luigi aprì la porta dell’ascensore e sentì l’aroma del caffè che invadeva la tromba delle scale, sempre lo stesso, sempre quello da che riusciva a ricordare, da quando sua madre al mattino lo chiamava per andare a scuola e lui lo sentiva arrivare dalla cucina lungo il corridoio, poi si affacciava stropicciando gli occhi e sua madre era lì con la sua vestaglia rosa che gli versava il latte nella tazza.

Chissà, se lei non fosse morta le cose per lui sarebbero andate diversamente. Se quella mattina di ottobre avesse preso l’autobus in orario non avrebbe mai conosciuto Francesca e forse si sarebbe laureato alla Bocconi come aveva deciso e avrebbe conosciuto la ragazza con gli occhiali che scendeva ogni giorno davanti all’università mentre lui proseguiva verso il lavoro. Quella stessa ragazza che la stessa mattina  avrebbe incontrato alla stazione di polizia mentre cercava di sporgere denuncia per il furto dell’auto che lui ancora non sapeva gli fosse stata rubata quella stessa notte.

Chiara si allacciava le scarpe per andare in palestra e sentì dalla finestra entrare improvvisamente un forte odore di lavanda. Lo stesso profumo che proveniva dagli armadi della nonna nella casa di campagna quando era piccola. Erano anni che non lo sentiva più e si chiese cosa sarebbe successo se quel pomeriggio di giugno quando sua madre la caricò in macchina per scappare via e portarla in un'altra città lei gli avesse detto che voleva restare lì con i nonni, che non era d’accordo. Forse sua madre ci avrebbe ripensato. Invece sua madre con gli occhi gonfi di lacrime le aveva detto io devo andare via amore mio… vuoi venire con me? Non potrei vivere senza di te. E lei senza capire cosa stesse succedendo aveva fatto sì con la testa e le aveva solo detto va bene mamma.

Forse sarebbe rimasta tutta la vita in quel paesino sperduto della toscana e avrebbe sposato il figlio del panettiere, il ragazzino con gli occhi verdi che la spiava quando tornava da scuola. Ma Chiara non sapeva che quel ragazzino era diventato un uomo ed era andato via anche lui, e quella stessa mattina lo avrebbe incontrato sulla via di casa davanti al nuovo supermercato appena aperto.

Il signor Fanelli attraversava la strada a fatica stando bene attento che non arrivasse nessuna macchina quando vide la vecchia 500 rossa e sorrise tra sé ripensando a quanto erano stati felici lui e sua moglie su quella macchina. Due mesi prima per andare dal medico aveva deciso di girare a sinistra a fare il giro più lungo. Se avesse girato a destra probabilmente sarebbe stato investito, la stessa 500 rossa arrivava a tutta velocità proprio nel momento in cui lui avrebbe attraversato la strada. E la stessa cosa era successa la scorsa primavera, quando, per andare al cimitero  a trovare la moglie, si era fermato a raccogliere una monetina da terra attraversando quindi con qualche secondo di ritardo. Ma quella mattina non sapeva che quella macchina sarebbe tornata indietro perché il conducente  avrebbe avuto dei sensi di colpa proprio nel momento in cui il signor Fanelli rientrava a casa dopo aver fatto la spesa. Avrebbe potuto evitarla ancora decidendo di fare il giro più lungo ma quel giorno avrebbe avuto delle borse troppo pesanti per decidere a favore del tragitto meno breve.

Riccardo aveva solo quindici anni e pochi ricordi e pochi se sulle spalle, ma in quel momento la sua attenzione fu attirata da suo padre con una donna davanti alla stazione di polizia, lei camminando era inciampata e lui cercando di aiutarla a rialzarsi con gli occhi illuminati da un sorriso le stava dicendo noi ci conosciamo mentre a pochi passi la ragazza del piano di sopra correva incontro al panettiere chiamandolo per nome. Riccardo fu come rapito da quella serie di abbracci che sapevano di ritorni dopo lunghi addii quando sentì una brusca frenata e vide il suo dirimpettaio cadere a terra. L’uomo davanti la stazione di polizia riconobbe la sua macchina nella vettura che aveva appena investito l’uomo a terra. Il signor Fanelli prima di chiudere gli occhi per sempre pensò che se non avesse mai venduto la sua 500 al vicino di casa dopo la morte della moglie probabilmente sarebbe stato ancora vivo e Chiara stringendo la mano del suo vecchio amico pensò che la sera prima quando aveva notato la vecchia 500 con il finestrino aperto se avesse citofonato al portiere per avvisarlo forse a quell’ora sarebbe stato ancora vivo.

