Camicie Rosse Storie Nere

Articoli Vito Tripi

di Vito Tripi

Il 150° genetliaco della nostra amata Madrepatria, come abbiamo ben visto, non ha lasciato insensibile nessun lato della cultura nostrana, anche settori che per anni sono stati sordi al patriottismo. Quindi era doveroso che anche la letteratura di genere, nella fattispecie quella gialla, facesse sentire al sua voce. A pensarci è un’antologia, che unisce tredici dei migliori giallisti italiani, dal titolo “Camicie Rosse, Storie Nere” edita dalla Hobby&Work a cura di Luigi De Pascalis e Luigi Sanvito. Capitanati da una storia cornice dal titolo “A cena con Dumas”, di De Pascalis, tredici racconti tra il giallo e il nero che si snodano dallo scoglio di Quarto, da dove è partita l’avventura dei Mille, fino al Regno di Napoli. Una sorte di atlante cronistorico e criminale dell’impresa garibaldina. Lungi da giudizi morali o storici, ad eccezione forse di quella di Ben Pastor che ripropone la visione manichea di “garibaldini buoni” e “borbonici cattivi”, le storie narrate guardano da ogni angolatura, specie al più oscura, i vari tratti di questa pagina importante di storia patria. A chiudere il libro un interessante intervista ad Andrea Camilleri. Ma per capire qualcosa in più senza scoprire troppo le carte in tavolo lascio la parola ad un quadrunviro di autori: De Pascalis, Giulio Leoni, Nicola Verde e Errico Passaro.

 

Dott De Pascalis lei è il curatore di quest'antologia e la tua storia fa da cornice alle altre un lavoro alquanto arduo?

Quando curi una antologia fai un po' il direttore d'orchestra classico: scegli il pezzo da suonare e cerchi di fare in modo che i musicisti suonino in maniera armoniosa, ciascuno conservando il suo stile (e ci mancherebbe!). Quando curi un libro di cui scrivi anche la storia "cornice" (che in qualche modo costituisca lo spiedo su cui "cucinare" le altre storie), invece fai qualcosa di meno classico: suoni insieme agli altri, sei il leader di un complesso rock. La tua scrittura è destinata a mescolarsi a quella degli altri e nello scrivere devi tenerne conto. Arduo? No. Occorrono però visione d'insieme e pazienza, perché, magari a cornice finita, devi saper accogliere buoni suggerimenti che vengono da uno o più racconti e rimettere mano al tuo lavoro. Ma direi che ne vale la pena. Un libro come il nostro non è una antologia e neppure un romanzo a più mani. E' una cosa diversa, nuova . Almeno nel senso che segue lo schema, che so, del Decamerone, però non è opera di un solo autore ma di un team di autori che spesso non si conoscono neppure tra loro. E' stata una bella avventura, insomma.

Dott. Leoni il suo racconto è il primo ed ha come protagonista Nino Bixio, personaggio che dopo Bronte è tra i più discussi dalla storiografia, com'è stato cimentarsi in un'avventura con un tale soggetto?

La scelta di Nino Bixio era in parte obbligata da esigenze di rispetto della storia: era effettivamente a bordo del Lombardo, e mi è sembrato il personaggio più tagliato per il compito che gli assegno nel racconto. Anche per certe su caratteristiche "salgariane", che avrà modo di mettere in luce nel corso della spedizione e poi nel resto della vita.

Sicuramente sarà tra le figure più discusse, sia per Bronte che per altro, ma io lo colgo in un momento in cui certe su ombre sono ancora di là da venire. Mi sembrava che incarnasse al meglio le caratteristiche che l'immaginario collettivo ha conferito alla figura del garibaldino. Ho così fatto leva soprattutto sulle sue caratteritiche di uomo d'azione e di effettivo lupo di mare nonché, come pare certo, di fratello massone. Un tratto questo che ha largo spazio sia nella spedizione reale, sia in quel frammento immaginario che costituisce la premessa allo svolgersi della narrazione.

 

Dott. Verde la sua storia è diversa dalle altre perché sposta l'arco geografico della spedizione verso l'Urbe come mai?

Per una questione banalmente prosaica: riutilizzare il materiale già usato per dei racconti su una Roma ottocentesca (e usciti su altre antologie). Chi scrive ha la tendenza a non buttare via mai niente: idee, suggestioni, appunti, ricerche. Tutta roba che costa sudore, sangue e lacrime e che non si trova dietro l'angolo. E' la cosiddetta “legge del maiale”. Così ho “trascinato” il colonnello Zambianchi da Talamone fino a Roma, per fare che lo si potrà scoprire leggendo il mio racconto. Ma siamo sicuri che la poesia non c'entri almeno un po'? Quella di una Roma che incantava: una delle città “meravigliosamente” più sporche d'Europa. Sporca, puzzolente e... bellissima. Buia come il cuore di un brigante; affascinante e misteriosa come quello di una donna.

Dott. Passaro la sua storia è quella che toglie un po’ di patina eroica all'“Eroe dei due mondi”

La spedizione dei Mille è l'epica fondativa della nostra nazione, ma nel tempo la celebrazione dei protagonisti di questa epopea ha preso qualcosa di agiografico, trasformandoli in altrettanti santini. Nel mio racconto ho mostrato il lato oscuro che i condottieri di uomini hanno in ogni tempo e luogo, costretti come sono a servire le dure necessità della Storia. Nessun dichiarato intento revisionistico, ma solo una  visione realista del cinismo e della spietatezza che i capi militari devono talora dimostrare per conseguire l'obiettivo finale.

 

TITOLO: Camicie Rosse, Storie Nere

AUTORI: AA.VV.

EDITORE: Hobby&Work

PAG: 342

PREZZO: € 18,00

Vito Tripi
Vito Tripi
Vito Tripi collabora con l’Agenzia Stampa Deigma Comunicazioni specializzata in uffici stampa culturali, religiosi, sociali e tecnico-scentifici, con le Riviste “Charta Minuta” e “Storia del ‘900” “L’idea il giornale di pensiero”Dal settembre 2007 è opinionista cinematografico per l’emittente TeleVita nel programma “Lungometraggio”Ha curato la Rubrica Cinema e Libri per il periodico on-line www.nannimagazine.itCura la Rubrica d’arte “Gallerie Romane” per la radio Vaticana nel programma “Attualità della Chiesa di Roma”Cura la Rubrica Arte&Libri per il mensile “Il Giornale del Lazio”Curatore della manifestazione letteraria “Genius Loci” presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Tor Verga

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