10.325 a.c.   Atzlan sulla costa del grande oceano

Il mare ci accoglie, il cielo ci guida.

E’ così da sempre figlio mio, figlio della luce, che tu possa vivere a lungo, che tu possa esistere in eterno, oltre ogni cosa,anche  dopo la fine di Atzl-Ante. Così si chiama il nostro popolo, la nostra civiltà.”

I figli del mare “Atzl” e del cielo “ante”, figli del antico sapere, oltre la notte dei tempi, da molto prima del grande freddo.

Presto tutto finirà, il buio in un attimo divorerà ogni cosa, anche la luce che oggi è ancora intensa, viva e forte, fino a ridurla ad un leggero chiarore, che poi lentamente tornerà a splendere.

Così è sempre stato, così sempre sarà...................................

10.310 a.c.   Atzlan e ovunque nel mondo

Da alcuni giorni, quando era buio, si poteva vedere da molte città come una nuova stella, che brillava più delle altre, lasciava dietro di se una debole scia di luce e ogni giorno diventava più grande, più luminosa. La notte poi si poteva assistere ad un’incessante pioggia di piccole stelle che illuminavano continuamente il buio, sembravano lacrime di fuoco, gli dei sapevano e già piangevano per i loro amati figli.

Era una fredda sera d' inizio inverno, il giorno più corto di tutto l’anno.

Nel cielo di Atzlan  già si vedevano le prime stelle, e la luna mostrava solo una piccola parte di se. Sembrava nascondersi come se avesse paura di assistere a ciò che stava per accadere, stranamente c’era una calma, quasi surreale e un profondo silenzio.

Era l’avanguardia della fine.

Improvvisamente, il cielo si illuminò come neanche il sole potesse mai fare, durò pochi secondi. Poi fu il buio, il silenzio assoluto e poi fu ancora luce, da nord si alzo enorme un bagliore accecante che quando sembrava svanire, ecco che nuovamente si rafforzava e illuminava nuovamente tutto, ovunque. Più tardi nell’aria, nella terra, nel mare si poteva percepire un sordo e cupo rumore, come quello di un fortissimo tuono che sembrava non dover finire mai. Tutto vibrava e presto nel mondo fu solo paura, panico, disperazione e sopratutto morte.

Questo durò alcune ore, nessuno sa di preciso quanto, ma sicuramente nel giorno successivo, il cielo al mattino era rimasto buio come la notte, una notte senza stelle.

L’oblio e le tenebre erano arrivati, con la forza di 1000 ciclopi. Poi incominciò a piovere, come mai nessuno, neanche i più anziani avessero mai visto o sentito dire.

Quella sera, i mari già in tempesta, cominciarono a gonfiarsi, prima lentamente, ma con il passare delle ore, sempre di più , inesorabilmente.

Gli oceani, crescevano, le terre soccombevano a quella furia d’acqua che entrava tra le valli, divorando ogni cosa, ogni ostacolo,  che spingeva indietro i fiumi già in piena per le fortissime piogge, facendoli straripare con feroce violenza.

Alberi, antiche foreste, colline, tutto fu prima spianato e poi sepolto dal mare.

L’intero mondo sembrava essere stato ingoiato dalle acque, le coste dagli oceani e le valli dai fiumi. Solo le cime dei monti e gli altopiani rimasero fuori dall’alluvione.

Tutto durò molto tempo, piovve per quasi un mese senza mai smettere e poi ci volle quasi un anno affinché le valli si asciugarono e i fiumi tornarono nelle loro antiche strade, ma ormai il mondo era cambiato, nulla era come prima e non rimaneva più nulla di un tempo.

Le antiche e ricche città del popolo di Atzl-ante, con i loro splenditi edifici, i suoi porti, botteghe, biblioteche, tutto fu sepolto, ingoiato da un mare che non sarebbe più tornato indietro. Il mare, che un tempo accoglieva sulla sua morbida superficie il popolo di Atzl-ante ora lo custodiva per sempre nelle sue buie e fredde profondità.

Nessuna città si salvò dal disastro, infatti tutte erano state costruite in prossimità della costa al livello del mare.

