Oggi sto in silenzio, raccolgo pensieri caduti a terra e cerco di trovargli un posto, li riordino per grandezza, colore, importanza…

Mi tengo strette le parole che non sanno bene dove andare, ho paura di perderle, di non poterle più riafferrare. Oggi osservo, respiro piano, guardo tutto questo e anche altro. Oggi non si parte, butto l’ancora e resto in disparte. Ci sono parole che arrivano e che ho voluto e che adesso spaventano. Allora spengo tutto, non guardarmi che non ti sento, sto cercando di sentire me in questo silenzio e capire magari finalmente cosa voglio… anzi no, di cosa posso fare senza, in questo momento.

Vedi questo posto? Che ho tanto odiato e disprezzato e pianto? Ci sto bene in fondo, forse non ho mai voluto altro, il mare calmo, il vento spesso, un raggio di sole in mezzo a questo cielo denso.

Ho aspettato talmente tanto che non so più fare altro e se smetto come impiegherò il mio tempo?

Osservo questo cielo disfatto che si rimette a posto come fosse niente, è una certezza in fondo anche il rimpianto, e l’abitudine di non sapere dove andare ti rende libero di non saper che fare.

C’è stato solo un istante in cui ho davvero voluto altro e avrei spaccato il mondo per averlo, avrei lasciato tutto e spostato il centro… ma adesso… proprio adesso che stavo finalmente prendendo sonno dopo tanto tormento…

Lasciami qui ancora un attimo, mi manca un pezzo, devo cercarlo bene e forse non voglio trovarlo adesso.

Posso aprire la porta quando voglio… esco a fare due passi ma poi che vuoi… gli anni passati sono pesanti, ho troppi bagagli, ho avuto troppi abbagli, sono certa solo delle mie incertezze e ho imparato a nuotare solo in questo mare di circostanze.

Ogni tanto spegni la luce che fa troppo rumore, e chiudi la porta piano prima di uscire, quando vuoi entrare ricordati di bussare e non darmi nessun nome perché non so se mi riuscirei sempre a voltare.

Ho bisogno di stare qui con questo vecchio dolore che adesso somiglia tanto alla quiete, mi è familiare e non mi mette in imbarazzo davanti allo specchio. Lui lo conosco bene in fondo mi è sempre rimasto accanto.

Che buffo, mi compiaccio di questa indolenza e sembra pace perfino la mia assenza.

Karen Lojelo

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Karen Lojelo, nasce a Roma il 25 giugno del 1976. Ha pubblicato 'L’amore che non c'è' romanzo 2008), la raccolta di poesie 'Binario 8' e 'l'ebbrezza del disincanto' (romanzo 2012). Nel 2013 è andato in scena uno spettacolo teatrale scritto da lei: Riflessi con la regia di Virginia Pavoncello. Nel 2018 è uscito il romanzo 'Non ti scordar di te' edito da Viola editricee vincitore del premio speciale della giuria al concorso internazionale Montefiore, subito dopo 'Margherita' una raccolta sui generis di racconti e monologhi su questo personaggio immaginario e dedicata alla sensibilità femminile. A novembre 2018 viene pubblicata una nuova edizione indipendente rivisitata e corretta di 'Binario 8', poesie strettamente collegate con i racconti di 'Margherita'. A breve è prevista anche l'uscita di un'antologia di racconti da lei curata con la partecipazione di altri scrittori tra cui nuovi autori e nomi noti. Gestisce un sito multi autore che promuove la scrittura e l’arte in tutte le sue forme //www.wordshelter.it/ Il suo sito personale //www.karenlojelo.it/

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7 Commenti

  1. Incredibile come le tue parole siano riuscite a farmi volare, lì in quel preciso posto rimasto inusato per tanti anni da me che corro prima del tempo e mi dimentico spesso di fermarmi sulle piccole cose; come leggere semplicemente parole..

    • Grazie Sergio... onorata delle tue parole ed è un vero piacere ritrovarti qui...

  2. grazie Sergio, onorata delle tue parole ed è un piacere ritrovarti qui

  3. "Ho aspet­tato tal­mente tanto che non so più fare altro e se smetto come impie­gherò il mio tempo?"
    Mi ritrovo in questa frase; ci si può abituare a tutto, e non si saprebbe cosa fare davanti ad un cambiamento.
    Sempre meravigliosamente Karen.


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