Amore mio… come vorresti trascorrere i prossimi sessanta minuti?

La noia è il nemico che stimola il pensiero, è il carnefice di chi vuol dormire in santa pace senza dover ragionare. Fermarsi un istante ad ascoltare è un guaio nero, in quel caso chiunque sarebbe costretto a concentrarsi. Volete minimamente immaginare quale sia il pericolo?! Spremersi le meningi fuori allenamento fa parecchio male. Spazza via il piacere della passività. Ma là fuori c’è gente che si lascia affaccendare. Là fuori c’è gente che si lascia… intrattenere.

Che cos’è l’intrattenimento? È un’invenzione di molto tempo fa, un premio considerevole per tutte quelle persone che attraverso l’arte non riuscivano a ballare, a saltellare, a pomiciare, a divertirsi. Niente di tutto ciò. Per colpa dell’arte quei poveretti erano costretti a… pensare. È un’emicrania! Una disgrazia! Una punizione del Signore (che in un modo o in un altro è sempre di mezzo). Fu così che il popolo cercò qualcosa che impegnasse meno i cinque sensi. Invece di stare a sentire un artista preferirono chiudersi in prefabbricati con un fac-simile della musica a tutto volume, oppure decisero di stare tra le mura di casa lasciandosi trastullare da un riluttante soggetto luminoso.

Il miracolo dell’intrattenimento nacque, si dice, da individui che avevano utilizzato così tanto la mente da essere fin troppo avveduti. Non avevano più bisogno dei dettagli, degli stimoli, dei messaggi. La necessità era divenuta un’altra: il denaro. Cosa me ne faccio della noia se non ho il denaro! Il mondo è davvero così cattivo da volermi sia triste che povero?! E poi se mi annoio mi vengono in mente cose terrificanti, tipo i libri di Federico Moccia, il quarantaquattro, il duemilauno, il duemiladodici, e quel mezz’uomo lombardo che da piccolo voleva diventare Dio ma che poi ha dovuto seguire i consigli del prete. Su, vi prego, fatemi divertire! Salvatemi da questo strazio!

Grazie all’intrattenimento abbiamo smesso di scegliere, questa è la verità. Compriamo e digeriamo tutto ciò che vogliono venderci. Abbiamo lasciato morire la nostra sensibilità per non sentirci più soli. Hanno ucciso l’alfabeto, e ci sono riusciti perché nessuno di noi aveva più voglia di leggere. Le note invece… quelle è stato Vasco a trafugarle, e a dimostrare che sono soltanto dodici, non una di più. Eppure, nonostante queste belle parole, a me piace farmi guidare. Mi fido ciecamente di tutto ciò che mi viene somministrato, non voglio correre il rischio di stufarmi o di isolarmi. Non ho mica tutto questo coraggio. Io mi comporto come tutti gli altri, partecipo entusiasta a quel rumoroso dormire e mi lascio… consigliare.

Cara mia… ho speso un sacco di soldi, ma adesso mi sento molto meglio. Ho comprato una scatoletta che ci permetterà di continuare a divertirci come pazzi. Si chiama DT, Digitale Terrestre, ma Spielberg non c’entra nulla. Questa sera faremo zapping guardando musicisti in playback, donne seminude, finti intellettuali allo sbaraglio e tanta, tanta pubblicità. In fin dei conti la televisione è la vera rivoluzione del nostro tempo! Non siamo più in grado di scegliere altro, non abbiamo più idea di come far passare inosservata la sera.

Cosa vuoi che ti dica. A me, quando è sera, viene sempre da… pensare.

Marco Fratta
Marco Fratta
Marco Fratta è nato a Torino nel 1987, ma vive e lavora in Irlanda, a Dublino. Scrive romanzi, poesie, racconti e suona il basso elettrico. Ha pubblicato il romanzo "La scatola nera" (La Riflessione 2007) e le raccolte di poesie "Il ronzio degli insonni (Lulu 2009) e "Zitti nel frastuono" (Amazon 2013). Il romanzo d’esordio è stato pubblicato anche in lingua francese in formato ebook (La Boîte noire, Abelbooks 2012, traduzione a cura di Marie-Bernadette Giraud). Con il romanzo inedito "Il pittore di parole" ha vinto il Premio Faraexcelsior 2012, ottenendo la pubblicazione per conto di Fara Editore. Nel 2009, con la collaborazione degli attori Alan Mauro Vai e Vincenzo Di Federico, ha creato il "Marco Fratta Reading Project", forse il primo reading italiano su sottofondi di basso solo. Alcune parti dello show si possono trovare su Youtube e Vimeo. Da sempre appassionato di Rock Progressive, ha suonato con promettenti formazioni di rock d’avanguardia, ma ha anche collaborato con alcuni cantautori tra cui Mezzafemmina (al secolo Gianluca Conte). Per lui ha arrangiato e suonato le parti di basso del disco "Storie a bassa audience" prodotto da Gigi Giancursi & Perturbazione.

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