Era chiuso nella sua stanza d’albergo, al tredicesimo piano.

Le finestre spalancate lasciavano entrare aria calda, soffocante. Un cielo grigio, omogeneo tappeto sopra la città, rendeva il tutto ancora più opprimente.

Il rumore degli impianti di aerazione saliva costante dal fondo del cortile interno. Tra poco una pioggerellina costante e deprimente sarebbe iniziata per protrarsi  in eterno.


La televisione, volutamente a basso volume, passava le immagini dell’ennesimo talk-show. Il telefonino era muto. Il posacenere pieno sul davanzale della finestra.

Decise di aprire una delle pregiate bottiglie di vino che avrebbe riportato indietro come regalo ad amici e parenti.

Ma sarebbe veramente tornato a casa da quel lungo viaggio?

Se lo stava chiedendo, se lo chiedeva da giorni.

E forse, se lo chiedeva da sempre...


Ci sono viaggi che uno fa per scappare da tutto e tutti per tornare poi ad avere l’impressione di non essere mai andato in nessun posto. Ci sono poi quei viaggi che nascono quasi in sordina, fatti quasi controvoglia o per il dovere quasi di andare a visitare posti lontani.

A lui quel viaggio lo avevano regalato: un viaggio terapeutico dall’altra parte del mondo, una speranza, quasi a dirgli “vai, vai lontano da qui! Ti divaghi un po, così forse non pensi più a lei...”

Facile a dirsi, come sempre facili sono le soluzioni che chi ti sta intorno trova per te che stai nella merda.

Lui era partito, suo malgrado speranzoso che il miracolo si avverasse, per poi doversi rammaricare di quel nuovo fallimento. Sarebbe potuto andare anche sulla Luna, ma non si sarebbe allontanato un centimetro da dove aveva lasciato se stesso.

Ancora aggrappato ai sogni di lei...


Aveva passato in rassegna città, monumenti, chiese, parchi naturali, riserve, montagne e pianure sconfinate. Da un’oceano all’altro.

Tutto proiettato davanti ai suoi occhi; lui seduto, inchiodato sulla poltrona di casa sua , indifferente davanti l’ennesimo documentario.

Questa la sensazione provata per tutto quel tempo, fino a che...


Un attimo, un momento veloce eppure di quelli che poi non riesci a cancellare mai dall’enciclopedia dei tuoi ricordi.

Lui seduto in un bar di una cittadina sperduta nella pampa argentina. Un lampo e il volto di una ragazza, un sorriso, e quegli occhi blu come il cielo profondo sopra le nuvole.

Una sensazione inaspettata gli rovista il didentro, scarica emotiva ad attraversagli il corpo. Un sorriso che rinasce sulle sue labbra secche. La prima volta che, dopo secoli, per un attimo si scorda di lei.

La ragazza rallenta, lo guarda, sorride ancora una volta. Gli passa accanto, continua a camminare ma si volta ancora, ed ancora, ed ancora...

Lui è troppo confuso per fare quello che avrebbe dovuto: seguirla, raggiungerla...


Ma adesso, ancora adesso che quella sensazione non se n’è andata, ancora adesso che quella ragazza continua a sorridere nei suoi pensieri, adesso sente che quello che lo legava all sua casa lontana lentamente si scoglie per lasciarlo libero di andare.

Adesso sa cosa deve fare. Adesso capisce che non servirebbe tornare.


Bisogna provare, seguire l’istinto.

Le coincidenze, a volte, siamo noi stessi a crearle.

Sa che non è stato e non sarà un viaggio a vuoto. Sa che adesso inizia quel viaggio che lo porta lontano...

Manuel Chiacchiararelli
Manuel Chiacchiararelli
Nato a Roma, nel lontano 1975. Da allora sempre in movimento, prima in Italia, poi in Europa. Fermarsi e ripartire, rimettersi in gioco, fare esperienze sempre e comunque E la scrittura, unico punto fermo nella mia vita burrascosa, mi aiuta a catturare i ricordi... A fine 2011 finalmente ho coronato il mio sogno ed ho pubblicato il mio primo romanzo "Lo Sguardo dei Faggi" edito da Aracne Editrice .

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6 Commenti

  1. Il viaggio è l'inizio della conoscenza e consapevolezza. Non bisognerebbe MAI smettere di viaggiare, anche stando fermi.
    Hola man.

  2. Il viaggio più importante quello dentro noi, ma a volte c'è bisogno di violentarsi prima di riuscire a camminare.


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