Vacanze brevi:

La gola bruciava superficiale, le ultime zanzare andavano a morire oltre una cortina di soffusi veleni.

Ho visto un grosso pesce, ottanta chili dicevano, pescato là, proprio nel mezzo del mare, lontano dai compatrioti, non troppo vicino alle orecchie degli Slavi, lo stavano macellando su un lavabo pubblico, dinanzi lo sguardo attento dei curiosi.
Provai ad avvicinarmi, vidi lo sforzo del braccio teso terminare con una lama e la mano strappare serpenti dal ventre spalancato, borchie aguzze sul dorso e il silenzio del tonno non era diverso ora, da che si perdeva nei flutti, per poi stramazzare con disperata, violenta agonia sul legno del peschereccio.
Due secchi non erano sufficienti a raccogliere tutta quella carne, sentivo la fame mordere sulle pareti irrigidite dello stomaco.

Le onde si presentarono come un ricordo d’infanzia abbruttita, a fatica si facevano largo sulla superficie e per il vento che alitava autunno dai monti e invertiva la direzione usuale delle correnti, e per un viscido tappeto verde che insozzava l’anima riempiendo gli occhi di lacrime aride, screpolate di catastrofi venture, una palude che ristagnava l’umanità al ruolo di condannata fra le braccia stanche di una lenta, dolorosa eutanasia, fortemente voluta.

Il fiume di gente scorreva lento, fra i colori delle bancarelle e un senso di festa rovinata, la gravità del vuoto delle mie false promesse a un nero, al quale giurai di tornare per acquistare la sua penosa scultura di tronco, una madre a seno scoperto che sollevava in aria il suo frutto per qualche rito di fertilità e abbondanza futura, il suo prodotto artistico, di fame, notti buie di terrore, diffidenza, passione, occhi grandi, come due lampadine accese nell’oscurità della sua pelle declassata, la fortuna deviata da un semplice caso di comparsa e scomparsa nel mondo. Mi sta ancora aspettando.

Nuoto senza emettere suoni, sfioro le reti, quieto, in attesa di un dolore tanto simile al cambiamento delle cose -

Marco Gasperini
Non sono io, scimmia ammaestrata, il solito disperato buffone, spirito invernale sconfitto dall’enigmatica primavera del cuore in codice -Se la notte incombe, dammi l’illusione di un puerile mattino.

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