Una vita sul tassì

Recensioni Noria Nalli

Una bellissima Sylva Koscina, che fuma nervosamente, seduta sul sedile posteriore di un'auto pubblica; i nomignoli scherzosi con cui i tassisti di Torino si chiamavano tra di loro; il bagagliaio della macchina di un collega, riempito per scherzo di sacchi di foglie secche, il fascino misterioso e un po' mascolino della prima autista donna; una corsa avventurosa insieme a Renato Zero per sfuggire all'assalto dei fan;  l'arrivo dei primi ed enormi cellulari.

Immagini evocative, emozionanti, a tratti malinconiche altre volte scherzose, che l'ex tassista torinese, Ercole Bassi, offre ai suoi concittadini nel breve libro autobiografico "Trent'anni di piazza" (Canova edizioni).

"Ho fatto questo mestiere dal 1975 al 2005.  Ho iniziato giovanissimo,  coronando un sogno infantile.  Anche mio padre faceva il tassista e spesso mi intrufolavo di nascosto nella sua auto. I colleghi mi avevano soprannominato Gipo, come Farassino, per la mia passione per le poesie in piemontese. Negli ultimi tempi mi chiamavano invece Macario".

Ercole, 58 anni, nato a Torino, da genitori  piemontesi, sembra veramente uno dei personaggi poetici  e stralunati delle commedie del  famoso attore. "Sono sempre stato molto timido, ma con una vera passione per il teatro - spiega il tassista  -  Trascorrevo i tempi morti fra una corsa e l’altra, ad imparare poesie dialettali o monologhi umoristici. Molti anni dopo ho invece iniziato a scrivere storie ed esperienze del mio lavoro e poco per volta ha preso corpo l’idea di un libro.

Alcuni episodi sono accaduti a me, altri mi sono stati raccontati".  Toccanti sono i brani dedicati all'incontro con l'attore torinese Carlo Campanini e con il fratello di Fred Buscaglione. Ricordi  legati alla Torino del passato, come i capitoli  in cui le auto pubbliche erano verdi o nere, per poi diventare gialle ed infine bianche.  Poco per volta i  taxi di Ercole e colleghi diventano climatizzati, risolvendo il problema dei vetri appannati nei freddi  inverni cittadini e delle lunghe soste nei posteggi pubblici assolati, durante l'estate, conoscono l'introduzione del divieto di fumare e si uniscono in cooperative, rispondendo alle chiamate di due sole centrali operative quelle del  5730 e del 5737.

“Il periodo a cui sono più legato è quello della Torino olimpica, al fermento che agitò la città negli anni immediatamente precedenti al 2006.Ricordo il fervore dei  cantieri, l’arrivo della metropolitana e di moltissimi visitatori e clienti del taxi da svariate nazioni”. Dopo i ricordi della grande trasformazione edilizia ed urbanistica , il libro  si chiude con un' affettuosa celebrazione del  lavoro del tassista “che gode di una libertà che nessun altra occupazione possiede”.

Ercole comunque non ha troppi rimpianti, è un giovane e felice pensionato, che ha fondato una compagnia di teatro dialettale e si “toglie lo sfizio” di partecipare a selezioni e casting in giro per  l’Italia.

Così continua la favola del tassista “Macario”.

Noria Nalli
Noria Nalli
Sono una giornalista free lance e amo raccontare storie...... Dopo una lunga esperienza di ricovero, ho iniziato a scrivere brevi ritratti di corsia per La Stampa di Torino,

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2 Commenti

  1. La favola del Tassista Macario è molto divertente e poetica! E vera. Sì, Noria, come ci dicevi, anche noi abbiamo incontrato scrittori non di mestiere, eppure bravi: maestre, professori, immpiegati, medici ma anche ragionieri, collaboratrici domestiche, responsabili credito, librai...

    • si 🙂 sarebbe bello poter conoscere un po' di queste pagine, poco conosciute, ma sicuramente emozionanti!


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