IVG o RU486 Libertà di scelta

Articoli Maria Musitano

Oggi voglio parlare di libertà di scelta. La libertà che una donna deve avere quando si trova costretta a dover scegliere. Costretta a dover scegliere non quali scarpe mettere la mattina e nemmeno quale rossetto le si addice di più con lo smalto che rende scintillanti le sue mani di fata. Non parlo di scegliere cosa deve preparare per cena, magari cercando di guadagnare tempo che dedica ai figli, al suo compagno o al lavoro. Sto parlando di una scelta che in ogni caso è dolorosa e ragionata e che difficilmente lascia la donna insensibile di fronte a quello che non dovrebbe essere un problema e a volte lo è. Sto parlando del diritto all’aborto. E con questo immagino che molti di voi già stanno storcendo il naso, uomini o donne che siano. In fondo siamo in un paese libero e immancabilmente cattolico e ipocrita. Ne parlo perché spesso chi ne parla non ne sa niente . Ne parlo perché trovo veramente atroce che se ne facciano questioni politiche su un argomento così tanto delicato. Ne parlo perché in questi giorni si sta infiammando una accesa discussione sull’utilizzo della RU486, la pillola abortiva che in Italia ancora adesso trova forti freni affinché possa essere utilizzata in tutte le strutture ospedaliere. Nel resto del mondo viene utilizzata da un ventennio, spesso senza nemmeno passare per una ospedalizzazione, mentre in Italia solo alcune regioni e alcune volte solo un ospedale si affida all’utilizzo della RU486. Qualcuno l’ha definita pillola del giorno dopo, ha detto che rende troppo facile alla donna abortire e che di conseguenza la scelta difficile dell’aborto perde peso, diventa leggera come curare un’influenza. A Roma c’è un solo ospedale che la effettua ed è il San Camillo, ma questa prassi è poco pubblicizzata e molte donne non ne sono nemmeno a conoscenza. L’iter per entrare nella trafila di questa scelta di aborto è agghiacciante e spesso la donna non può scegliere se preferire un intervento chirurgico (con tempi molto più lunghi: bisogna aspettare circa 8 - 9 settimane a decorrere dall’ultima mestruazione) o l’utilizzo della pillola RU486 (in Italia si può usare solo fino al 49 giorno dall’ultima mestruazione mentre nel resto del mondo 61 giorni). Se la donna che vuole interrompere la gravidanza vive a Roma deve andare al San Camillo in un reparto da cui si accede attraverso una scala secondaria e seminascosta e deve assicurarsi di arrivare per tempo, così anche se la porta dell’ambulatorio apre alle 8.00 viene consigliato di andare molte ore prima (anche le 4 di notte) perché non sarà l’unica donna e loro accetteranno solo le prime 5 o 6 della fila. La cosa incredibile è che nonostante sia molto difficile venire a conoscenza che il San Camillo mette a disposizione l’utilizzo della pillola RU486, la mattina alle 8 ci siano di media una trentina di donne che sono lì disperate per accedervi. (Queste notizie possono essere trovate su diversi forum femminili).

Scusate se mi permetto ma sento, in quanto donna di dover dire la mia. Qualsiasi sia il modo in cui una donna decide di abortire non sarà mai una passeggiata. Le motivazioni possono essere le più disparate e se vi capita di incontrarla potrete vedere nei suoi occhi la sofferenza di una scelta che le cambierà comunque la vita. Non cambia infatti solo partorire un figlio, ma anche scegliere di non partorirlo. Vivere in un paese cattolico come il nostro non aiuta di certo e durante l’iter che porta la donna dal consultorio all’ospedale, spesso si trova a dover giustificare il suo gesto. Negli stessi posti dove avviene l’IVG (interruzione volontaria di gravidanza) non sempre trovi personale che è in grado di rimanere neutrale. Hai occhi che scrutano e bocche che si aprono e cominciano a farti la ramanzina sui vari metodi contraccettivi. A volte la donna ha l’impressione di essere trattata come una gatta che necessita di essere sterilizzata per evitare di sfornare cuccioli in eccesso. Ci sono delle associazioni religiose che per tutta la durata della gravidanza ti sostengono con un piccolo e irrisorio assegno mensile e che si protrarrà poi fino al primo anno di vita del bambino. E poi? Chiede la donna che ne sarà di me e di lui?

Le donne che scelgono l’aborto vengono viste come assassine che egoisticamente decidono di recidere la vita di qualcuno che loro stesse hanno generato. E loro ci si sentono e stanno male ancora di più di quello che dovrebbero essere. A volte pensano che per allentare i loro sensi di colpa la scelta più sensata sia quella di tenerlo, di portare avanti la gravidanza, anche se sono troppo giovani, anche se non hanno un lavoro, anche se perderanno il lavoro che hanno, anche se hanno già figli a cui faticano ad assicurare un futuro, anche se il compagno o il marito o il ragazzo è uno stronzo, anche se per forza di cose sanno che non riusciranno a dare al nuovo arrivato il meglio, anche se sanno che lo odieranno per tutta la vita. Ma non avranno i sensi di colpa di una società come la nostra bigotta e abituata a puntare il dito verso chi si trova a dover fare una scelta coraggiosa.

