Un posto per noi-Elllerre

Lettere elllerre

 Hai mai notato che quando il cuore fa male, fa male anche la gola?

Qualcuno dice che è perché li nascono le emozioni, e se le trattieni insieme al dolore,  la  pressione si ferma ad imbuto nelle parole non dette. E senti quel groppo, quello starter indeciso tra il piangere che fa bene, ed il trattenere dignitoso.

Stringe il cuore, stringe la gola.

Così ti dici che non è niente, sorridi delle piccole cose, esponi la ferita con crudeltà come se potesse guarire prima, sei l’eroe che guarda il cielo, ti perseguiti come uno stalker di ultima generazione, proponendoti domande improponibili, aggrappandoti a risposte che nessuno ti può dare. Cerchi di sopravvivere.

E ti dici che l’amore sarà anche una gran bella cosa ma basta, si riparte sempre da zero, ogni volta, e ogni volta è un pochino più dura, e l’affronti come un atleta anziano e di esperienza.

In uno stadio vuoto.

Ti metti in discussione.

Avvocato, giudice, e imputato.

Ti tormenti.

Guardi altrove.

Alla ricerca della verità.

Io mi tormento.

Ma non esiste una verità, esiste solo quello che vuoi vedere, esiste solo quello che comprendi.

E questo è tutto.

 

La natura umana è un seminare ed avere cura. Dei sentimenti di più ancora.

Ed io volevo avere cura, che tu ci creda o no, io volevo avere cura, e scrutavo un tempo minaccioso, un terreno poco fertile, e il latrare di animali lontani, ma ogni singolo giorno sceglievo di dedicare tempo al mio sogno, io sceglievo, non ne avevo bisogno, sceglievo perché quel piccolo fiorire, quell’impegno, quel lavoro costante era la mia forza, la mia passione, tu, eri la mia passione, tornare a casa mia ogni notte, su una strada di pietra incastrata tra i ciliegi, con una piccola fontana poco più in la, e le luci blu elettrico appese sopra un bosco che per noi era incantato. Un vero faro per le giornate di forte vento. Così ci immaginavo io.

E la guardavo da lontano, quella strada, la guardavo come si guardano le cose belle, come si accompagnano i bambini quando giocano, e aspettavo l’indomani per tornare, per arare, per perfezionare una mano inesperta, perché un giorno ne fiorisse un magnifico giardino, disordinato, impetuoso, e dalle radici forti,  un posto in cui tornare. Sempre. Per me e per te.

Tornare dopo lunghi viaggi, tornare dopo le tempeste, tornare per respirare, tornare per avere pace.

Varcare la soglia di quel mondo ed  essere accolta con gioia, aprire le braccia perché corressi incontro a me, comunque sempre, tornare a casa, come in quelle piazze di paese, dove avrei voluto portare te, dove suona una orchestrina jazz, e fa caldo, festeggiare ogni giorno il non compleanno, la vita, la pazienza delle cose, la musica che ti piace, i soldi che non abbiamo,le parole che ci fanno sorridere, quelle esplosioni di risate che tuonavano all’improvviso nell’aria e ci facevano tenere per mano, quei strani difetti che avevamo cuciti addosso.

Un posto per noi.

E mentre tenevo le mani nella terra, pregavo che le radici fossero abbastanza forti.

Io credevo, io sbagliavo, io pregavo.

E tu avevi ragione.

Che non si combattono le guerre solitarie, che non si chiede, che non si aspetta qualcosa che non arriverà mai, che bisogna ascoltare l’anima dentro,  anche quando dice il contrario di quello che vorresti sentire.

Che un giorno la pazienza comincia a trasformarsi in rabbia, le braccia in rifiuto, ma io avevo bisogno di te, volevo che sorridessi sporco di terra e di vita insieme a me, perché il tuo sorriso avrebbe alleviato la mia fatica, rinnovato la mia scelta, rafforzato le radici.

