Il Rock nero di Danilo Arona

Recensioni Vito Tripi

di Vito Tripi

Danilo Arona è uno di nomi più importanti della letteratura horror e thriller nostrana. Figura poliedrica, musicista, giornalista, saggista e scrittore e prolifica giacché ha all’attivo numerosi libri. Ora le Edizioni della Sera ripubblicano un suo interessantissimo libro intitolato Rock – i delitti dell’Uomo Nero. Un libro che è borderline tra la cronistoria, la prima parte dedicata a Jimmy Hendrix e agli esordi del rock’n roll, e il thriller anche se definirlo tale può risultare un po’ banale e limitativo. Questa, come tutte le opere di Arona, è un insieme di stili come in un caleidoscopio di colori.

La parte centrale della storia narra le vicende di un gruppo di giovani musicisti italiani, Rudy (quasi sempre io narrante del libro), Dario, Erode ed Emiliano che si esibiscono come Privileges senza molto successo. Al gruppo si unisce un musicista afroamericano Sam Haim dal ghigno inquietante e che indossa sempre una tuba nera. Ed è proprio su questo individuo, se così possiamo chiamarlo, il cui nome ricorda Samhain l’oscura divinità di Halloween, che si snodano una serie di eventi quanto mai oscuri e luttuosi. Ragazze misteriosamente scomparse, altre uccise con una corda di chitarra (il Mi cantino) e, soprattutto, tanti troppi incubi. Arona in queste pagine ci mostra anche la storia del Rock, il suo impatto sulle masse, l’ostruzionismo di alcune frange della società, qui rappresentate dai Grandi Fustigatori, un gruppo di fanatici che fanno sembrare i tipi del KKK dei boy scout, e la vita e le morti di numerosi suoi rappresentanti. Un libro che è, come nello stile dell’autore, una scatola cinese, di tanti pezzi sparpagliati qua e là che infine combaciano alla perfezione dipingendo un mosaico quanto mai oscuro. Ma per sapere qualcosa di più abbiamo incontrato l’autore.
Cominciamo con una domanda all'apparenza banale: quant'è "Rock" Danilo Arona?

 

Ho cominciato a calcare i palchi all'età di 15 anni. Tra alti e bassi, interruzioni e ripartenze, sono “Rock” da 46 anni. Ovvio che non mi perdo a spiegare che “Cosa” sia il “Rock” (maiuscolo), ma con riferimento al libro di cui stiamo parlando, puntualizzo quanto di Danilo Arona ci stia dentro. Ebbene, tutta la parte intitolata “Gli anni del Serpente”, tralasciando qualche intuibile forzatura o invenzione (la figura di Sam Hain in primo luogo), è purissima autobiografia. Come quei Privileges inventati, noi Privilege – senza la “esse” finale – autentici suonammo sul lago di Lugano, a Riccione d'inverno, alla Festa della Rugiada e persino al “concerto fantasma” (non a Cavatore, ma un posto astigiano che si chiama Sabbionassi), proprio nei termini raccontati. Quelle storie e tutto quel che ne è seguito, soprattutto la dimensione “on the road” del musicista prezzolato, hanno fatto di me quel che sono. Ovvero una vecchia ruggine rockettara che guarda il mondo con ironia e un po' di sano distacco. Fai il callo alla gente, alla notte, alla solitudine e persino all'inutilità della musica che fai. Perché alla fine quest'ultima piace e serve solo a te, cioè a me. Tutto questo è molto rock e molto Danilo.

Hai scritto numerosi altri libri inerenti il Rock e la musica in genere questo potrebbe considerarsi un po' la summa di essi?

 

La risposta è no, perché “Rock” è stata la partenza. Ho iniziato a scriverlo negli anni Ottanta e pubblicato in prima edizione (e-book e cartaceo) alla fine dei Novanta. Dopo “Rock”, ne scrissi altri, ma la musica e i suoi protagonisti non sono mai stati più così centrali. Oggi arriva questa graditissima ristampa da parte di Edizioni della Sera e mi rendo conto che la definizione di summa è perfetta. Vedi... l'idea primaria, lo starter, mi venne dopo avere visto il film di Sergio Leone “C'era una volta in America”, capolavoro che mi suggerì di scrivere un romanzo horror con quella struttura e quel respiro “epico”. Restando confinati nel territorio horror, c'era soltanto la storia del rock (minuscolo...) che si prestava all'operazione, soprattutto perché avevo la possibilità di confondere la mia storia privata con quella planetaria della cosiddetta “musica del diavolo”. Così ho fatto, miscelando la provincia italiana a Los Angeles e al profondo sud degli Stati Uniti d'America. L'operazione piacque e piace ancora. Certo, è un libro “musicale” che richiede al suo lettore un minimo di conoscenza di base dell'argomento. Non solo rock, non solo blues, non solo pop, ma anche disco-music... Eh, certi demoni si nascondono negli angoli più impensabili.

