Il salto del fosso

Racconti Simona Vassetti

Ho saltato il fosso, proprio come mi aveva detto Adrian, e questo è l’unica cosa che ricordo, poi come sono arrivata in quest’appartamento, dove sono e quanto tempo sia trascorso dal salto non lo ricordo.
Mi guardo intorno per prendere confidenza con la realtà circostante eppure mi sento stordita: la scrivania in faggio, la libreria straripante di libri e il parato consunto che corre lungo le pareti mi sembrano familiari, così come la piccola cucina di legno chiara, la gabbia col canarino, il camino in salone; i piedi carezzano il parquet per prenderne possesso.
“Salta il fosso, salvati almeno tu!”, il sorriso di Adrian mi aveva accompagnato fino all’ultimo e poi abbandonato. Gli ho obbedito, ora non ne ricordo il perché.
All’improvviso è calata una notte senza stelle ed ho cominciato a tremare, provo un terrore folle sulla pelle: dei flash back abbagliano la memoria, come martellanti spot televisivi predicano d’una catastrofe dalla quale non potersi difendere, la fine del nostro mondo - la fine del sogno nello sguardo di Adrian.
Con un “Pouff” sarebbe sparito l’intero pianeta, possibile che questo é l’unico ricordo che accompagna il mio esilio. Ho deciso di riposare per riguadagnare le energie e dissipare quest’incubo dalla mente. Nella camera ho scostato la tenda per guadagnare la luce della notte, e quella di un lampione mi ha disegnato vaghe ombre al di là della finestra; distesa sul letto ho guardato davanti a me cercando di dissipare l’angoscia che mi preme allo stomaco; allora ho visto la foto incorniciata sulla parete di fronte, mi ha incuriosita tanto da farmi sollevare, ma un dolore al ventre mi ha piegata in due spezzando il respiro. Mi sono trascinata vincendo la fitta ed ho visto una giovane coppia in abiti nuziali. Io e Adrian.
Non ho avuto nemmeno il tempo di gridare che un liquido vischioso si è liberato tra le cosce. Solo così ho osservato me stessa attraverso lo specchio nell’angolo; riproduceva l’immagine di una donna gravida.
“Salta il fosso, salva nostro figlio!”, all’improvviso recupero la memoria, il ricordo è vivo e brucia dentro; le ultime parole di Adrian, il mio amore, mi giungono come un grido di dolore. Più che mai è presente l’immagine del suo volto, i suoi occhi lucidi. Sono gli occhi di un padre, di un uomo pronto a sacrificare la propria vita, in virtù dei messaggi televisivi che adesso ricordavo perfettamente: “..un mondo quasi identico al nostro pianeta ma senza il genere maschile.”; Adrian ha salvato moglie e figlia spedendoli nella realtà parallela - gemella ancora disabitata - quella al di là del fosso.

Simona Vassetti
Simona Vassetti
Simona Vassetti, nasce in una calda estate napoletana, classe ’64; le sue passioni sono la scrittura, il teatro ed il cinema. Ha recitato in compagnie napoletane e non solo in dialetto, e cantato in un gruppo rock negli anni ottanta.Ha all’attivo varie pubblicazioni, l’ultima con Delos Book, un racconto inserito nella raccolta 365 racconti erotici per un anno, a cura di Franco Forte.

Suoi ultimi post

3 Commenti

  1. Con il tuo racconto hai aperto mille porte. Fine del mondo, amore e realtà parallele dove non c'è posto per gli uomini. Un mondo in cui la donna deve riappropriarsi di se stessa, dopo millenni in cui è stata soggiogata dalla prepotenza maschile.

  2. Commovente veramente .... non aggiungo altro .. grazie

  3. Una trama misteriosa dove i ricordi, che affiorano lentamente, ci accompagnano con la protagonista alla ricomposizione di un puzzle inquietante. E un amore, immenso, capace di un sacrificio tanto doloroso e crudele pur di salvare le vite delle creature più amate. Un bel racconto.
    Complimenti, mi è piaciuto molto.


Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commento *

Name *
Email *
Sito