Una sera d'autunno

Racconti Marisa Amadio

Le dicevano che il tempo avrebbe sistemato ogni cosa, che le scelte che aveva fatto doveva portarle sulle sue spalle, unicamente sulle sue, che non avrebbe dovuto pretendere nulla da nessuno e tutto questo la faceva sentire sola, disperatamente sola. Sentiva la vita fermarsi, il cuore continuava a battere per le misteriose ragioni della natura. Un peso le opprimeva il petto e in quei giorni sentiva la voglia di piangere e cospargersi il capo di terra, quella terra che l’aveva generata e lasciata sola ad un destino severo. Lei stringeva i pugni con la voglia folle di scaricare la rabbia che la bruciava dentro, sentiva il tempo scorrere e percepiva appena i cambiamenti. Non credeva realmente che esso fosse quel dottore che le avevano descritto perché il suo cuore continuava a sanguinare.

Tornerà l’autunno, diceva a se stessa, tornerà la calma della terra e il suo sonno, ed io vivrò raggomitolata nel mio bozzolo senza pensare più a nulla. Ecco, diceva, non voglio pensare, non voglio respirare e tratteneva il fiato finché le labbra diventavano bluastre, con gli occhi chiusi, stretti e solcati da mille rughe sottili, poi si arrendeva e i lineamenti si distendevano e un profondo sospiro le rendeva il naturale colore. Che soffrisse ancora solo lei lo sapeva, a volte appariva serena, altre le si leggeva sul volto il tormento interiore che la teneva prigioniera. Non si compiangeva, sapeva che non avrebbe avuto parole di conforto da chi doveva offrirgliele. Non si guardava intorno, lo percepiva il dolore degli altri, non aveva bisogno d’incrociare i loro sguardi.

Tornò l’autunno, solo i suoi colori e i suoi profumi ancora la facevano rabbrividire e la commuovevano. Per il resto non provava più sentimenti, si sentiva svuotata. Se ne andava sola in compagnia di se stessa e della sua ombra per una deserta via qualsiasi di una giornata qualunque, senza sogni e senza rimpianti, aveva azzerato tutto. In una mano stringeva una scatola piena di piccoli confetti che per un po’ di tempo le avevano fatto compagnia. Si sedette sul gradino più alto dei tre dell’ultima casa in fondo alla strada, uno ad uno raccolse quei piccoli bottoni dello stesso colore nella gonna, le servivano entrambe le mani, anche se intirizzite dal freddo, per toglierli dalla confezione che li custodiva.

Finalmente l’autunno! La temperatura si era abbassata soprattutto la sera, ed ora era sera, mentre lei aveva quasi terminato di svuotare la scatola. Prese dalla borsa una bottiglia, l’aveva appena comperata al minimarket, una bottiglia qualsiasi di un alcolico qualsiasi, svitò il tappo e senza indugio ne ingurgitò alcuni sorsi, piegò la bocca in una smorfia di disgusto, poi raccolse un po’ alla volta i confetti, se li mise in bocca e giù altre sorsate finché la gonna fu vuota.

Che meraviglia i tramonti d’autunno, le toglievano il respiro quei colori struggenti che impercettibilmente si abbandonavano alle tenebre. Finì il contenuto della bottiglia con calma, a piccoli sorsi, non sentiva più nemmeno il suo sapore sgradevole mentre osservava il viola delle nubi che sfumava nel cielo della sera.

Ora il buio aveva avvolto tutto, la mano lasciò la bottiglia che rumorosa rotolò giù dai gradini e il silenzio avvolse quel piccolo pezzo di mondo che così si spense.

Marisa Amadio
Marisa Amadio

“…siamo tutti contenitori attraverso cui passano le identità: siamo lineamenti, gesti, abitudini in prestito che poi trasmettiamo non c’è niente che sia nostro.
Esordiamo nel mondo come anagrammi di chi ci ha preceduto…”
Maggie O’Farrell

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7 Commenti

  1. Benvenuta Marisa. Sono davvero felice di leggerti anche qui su wordshelter...

  2. Ciao Mariella, grazie è un grande piacere per me!

  3. Complimenti, lo avevo già letto ma a una rilettura, lo trovo anche più efficace!!!

  4. Grazie Pierluigi.

  5. Chi nei momenti di difficoltà non ha pensato di mettere un punto anticipato? Chi non ha invocato che il cielo cadesse sulla sua testa? Chi chiudendo gli occhi la sera non ha aspirato almeno una volta di non riaprirli più? Ma sono solo pensieri... più o meno fugaci e per fortuna. PErò a volte succede che a volte qualcosa accade che spezza qualcosa in noi e non ci permette di andare oltre... non se ne ha voglia di vivere. E si è già morti ancor prima di ingoiare le pillole.... lei ha scelto il momento che preferiva... l'autunno e insieme alle foglie cadeva anche il suo ultimo respiro a terra... Bello Marisa e ancora benvenuta

  6. Grazie Karen, è un piacere essere qui!!


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