La coscienza di Zeno (Italo Svevo)

Citazioni Mariella Musitano

Ma non le sembrava giusto vivere per prepararsi alla morte. M'ostinai e asserii che la morte era la vera organizzatrici della vita. Io pensavo sempre alla morte e perciò non avevo che un solo dolore: la certezza di dover morire. Tutte le altre cose divenivano tanto poco importanti che per esse non avevo che un lieto sorriso o un riso altrettanto lieto.

dal libro "La coscienza di Zeno" Italo Svevo

La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l'aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V'è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande chiarezza... nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente a pensarci soffoco!
Ma non è questo, non è questo soltanto.
o piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuorché dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandì e trasformò il su
Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha più alcuna relazione con l'arto. Ed è l'ordigno che crea la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che pisco-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli proba di parassiti e malattie.

dal libro "La coscienza di Zeno" Italo Svevo

Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, nome poi italianizzato in Ettore Schmitz (Trieste,19 dicembre 1861–Motta di Livenza,13 settembre 1928)

Quando  nel 1923 venne pubblicato in Italia, il libro  La coscienza di Zeno non trovò lettori che seppero accogliere benevolmente questo nuovo modo di scrivere. Nella sua struttura si mostrava assai diverso, sia dai primi due romanzi sveviani (Una vita e Senilità ) che dai canoni della tradizione letteraria italiana. La diffidenza del pubblico e della critica rispetto alle opere dello scrittore derivava soprattutto dal fatto che egli, aperto ad una cultura che oltrepassava i confini del nostro Paese, avesse uno stile originale e personalissimo, che il mondo letterario italiano  definiva come uno «scriver male».

Ne La coscienza di Zeno, Svevo abbandona lo schema ottocentesco del romanzo raccontato da un narratore estraneo alla vicenda, il lettore ascolterà durante tutto il libro, la voce del suo protagonista: l'inetto Zeno Cosini. Invitato a farlo dal proprio psicanalista, Zeno scrive una sorta di confessione autobiografica a scopo terapeutico; quando decide di interrompere la cura, il dottor S., indignato,come evidenzia la lettera/prefazione dell romanzo, dichiara la volontà di pubblicare lo scritto di Zeno per vendicarsi della truffa subita. L’intero racconto scaturisce dalle parole del protagonista e il romanzo ha, pertanto, un impianto assolutamente autodiegetico. A dirla tutta, di Zeno, nevrotico e malato immaginario, non ci si può sempre fidare: ciò che egli racconta delle proprie esperienze lascia spesso il gusto dell’ambiguo, il dubbio su ciò che corrisponda a realtà e su ciò che, al contrario, sia frutto di una fantasiosa e consolante menzogna del protagonista. È lo stesso dottor S. a farlo presente quando, nella propria lettera, allude alle «tante verità e bugie» che Zeno pare aver accumulato nel racconto di sé.

Il tempo entro cui il romanzo si svolge non ha una connotazione ben precisa; i fatti non si susseguono cronologicamente e secondo uno schema lineare. Spesso il passato ripercorre le strade del pensiero di Zeno e si confonde con il presente formando un unico impasto non scindibile. Il risultato, oltre a rappresentare un’altra delle novità apportate all’universo letterario da La coscienza di Zeno, è anche ciò che Svevo definisce «tempo misto».

Zeno frantuma la propria memoria in miriadi di ricordi, lasciando emergere solo le esperienze più importanti e determinanti, ognuna delle quali dà il titolo ad una sezione del romanzo che, complessivamente, ne conta sei- Ognuna è preceduta da una prefazione  in cui il protagonista cerca di far riaffiorare le immagini della prima infanzia.

Mariella Musitano
Mariella Musitano

io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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1 Commento

  1. molto molto bello


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