Trovo sana una donna che sceglie di abortire (vuoi con IVG o con la pillola RU486 quando possibile) per il suo bene, per quello della sua famiglia. Contro ogni aspettativa con qualche ricerca si può scoprire che sono molte di più le donne adulte, con prole e una famiglia alle spalle coloro che incappano in una gravidanza non gradita. Tutti possiamo sbagliare e la donna che incappa in una gravidanza non gradita certamente non era sola.

Viviamo in un’epoca molto difficile, molte famiglie non riescono a vivere con le risorse a loro disposizione. L’arrivo di una gravidanza blocca la donna per diversi mesi dal suo lavoro, quando ce l’ha in regola. Spesso però il suo lavoro non è in regola e ci sono mille motivi per lasciarla a casa quando arriva una pancia scomoda e un relativo neonato che come tutti sanno si ammala, tenendo la madre a casa e lontana dalla produttività del lavoro. La maggior parte dei contratti sono a progetto, finti, irrisori, privi di diritti, ma agli occhi dell’italiano medio quella donna che sceglie di abortire per assicurare a lei e alla sua famiglia una vita dignitosa è un mostro.

C’è un altro punto di cui voglio parlare: se una donna perde il suo bambino durante un periodo qualsiasi della gravidanza, magari per colpa di un incidente, di un uomo violento, di un dottore incapace, di un qualsiasi caso assurdo ma che a volte può avverarsi, la donna non perde suo figlio. Per la legge italiana il feto non ha diritti come un figlio nato. È un feto, un essere etereo a cui nessuno può rispondere penalmente. Così la donna può chiedere un risarcimento per danni, morale, irrisorio nel caso in cui il giudice decidi di concederglielo. Ora mi chiedo: in Italia la donna che decide di abortire molte volte è vista come assassina, senza possibilità di redenzione dal giudizio della società, ma per legge quello che lei porta in grembo non è una vita di cui qualcuno deve rispondere. Non è un controsenso?

Nel nostro paese pullulano obiettori di coscienza, ma di che coscienza parliamo? Io li vedo come tanti giudici che sono lì a lapidare donne dimenticandosi che fu proprio Gesù a dire “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Per finire, si parla di donne che muoiono per aver scelto la pillola RU486, ma non si parla di tutte le donne che sono morte per un IVG se proprio vogliamo metterle a confronto come tecniche abortive. Ogni medicina ha le sue controindicazioni: anche la pillola anticoncezionale che ti spronano a prendere per non rimanere incinta, anche il tanto usato paracetamolo che si dà ai bambini appena nati per abbassare la febbre, anche per la amniocentesi che le donne fanno per assicurarsi che il loro bambino sia sano. Tutto ha un lato positivo e uno negativo. Tutto va visto nel suo più ampio spettro, ma non sempre è così che le cose vanno e ognuno parla solo per tirare l’acqua al suo mulino (i politici di questo argomento ne hanno fatto cavalli di battaglia).

Lasciate parlare le donne, lasciatele libere di esprimersi al di là di ogni convenzione sociale e religiosa. Per la maggior parte delle donne scegliere di abortire, di interrompere volontariamente una gravidanza, non è una passeggiata dalla quale tornare con il sorriso stampato sul viso. Come per tutte le situazioni ci sono persone intelligenti e persone leggere, ma davvero credete che la donna che sceglie di abortire sia sempre una sciocca senza sale in zucca che considera tale operazione uguale a un colpo di spazzola?

Mariella Musitano

Maria Musitano
Maria Musitano
Ritrovai il mio cuore nascosto sotto un cespuglio.

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2 Commenti

  1. Come mi sono ritrovata nelle tue parole.venerdi andro a san camillo per ivg...mi sento cosi male, cosi cattiva e niente come persona.ho altri due bimbi ma comunque mi sento una assasina...non vorrei farlo ma non mi permeto un altro figlio...questa cosa mi perseguira per tutta la vita...sono sicura.ogni volta che guardo i miei figli ci penso,ogni volta che vedo una dona incinta ci penso...

  2. Ciao a tutte io sono Alessia, sono una mamma di quattro stupendi bambini, sia io che mio marito siamo entrambi disoccupati, sono incinta di quattro settimane, volevo sapere mio malgrado se posso prendere la ru486 e se esisteva un numero per chiedere informazioni al riguardo...un saluto a tutte


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