Riccardo pensò che se quella mattina fosse andato a scuola non avrebbe mai visto suo padre sorridere ad un’altra donna e la sua macchina investire il portiere e soprattutto la ragazza dei suoi sogni stringere la mano ad un altro. Chiara si girò di scatto e lo guardò in un modo che lui non avrebbe mai dimenticato. Forse se non lo avesse guardato in quel modo la sua vita sarebbe andata poi in un modo completamente diverso. Forse.

Karen Lojelo

Karen Lojelo
Karen Lojelo

Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di
“Binario 8” una raccolta di poesie (che scrivo da sempre).
Appena uscito il mio nuovo romanzo ‘L’ebbrezza del disincanto’ e a breve un’antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me ‘Riflessi’ e attualmente sono impegnata nell’ultimazione di un nuovo romanzo.
Chi sono io?
Bella domanda…: “io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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18 Commenti

  1. Certe domande me le pongo anche io ma poi mi rispondo che .....durante il percorso dela nostra vita, siamo continuamente travolti dal caso o dal destino ... chi lo sa! ... in ogni caso le cose vanno come devono andare!
    e se sono procedute in tal modo, probabilmente è così che doveva essere. bel racconto grazie

  2. Un racconto bellissimo dove solo alla fine tutto trova un senso... se vogliamo trovare un senso. Molto bello.

  3. righe che toccano il cuore di una persona che ha coltivato talmente tanti "se" che non è capace di ritrovare la prima svolta nella vita. Mi piace. Grazie Karen.

  4. "Se" e "Forse"... uno scontro titanico. Io sono Luigi, sono Chiara , sono Riccardoi: è questa la forza del tuo bellissimo racconto.
    Sandro

  5. mi piace l'idea di tante finestre, tante storie... mi piace questa onniscienza del narratore... e tutti questi se collegati.
    E poi questo racconto mette in atto qualcosa dentro, ti fa pensare, ragionare, aprire il cuore. Crea consapevolezza direi.

    • diciamo che ho fatto una serie di ipotesi verosimili... a volte la vita sembra proprio vada così... 🙂

  6. Che bello amica mia! Mi ha ricordato un po' l'atmosfera del film "Mignon è partita" di Francesca Archibugi, non so se l'hai visto... ad ogni modo la vita è tutta una questione di se e le storie che potrebbero intrecciarsi tra una scelta e l'altra sono infinite quanto le realtà della quantistica!!! Un abbraccio***

    • si Sara è vero.... però se cominciamo coi se e le realtà quantistiche non ne usciamo più.... ahahhaha

        • è sì che lo è... a me a proposito di fisica quantistica piace pensare che sia vera la 'teoria di molti mondi' secondo la quale potrebbero esistere tutta una serie di dimensioni parallele in cui abbiamo fatto altre scelte e viviamo in un modo completamente diverso... non che vorrei essere altrove, ma la trovo affascinante! Comunque 'Mignon è partita' mi sa che l'ho visto molti anni fa e non lo ricordo affatto dovrei rivederlo...grazie Sara 🙂

  7. bel racconto Karen...ma se uno si ferma a pensare a tutti i se della prorpia vita ci sarebbe da diventare pazzi
    Forse è meglio brindare alle cose non fatte, o alle decisioni improvvise, che ci hanno portato a qualcosa di buono...:)

    • ma sì meglio brindare anche alle occasioni perse che magari hanno lasciato spazio a qualcosa di meglio 😉 grazie Manuel

  8. Ci sono casi e casi nelle vicende della vita: quelli in cui si può fare una scelta e altri che capitano inevitabilmente.
    Ho smesso con i se e i forse da molto tempo e vivo proiettata nel futuro come se la mia vita fosse eterna.
    Il tuo bel racconto mi ha fatto ricordare il tempo in cui mi ponevo quei dubbi esistenziali e ti dico che ora vivo meglio.
    Complimenti!


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