Sono qui dentro da un anno, tre giorni, tredici minuti.
Il cibo è uno schifo.
Quasi quanto il panorama.
L’odore?
Sempre lo stesso: carne bollita e patate.
Mi danno da mangiare gatti e topi di fogna. Almeno così sembra da quello che ingoio.
Ma la puzza peggiore è di carne bruciata. E non viene dalla cucina.
La sento quando mi chiudono nella camicia, e mi mettono la corona di spine: la testa mi scoppia e sento odore di carne che brucia. E poi fumo e carne arrostita.
La mia.

Il mio odore dottore?
Mi verrebbe da dire, - somiglia a quello della follia -.
E lei approverebbe, ma ha odore la follia? mi chiederebbe...
Potrei dirle che somiglia all’odore che viene col vento e il mare quando c’è bufera.
Ma sarebbe banale.
E' un odore indefinito, il mio. La mia vita è stata un insieme di odori che hanno condizionano l’agire. Quella sera per esempio, se non avessi sentito la puzza di sesso, non li avrei toccati quei due. E invece c’era odore di piacere nel letto.
E non il mio. Odore di ruggine e rancore, come il sangue sul muro quando si coagula.

Il suo odore di stamattina dottore?
Di piscio e merda.
Te la sei fatta addosso, dottore?
Te lo avevo giurato ricordi?
– Prima o dopo, te lo faccio ingoiare quel cazzo di odore –
Ma tu niente, non mi hai mai preso sul serio.
Come quella stronza di Sandra.
Le avevo detto che chi tradisce non merita perdono e che se avesse fatto la stronza, l’avrei sgozzata.
Ma lei nulla.
Faceva sesso con quello quando andavo a lavorare.
Ogni notte, tutte le notti.
Hanno avuto quello che meritavano.
Lui e la sua puttana.

Stamattina invece c’è odore di sangue. Sul muro, sulle mani, sul cucchiaio che stringo dopo averlo ficcato tre volte nella tua pancia grassa, dottore.
Hai perso la parola dottore?
Ora te lo posso dire.
Detesto il tuo odore da quando mi hai detto che la follia ha un odore, da quando hai cominciato ad annusarmi a ogni seduta come fossi un animale. Da quando mi hai fatto togliere la camicia di forza dicendo che a giudicare dal mio odore ero sulla via della guarigione.

Allora dottore?
Sono guarito, DO-TTO-RE?
Qui dentro c’è puzza di morte.
Avevi ragione dottore.
Per guarire c’è solo una cosa da fare.
L’ultima...

Penna Libera
Penna Libera
Il marinaio spiegò le vele al vento... ma il vento non capì.

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10 Commenti

  1. Un pugno nello stomaco da togliere il respiro.
    Da far star male.
    Ma splendido.

  2. un piacere leggerti, anche se, come dice MariC il tuo scritto oggi è come un pugno allo stomaco, così forte da togliere il respiro. Felice di ritrovarti su wordshelter. Bentornato.

  3. Un racconto molto forte, colmo di tristezza e disperazione, che mi hanno fatto provare compassione per quest'uomo...

  4. Grazie, troppo gentili! Spero di postare presto un racconto nuovo. (appena ritorno in ... vena...)

  5. Hai colto esattamente il mio intento... Maria Flora. Grazie

    • Grazie a te Pierluigi =)

  6. la follia...cosa rende folli? Potenzialmente potremmo diventarlo tutti. Eppure il folle è guardato con timore e
    distanza. Cosa gli è scoppiato in testa? Ha superato quel fragile equilibrio che ci tiene dentro la "normalità", lo ha azzerato, portando quell'uomo sulla via del non ritorno. E' molto duro questo racconto che va a scavare nell'animo umano lasciando intravedere la sua miseria e la sua fragiltà. Mi è piaciuto molto.

  7. Grazie Marisa. Scrivi con cognizione più di quanta ne abbia avuta io nello scrivere. Grazie a tutti.


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