Quando la terra tremò
sul quel colle vicino al paese
uno crepa profonda si aprì,
e da quella ferita
durante la notte un sogno ne uscì.

Aveva fattezze come di fata,
volava leggero che pareva farfalla
veloce sui prati cercava rifugio
presso un animo nobile e puro.

E vide un uomo che pareva dormire
e la sua attenzione richiamò.
Il sogno discese veloce
e nella sua mente rifugio trovò.

Così l’uomo sognò.

Sognò della sua amata,
su quella spiaggia,
dove la luce dell’alba
illuminando i loro desideri
proiettava nei cuori sogni condivisi
mentre mano nella mano
nasceva un nuovo giorno d’amore.

Sognò di una festa,
con tanta gente presente,
sognò il suo matrimonio.
Un giorno felice,
e la promessa di un bene reciproco,
tanti sorrisi e baci.

Seguirono altri giorni lucenti;
i sogni di un uomo
non sono complicati
quando è presente l'amore.
E in quei giorni sereni,
il sogno vide l'uomo
e l'uomo rivide se stesso,
giocava con i suoi piccoli,
mentre lei guardandolo,
lo inorgogliva e così si pavoneggiava.

Il sogno continuò il viaggio
in quella mente, colma di ricordi,
di un uomo dormiente,
e mentre esplorava
quel mondo nascosto
ritrovò una stanza.

E volava quel sogno
alto appena sotto il soffitto di quella stanza
e da lì guardando sotto di lui
vide la sua amata sdraiata in un letto.

Tubicini e macchine con luci e suoni,
mentre quell'uomo le teneva la mano.
E fu come se
l'accompagnasse
in quegl'ultimi passi
di un cammino intrapreso anni,
o forse secoli prima.

Così lei se ne andò
tanto tempo prima
e quell'uomo è ormai solo,
ed appare più maturo.

I giorni si succedettero
lunghi e solitari
ed il sogno continuò
seguendo i suoi figli
ed i figli dei suoi figli.
Bambini allegri che con la loro energia
mettevano a soqquadro
la sua piccola dimora.

La terra tremando
aveva provocato il crollo
della piccola casa.
E una trave ora bloccava quell'uomo sognante
che debolmente tentava di liberarsi
ma le forze ormai lo abbandonavano
e lentamente la sua fine arrivò.

Il sogno lasciò il suo corpo
portando con sé i ricordi ritrovati
Fece ritorno in quella crepa
per non tornare mai più.

Sul viso dell'uomo
restò solo una smorfia
quasi un sorriso
poi abbandonò quella vita terrena
per tornare su quella spiaggia
e da lì ancora osservare
un’alba senza fine,
con la mano nella mano
del suo eterno amore.

Stefano Crifò
Stefano Crifò

Secondo il Calendario Gregoriano,
nacqui il primo giorno del IX mese dell’anno MCMLXIV.
Mi piace scrivere dall’età adolescenziale, ma solo da poco ho imparato a condividere questo sentimento.
“La poesia è indispensabile… ma vorrei sapere perché.”
(Jean Cocteau)

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