Nei tuoi libri inserisci sempre delle note autobiografiche; quante ve ne sono in questo?

 

Parecchie. Come ho già detto tutta la prima parte quella che riguarda la breve vita del gruppo. Ma anche il quarto capitolo, quello che vede il protagonista divenire dee-jay notturno a Radio Dark (ho fatto il dee-jay quasi sempre di notte in una delle prime radio libere...) e il sesto, quello in cui i Privileges fittizi si rimettono assieme (mi capitò qualcosa del genere negli anni Ottanta). Il resto è invenzione letteraria e in pratica non ho fatto altro che mettere a disposizione della fiction dei pezzi della mia vita che ben si prestavano allo scopo. E' un'operazione che molti “grandi anziani” della letteratura di genere disapproverebbero sostenendo che le vite degli scrittori non sono o non sono state così interessanti da poter essere immortalate in un romanzo. Tesi rispettabilissima, ma probabilmente The Old Ones si stanno riferendo alle loro di vite...

Ora Parliamo di Sam Haim, "l'uomo nero del Rock"; cosa ti ha ispirato alla sua creazione?

 

Sam Hain è una versione maligna, caricaturale ed esacerbata di Hendrix. Facendo un paragone a posteriori, è lo Stark di Thad Beaumont (La metà oscura) o più semplicemente un Mister Hyde. Ha una sua autonomia perché ha avuto dei genitori, morti anzitempo. Ma la sua essenza non è terrena. E soprattutto la sua missione è di rubare l'estro di Hendrix... Ma qui la chiudo, altrimenti vado a spoilerare.

I Fustigatori e la Cobra entità antipodiche ma non totalmente antitetiche?

 

Sì. Ho introdotto un ulteriore elemento di ambiguità. Perché poi alla fine tanto i Grandi Fustigatori quanto quelli della Cobra Record stanno sullo stesso libro paga. Come scriveva William Peter Blatty, “il Male contro il Male”. Forse ambedue figli di un marketing aggressivo che ha capito da quel bel dì che l'industria del cadavere eccellente è uno dei grandi motori della macchina rock. Operano l'un contro l'altro o, forse, addirittura fingono di farlo. Se vogliamo, è una metafora che ben si adatta a un certo aspetto dell'attuale situazione planetaria... Ma non voglio forzare la mano con interpretazioni all'eccesso. “Rock” vuole soltanto essere un libro di genere, un po' “diverso” anche all'interno dello stesso genere.

In ultimo: se Hendrix nascesse oggi cosa canterebbe al mondo e soprattutto come verrebbe accolto?

 

Canterebbe e suonerebbe esattamente quel che cantava e suonava allora. Le strutture dei suoi pezzi erano talmente “avanti” che restano attualissime e non imitabili né clonabili. Sarebbero soltanto più tecnologicamente supportate perché l'effettistica della chitarra ha compiuto dagli anni Settanta a oggi un balzo prodigioso in avanti. Se un Jimi Hendrix di ieri avesse a disposizione sul palco certe mastodontiche pedaliere che vanno oggi per la maggiore tra i grandi chitarristi contemporanei, sentiremmo cose che non riesco neppure a immaginare. Perché dita come quelle di Hendrix al lavoro non ne ho mai più viste dopo di lui... E questo Sam Hain, l'uomo nero del Rock'n'Roll, lo sapeva bene. Lui voleva impossessarsi proprio di quelle dita...

TITOLO: ROCK - I delitti dell'Uomo Nero

AUTORE: Danilo Arona

EDITORE: Edizioni della Sera

ANNO: 2011

PAG: 478

 

Vito Tripi
Vito Tripi

Vito Tripi collabora con l’Agenzia Stampa Deigma Comunicazioni specializzata in uffici stampa culturali, religiosi, sociali e tecnico-scentifici, con le Riviste “Charta Minuta” e “Storia del ‘900” “L’idea il giornale di pensiero”

Dal settembre 2007 è opinionista cinematografico per l’emittente TeleVita nel programma “Lungometraggio”

Ha curato la Rubrica Cinema e Libri per il periodico on-line www.nannimagazine.it

Cura la Rubrica d’arte “Gallerie Romane” per la radio Vaticana nel programma “Attualità della Chiesa di Roma”

Cura la Rubrica Arte&Libri per il mensile “Il Giornale del Lazio”

Curatore della manifestazione letteraria “Genius Loci” presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Tor Verga

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