I porti erano costruiti all’interno della terra, un canale scavato, li metteva in comunicazione con l’oceano.

Questi erano fatti come una serie di anelli concentrici, tutti collegati tra loro da alcuni canali.

In questo modo, si garantiva l’assoluta sicurezza contro le mareggiate, si poteva chiudere un canale con delle paratie, per fare lavori di manutenzione all’asciutto, lasciando attiva il resto delle struttura, inoltre se la città cresceva, si poteva sempre allargare il porto, scavando un altro anello esterno mettendolo poi in comunicazione con gli altri anelli del porto.

Inoltre gli anelli di terra che circondavano i canali del porto, erano ricchi di splenditi edifici adibiti a moltissime funzioni, come botteghe per la costruzione navale, magazzini, biblioteche, dormitori per i viaggiatori, terme, templi e in tutti i porti, al centro, nella parte alta, c’era sempre un osservatorio del cielo.

Altre strutture interne, collegate al mare, servivano per allevare pesci , così se il mare non era buono, il cibo non sarebbe comunque mancato.

Ma ormai tutto questo non esisteva più.

Molti superstiti, si rifugiarono all’interno, lontano dal quel mare ormai maledetto, insieme ai molti sopravvissuti del popolo dei Drumini, da loro istruiti.

Molti andarono a vivere nei piccoli villaggi interni dei Drumini, i quali gli accolsero come fratelli e le nuove generazioni, impararono molto dalla civiltà di Atzl-ante.

Altri furono uccisi, infatti molte popolazioni dei Drumini, erano bellicose, violente, alcune addirittura uccidevano altri uomini per nutrirsene.

Pochissimi si rifugiarono in zone disabitate, dove fondarono nuove comunità. Tali posti vennero poi lentamente occupati,il più delle volte pacificamente dalle popolazioni locali, le quali con il tempo e le generazioni,diventavano sempre meno primitive,  ereditando parte del sapere del popolo di Atzl-ante.

I due popoli non potevano unirsi e creare prole, quindi dopo alcuni decenni, nel mondo rimanevano solo i Drumini e pochissimi Netral, miracolosamente scampati al disastro, ma, destinati presto a lasciare per sempre questo pianeta.

Il grande freddo che era stato la loro casa di colpo finì, anche il loro mondo, come quello del popolo di Atzl-ante ormai non esisteva più.

Il mondo era stato riplasmato, ed era solo per il popolo dei Drumini.

Passarono i mesi, gli anni, le generazioni si susseguirono, così i ricordi diventarono  racconti e con i tempo i racconti diventarono leggende................................

10.260 a.c. in un posto sconosciuto del nuovo mondo

E' passato molto, molto tempo dal giorno che mi separai per sempre da mio padre Moanik e dalla mia dolce madre Seyla, il mondo ha incominciato a prendere una nuova forma, i Drumini adesso potranno avere tutte le terre rimaste al di sopra del mare, molto devono ancora fare, ma io nutro una forte speranza nel mio cuore, loro sono l'ultima opportunità.

Io ormai dovrei essere l'ultimo sopravvissuto della mia razza, poichè credo che fossi il più giovane tra i sopravvissuti.

Quì in queste terre lontane dalla mia città nativa di Atzlan, ormai sepolta dagli oceani, ho ritrovato dopo tanta sofferenza la serenità, tra questi drumini che mi hanno accolto e messo alla guida del loro popolo,  l'uomo venuto dal mare, con una grande barca, che ora giace semidiroccata sulle pendici di un monte quì vicino, io il grande Nosek, figlio di Moanik, ma che per la gente di queste terre,  sono soltanto Noèk il  figlio del cielo e signore del mare .



[N1]Descrivi cosa faceva e come stava la gente

Giovanni Pinsone
Giovanni Pinsone

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5 Commenti

  1. Era proprio quello che avevo voglia di leggere.... una leggenda che si perde nel passato e che è alla base della nostra storia...
    Grande Nino.

  2. Cara Mariella, ogni tuo desiderio è un ordine!!


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