Ma non arrivava mai, il sorriso negato, non arrivava mai.

Non era per me.

Recapitato in altro luogo.

E io neanche una volta avevo preso in considerazione che fosse cosi, che non ci saresti stato per me. Che giocavo a perdere, da sola.

Ma quando qualcuno diventa il tuo luogo, dove pensi di andartene?

E io un posto dove andare non l’avevo, ma meno ancora volevo essere una donna misera, non volevo dimenticarmi di me, non volevo dimenticarmi di te, non sceglievo più. Sceglievo di non scegliere, sceglievo le mie pietre, sceglievo ogni giorno di sole. Sceglievo di seppellire la rabbia, sceglievo di rifiutare le parole sbagliate, i toni esagerati, e chiudevo gli occhi cercando un mondo mio, nel quale sentire la tua voce gentile, le cose oneste, l’amore dentro.

 

Non so neanche se esisti, io non so più niente.

Dimmela tu la tua verità, dammi la colpa se preferisci.

Come nei migliori film, il coup de theatre degli amori impossibili.

La radice che cresce a dismisura nella terra.

Vederti infondo alla strada e sapere, smettere di aspettare l’indicibile, porre termine al tormento.

Perché magari sono io che non ho capito niente.

Dimmi che ho sbagliato.

Vieni a prendermi a pugni.

Vieni a dirmi la tua verità.

Ancora oggi tengo per me la strada incastrata fra i ciliegi, perché per me vale ogni giorno che gli ho dedicato, ancora oggi, la difendo come un animale, e che nessuno parli.

Benedetta realtà delle cose.

Siamo forti noi, due lunghe e romantiche vite separate dalle parole.

Mai visti due più inadatti di noi,  mai visti due così belli insieme.

Io sono altrove, a cercare la quiete di un sorriso, quel vento che fa mulinelli di foglie.

Sono altrove, dove tu sorridi.

Dove sei gentile, dove lasci che riposiamo, dove sfiori me.

Dove anche io sono gentile, dove respiri casa, dove sfioro te.

Dove aggiustiamo cose e non le buttiamo.

Sono dove non tornerai mai e neanche io.

A sentire l’orchestrina, a mettere le candele su una torta di cioccolato e pere, ad aggiustarmi il vestito, a festeggiare qualcosa senza nome, in un posto tutto per noi.

 

Perché siamo comunque belli vestiti dei nostri sbagli.

Buon non compleanno.

 

 

 

 

 

 

 

 

elllerre

Sono fatta di farina e del profumo delle arance, di un milione di parole lasciate al sole e di nuvole calpestate.
Sono fatta di pugni chiusi e di strade strette e in salita.
Sono fatta di un fiume di città, di vento e di sorrisi aperti.
Sono fatta di pensieri.
Sono fatta di pancia.

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5 Commenti

  1. È stato bello avere condiviso un po' di te. Ciao.

  2. Mi hai dato un "bucotto" al cuore..Sono tornata segretamente indietro negli amori e forse un pò di magone ce l'ho sempre.Brava!

  3. Ciao signorina LR, mi è piaciuto sai il tuo ultimo pezzo, ma se hai la sfortuna di conoscermi saprai che ora ti dirò qualcosa. che magari non va.

    Neanche troppo a dir la verità, secondo me essendo un po lunga la narrazione di un pensiero, un ricordo, e non una vicenda vera e propria, in molti passaggi ci si perde, ritrovandosi dopo e riprendendo il ritmo...

    ...però è un peccato perchè riparti dalle emozioni nuove della riga dove sei arrivato a leggere e smarrisci un po di quello che c'era prima.

    Quindi ti consiglierei al limite, vista la tua forma narrativa che ho letto più volte ormai, di cercare dei collegamenti che non smarriscono il filo delle emozioni, come se le emozioni stesse fossero delle vicende narrate.

    Come dicevo all'inizio, bel pezzo signorina LR.


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