Una sera di maggio

Racconti Karen Lojelo

Diego girava e rigirava le chiavi della macchina tra il pollice e l’indice della mano destra come chi vuole prendere e andare in qualche posto ma aspetta da sempre il momento giusto. Gli aveva fatto un po’ male in tutti quegli anni quella sensazione tornando a casa la sera di non avere nessuno che stava ad aspettarlo. Ma lo aveva voluto lui e ci aveva fatto l’abitudine in un certo senso. Lei non lo aveva più cercato. Le aveva detto che non avrebbe voluto mai nessuno nella sua vita a dirgli cosa fosse gusto. Ma quello che non le aveva mai detto era che lei se la immaginava girare per casa e lasciare i suoi vestiti in giro e questa  visione non lo infastidiva affatto, che in fondo loro erano uguali e che lei, l’aveva desiderata tanto. La primavera era ormai alle porte e si ricordava quella sera di maggio che l’aveva aspettata sotto la pioggia e avevano parlato di niente, dicendosi tutto.

Poi il tempo era passato beffardo e incurante dei suoi ripensamenti e la vita aveva preso una strada molto diversa per Veronica,  in cui c’erano stati calzini per terra da raccogliere anche se non erano stati quelli di Diego. Veronica usciva a camminare appena c’era un po’ di vento, lei aveva sempre creduto che il vento portasse con sé le cose che si aspettano. Anche se credeva di non aspettare più quel maggio andato, forse le mancava il coraggio di sperarlo, ma maggio ogni anno arrivava lo stesso anche se il profumo le sembrava diverso.

La signora Maria affacciata alla finestra la guardava camminare e le ricordava il passo che aveva avuto lei tanti anni prima, quel passo indeciso di chi vorrebbe cambiare direzione.

Luigi giocava sempre a pallone nel cortile e sognava un futuro raggiante lontano da quei palazzi coperti sempre dall’ombra, dove il sole faticava ad entrare, salutava Veronica con la mano e fermava la palla con il tallone finché lei non spariva dietro l’angolo.

Il signor Lorenzo aveva un nome che si addiceva ad un ragazzo e non ai suoi settant’anni,  infatti lui era rimasto ai suoi vent’anni e parlava sempre di quando avrebbe potuto diventare un cantante famoso e invece era finito a cantare stornelli romani nei ristoranti per i turisti.

Maddalena correva veloce per attraversare il cortile, i suoi sedici anni andavano di fretta e sembrava che lei lo sapesse e così correva sempre per non perderne nemmeno un istante.

Marco sulla sua vespa cinquanta suonava forte il clacson per farle fare più in fretta che voleva baciarla presto e per tutto il pomeriggio.

All’improvviso la vecchia renault quattro gialla frenò davanti a lei sul ciglio della strada, Veronica rimase bloccata sotto al lampione all’angolo tra il marciapiede il secchione della spazzatura,  Diego da dentro la macchina  aprì lo sportello del passeggero fissandola dritto negli occhi senza dire nulla. Lei salì e si guardarono in silenzio con quel languore che appartiene solo agli amanti. Lui la guardava come si guarda solo chi sai che non potrai mai avere del tutto e forse proprio per questo desideri più di ogni altra cosa al mondo.

Lei teneva le mani sulle ginocchia per controllare che non le tremassero troppo e lo guardava stupita come si fosse svegliata dentro un sogno all’improvviso e tendendo lo sguardo fermo su di lui richiuse lo sportello.

Diego spinse sull’acceleratore come chi ha deciso di portarti via per sempre anche se per sempre non sarebbe stato.

La signora Maria accese la luce in cucina che il tramonto si avvicinava e rimase a guardare il cielo dal suo appartamento con un sorriso liberatorio e complice di un segreto.

Luigi si mise il pallone sotto al braccio e si incamminò verso il prato della villa del quartiere, dove batteva sempre il sole.

Il signor Lorenzo seduto sulla sua sedia di plastica intrecciata, sul ciglio della strada, tirò fuori la sua chitarra e iniziò a cantare e chiudendo gli occhi immaginò di avere uno stadio  pieno di gente che lo ascoltava.

Maddalena strinse le braccia intorno ai fianchi di Marco e prima che lui mettesse in moto gli chiese di non correre, che voleva viverlo piano quel pomeriggio di primavera in modo da poterlo ricordare meglio e per la vita intera.

Diego prese una curva a cento all’ora e si fermò in mezzo a un bosco, deciso a toglierle dalle labbra tutto quel rossetto, mentre Veronica lo stringeva stretto e lo baciava tutto, senza nessun rimorso, era sparito ogni senso di colpa, niente aveva più importanza, che lo aveva aspettato troppo quel momento. E tra un bacio e l’altro ogni sguardo fermo era un punto di domanda che non voleva alcuna risposta. Mentre il vento soffiava fresco dal finestrino aperto e finalmente lui  le entrava dentro, pelle, respiri e lacrime si mischiavano in silenzio, stringendo i pugni per non far passare il tempo.

Intanto il signor Lorenzo apriva gli occhi suonando l’ultima nota di un vecchio pezzo dimenticato che parlava di un amore nero mentre il sole spariva dietro il palazzone e Maddalena scesa dalla vespa correva di nuovo svelta per arrivare a casa in tempo per la cena; anche Marco se ne andava per quella sera. La signora Maria buttava  la pasta aspettando di veder sbucare Luigi da dietro l’angolo.

E quando il sole sparì del tutto dietro l’orizzonte Veronica chiuse gli occhi affondando la sua fronte sul collo di lui che respirava forte.

Karen Lojelo

httpv://www.youtube.com/watch?v=2g4Ya5hoxy0

Alessandro Mannarino - Il ballo dell'amore nero

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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13 Commenti

  1. Certe canzoni sono "una vita intera" -

  2. ma quanto ti piace sto Mannarino??? A me tanto e bada bene... lo seguo da quando ancora nessuno sapeva di lui.... scherzo... chissà se ci riusciremo ad andare insieme al suo concerto... un aparentesi nostra come quella meravigliosa che hai donato a tutti i protagonisti di questa storia... tutti meriteremmo l'attimo che lascia fuori il resto come quello fra Veronica e Diego.

    • diciamo che oggi ho ricevuto il cofanetto con i suoi due cd e mi hanno ispirato non poco a scrivere questo racconto... sì spero proprio che ci andremo! grazie Mary 🙂

  3. qui in America piove e io sto coccolando la canzone che hai allegato al tuo racconto di questa giornata italiana.Profuma tutto dell'Italia che mi manca.Quella coi sentimenti veri. Grazie.

    • grazie a te Laura..in effetti in questo racconto in particolare ho pensato davvero all'Italia,a uno di quei classici quartieri di periferia dove tutto scorre attraverso le persiane delle finestre sempre socchiuse a spiare la vita degli altri, il classico condominio dove si conoscono tutti... 🙂

  4. Cofanetti di Mannarino...

    eh...i miei 847 anni di differenza con la gioventù attuale mi portano lontano.

    A maggio succedono sempre un sacco di cose, come nel tuo racconto, miss K...

  5. Ahh le margherite...
    Karen, che meraviglia questa sera di maggio, emozionante... commovente.
    Grazie 🙂


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