di Vito Tripi

Il Lato Oscuro…freno subito i numerosi fan di Star Wars, non si sta parlando dei Sith, ma di quella che è veramente la parte più buia e nascosta della nostra anima. Quella in cui vengono convogliate paure, rabbia, umiliazioni, rancori e infine l’odio. Una sorta di buco nero che ci portiamo dentro dalla nascita e che nutriamo lentamente negli anni. E spesso e volentieri è durante l’infanzia e l’adolescenza che esso cresce a dismisura. Con quell’odio profondo che solo i bambini con la loro innocenza, sembra assurdo ma è così, sono in grado di provare.

Ed è proprio da questa porta sul buio, usando un termine tanto caro al nostro Dario Argento, che esce l’Uomo dei Sogni meglio noto come il Divoratore oscuro personaggio dell’ultimo libro di Lorenza Ghinelli, intitolato appunto Il Divoratore, edito dalla Newton&Compton. Stiamo parlando di una chicca della letteratura nostrana ma anche di un caso letterario visto che il romanzo ha scatenato un asta in tutto il mondo ancor prima di essere pubblicato, con vendite in Spagna, Olanda, Brasile, Russia e Francia.

Ma arriviamo alla nostra storia, tutto inizia nel marzo del 1986 quando il piccolo Denny Possenti ha sette anni. La sua non è un’infanzia felice la sua casa è una succursale dell’Inferno con una madre tossica ed un padre alcolizzato e visionario, e anche la sua vita sociale non è delle migliori visto che ha scuola è un reietto ed è vittima dei bulli di turno. Denny è un bambino solo e come tutti gli emarginati si crea un mondo a sé ma soprattutto un amico immaginario, che poi non lo è tanto, ossia l’Uomo dei Sogni un vecchio di nero vestito, con un bastone che punisce chiunque faccia del male al suo amichetto…

Passano vent’anni e un mese e nell’aprile del 2006 un altro ragazzino particolare, Pietro un quattordicenne autistico, fa la conoscenza indiretta del Divoratore. Difatti egli è il testimone oculare delle aberranti sparizioni di alcuni ragazzini della sua città. Ma lui ha solo un modo per comunicare con l’esterno ed è disegnando. Ma i suoi disegni sono inquietanti e nessuno gli crede, l’unica che presta attenzione alle sue creazioni è la sua educatrice professionale Alice. La quale poi rivede in quei disegni qualcosa del suo passato una pagina oscura che lei aveva rimosso ma che ora torna con prepotenza a farsi sentire. Un incubo del passato che deve essere assolutamente fermato.

Il Divoratore è un libro che conquista il lettore sin dalle prima righe e lo porta a leggerlo tutto d’un fiato, anzi potremmo dire a “divorarlo” sino all’ultima pagina. Un libro sull’infanzia e l’adolescenza sui dolori e le frustrazioni della crescita, ma non solo poiché questa è una storia dai numerosi risvolti sociali ed anche umani.

Ora parliamo un po’ della sua autrice Lorenza Ghinelli: nata a Cesena nel 1981, è diplomata in grafica pubblicitaria, fotografia, web design e montaggio digitale. Laureata in Scienze della Formazione, ha conseguito, presso la Scuola Holden di Torino, il Master in tecniche della narrazione. Autrice di vari racconti, opere teatrali e cortometraggi, ha scritto Francis degli specchi, un romanzo disegnato da Mabel Morri. Nel 2010, insieme a Simone Sarasso e Daniele Rudoni, ha pubblicato J.A.S.T. Vive a Roma dove lavora come editor e sceneggiatrice per la Taodue.

L’autrice ha avuto la pazienza di rispondere ad alcune nostre domande.

 

Dott.ssa Ghinelli Cosa vuol dire essere una giovane scrittrice di genere in Italia?

Non sono una scrittrice di genere. Ho scritto una storia che sento vera, una storia che si apparenta al genere ma che sa trascenderlo. Penso che le storie, proprio come le persone, debbano spingersi oltre ogni etichetta.

 

Il suo libro potrebbe essere definito un horror sociologico visto che affronta sia la tematica dell'autismo, spesso misconosciuta dai più, che quella del sempre più frequente bullismo?

Posso dire senz’altro che tratto temi d’interesse sociale. Narro paure e orrori quotidiani, cose che ci riguardano tutti. Abbiamo solo bisogno di prospettive differenti con cui guardarli per non soccombere, per dirla come Hannah Arendt, alla “Banalità del male”.

 

Ora veniamo al protagonista: il Divoratore questo vecchio di nero vestito, potremmo definirlo un essere biunivoco, ossia la rappresentazione del lato oscuro dell'anima quanto la figura del pedofilo?

Il Divoratore incarna le paure, ognuno ha le sue. Non pongo limiti a questa creatura sorprendente.

In ultimo quali sono i suoi prossimi progetti letterari?

Il prossimo romanzo uscirà a gennaio. Sto già lavorando al terzo.

 

 

Vito Tripi
Vito Tripi
Vito Tripi collabora con l’Agenzia Stampa Deigma Comunicazioni specializzata in uffici stampa culturali, religiosi, sociali e tecnico-scentifici, con le Riviste “Charta Minuta” e “Storia del ‘900” “L’idea il giornale di pensiero”Dal settembre 2007 è opinionista cinematografico per l’emittente TeleVita nel programma “Lungometraggio”Ha curato la Rubrica Cinema e Libri per il periodico on-line www.nannimagazine.itCura la Rubrica d’arte “Gallerie Romane” per la radio Vaticana nel programma “Attualità della Chiesa di Roma”Cura la Rubrica Arte&Libri per il mensile “Il Giornale del Lazio”Curatore della manifestazione letteraria “Genius Loci” presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Tor Verga

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