Uno scolapasta per elmetto, uno strofinaccio per mantello ed una spada di cartone.

Il cuore ha un’armatura.

Di carta.

Uno scolapasta per elmetto, uno strofinaccio per mantello ed una spada di cartone.

Come quei bambini che giocano nel giardino della tua infanzia.

Quelli che se chiudi gli occhi li vedi, correre in calzoncini corti ed una maglietta a righe blu e rossa, con le ginocchia sporche di erba e di felicità e dietro di loro una giornata che finisce, ma che è rimasta eterna dentro di te perché tutti abbiamo una giornata che somiglia alla felicità.

Il cuore si difende così, armato di niente.

E non è vero, che è a sinistra, a volte lascia una controfigura a battere per rassicurare i medici e invece non c’è più, l’hai perso da qualche parte, mezzo sepolto dalla vita, oppure lo ritrovi in una vecchia tasca dimenticata insieme a cinque euro.

Il cuore è appeso al sole su un filo sottile insieme agli altri panni, esposto al vento, al buio della notte, solo in mezzo alle parole che non voleva sentire, oppure guida come un pazzo in autostrada e canta, certi giorni canta, leggero, mosso dall’allegria delle piccole cose, della speranza che è la sua più brutta malattia e più bella gioia.

Il cuore lo puoi anche regalare, e a volte ritrova la strada di casa solo dopo anni.

Suona il campanello e dice “Ciao sono tornato”.

E tu quasi ti commuovi, per la riacquistata indipendenza, e non gli fai domande perché sai benissimo dove è stato, e ci è stato per troppo tempo, sempre un giorno in più, gli prepari il pranzo e lo guardi mangiare. Ti metti accanto a lui, seduto storto sulla sedia e con il mento appoggiato alla mano,  e conosci già la storia. E gli vorresti chiedere le cose che ha visto, di raccontarti che era un pensiero nelle sue giornate.  Lo riconosci appena.

 

Il cuore è una @, tu sei il centro ed io tutto intorno.

E le mie parole che non sono mai quelle giuste, e tu che non riesci a vedere, perché a te non si può spiegare che meglio tardi che mai, non esiste, tardi è tardi punto e basta, che ci sono persone destinate a non incontrarsi mai, forse, ma di sicuro ci sono persone destinate a non lasciarsi mai.

A tenere in tasca il cuore dell’altro. Ad essere chiamate di notte a prendersi le botte, e poi a fermare l’altro stringendolo forte perché si può aspettare l’alba di un giorno nuovo, con il labbro gonfio e le mani doloranti, che la pioggia sottile non è sempre tristezza, a volte è un cuore lavaggio.

 

E come si fa a chiederne la restituzione, non c’è un ufficio reclami, non c’è un call center con laureate annoiate che inoltrano la pratica, c’è solo quell’ultimo pezzo di torta rimasto in frigo ad aspettare te, ci sono parole scritte con il dito sulle superfici della vita che uno poi cancella come se gli altri potessero leggere, gli altri no, ma tu si, tu puoi leggere.

 

Come si fa a spiegare le ore passate, le parole non dette, le volte che avrei voluto e non potevo, come si fa a non capire che quando parlavi con il cuore in mano era mio il cuore che stringevi.

Le volte che si è seduto accanto a te senza parole, le volte che la mente lo ha zittito e punito raccontandogli altre verità, le volte che ha tirato fuori l’ultima Malboro e se l’è fumata appoggiata ad un muretto, guardandoti vivere la tua vita da lontano, perché lontano l’hai messo, le volte che è rimasto di nascosto a guardarti dormire, che camminava da solo sotto il tuo stesso cielo, e si girava a vederti in ogni angolo.

E scopri che quei bambini con la maglia a strisce blu e rosse ancora corrono in una giornata felice con le ginocchia sporche di erba e felicità, e che un pezzo di te se ne va in giro per il mondo, e sono pezzi di te ovunque, che hai lasciato nei giorni della vita, nella telefonata di un amico, nell’asfalto della tua città, nel momento in cui sei sott’acqua e apri gli occhi e quando riemergi la luce e la vita di riporta indietro  o avanti nel tempo.

 

A volte sei tu quel bambino che corre felice nel giardino che conosco solo io.

A volte sono io con le ginocchia sbucciate e i capelli sciolti e disordinati.

A volte siamo noi due, sott’acqua ad occhi aperti.

 E il mio cuore ti guarda e ti parla, ogni giorno, vieni a giocare con me, sull'altalena fatta di pneumatico appesa ad un albero come noi, vieni a giocare con me, nelle piccole sere di maggio, vieni come me a bere l'acqua della fonte, a riprendere le biciclette, a raccogliere le more, vieni ti dice, vieni....lascia tutto, lascia la macchina in mezzo alla strada, butta le carte, vieni a vedere i sentieri segreti, vieni a giocare con la spada di cartone. Che non può fare male.

Il cuore non finisce mai la sua poesia, lascia l’ultimo rigo per te, un foglio sulla scrivania, perché tu possa sognare, perché non la sa davvero finire l’ultima frase, perché ha paura di farti male, o che se si aggrappa troppo di non farti bene, non conosce la strada, non ha una graduatoria.

 

Ti fa chiudere gli occhi e ti mette un pezzo di ghiaccio in mano, ecco questo è l’azzurro ti dice..

Ti fa chiudere gli occhi e ti mette una pietra bollente in mano, ecco questo è il rosso ti dice..

Ti spiega i colori così, ti racconta le favole più strane, non dice mai le parole giuste, non pensa, si arrabbia, si addormenta esausto accanto a te. Come me, con la spada di cartone, lo strofinaccio per mantello e lo scolapasta per elmetto appoggiati in ordine sparso sul pavimento.

 

elllerre
Sono fatta di farina e del profumo delle arance, di un milione di parole lasciate al sole e di nuvole calpestate. Sono fatta di pugni chiusi e di strade strette e in salita. Sono fatta di un fiume di città, di vento e di sorrisi aperti. Sono fatta di pensieri. Sono fatta di pancia.

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4 Commenti

  1. Sei molto malinconica sai...

    l'ordine sparso forse è l'unica soluzione per spiegare questo tuo notevole senso di sconforto interiore...

    complimenti.

  2. qui sottolineerei quasi tutte le frasi... faccio così sui libri quando mi piacciono gli incastri delle parole...brava Lory

  3. Malinconico e bello. Forse bisognerebbe davvero tornare ad essere bambini, anche nei sentimenti.
    Ciao.

  4. Sai toccare tutte le corde:della memoria,del tempo, dei ricordi, del cuore, dell'anima. E io non posso fare altro che sentire il sapore delle lacrime che rigano il volto. Nient'altro.


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