(Storia di una giovinezza mai consumata)

Oltrepassando la soglia di casa come quella di un cimitero mi rendo conto oggi di essere più morto che vivo, anche senza aver smesso di respirare, ricordando a malapena quei momenti in cui respiravamo in due...

...in cui immaginavamo altre monotone stagioni da affrontare insieme, da raccontarci un giorno, quando saremmo stati troppo vecchi per inseguire ancora qualche gonna o un decino facile.

Ti ricordi il gelo di quella piccola port-town troppo spesso alluvionata?

Ce ne siamo andati da li, chi con un treno, chi in una bara...ma ce ne siamo andati tutti e due.

E non è stato facile inserirsi nelle foto cercando di ritrovare un po' di spirito e identità, per rendere meno passiva ogni azione e ogni scelta. Non è stato facile stringere una donna senza più sapere cosa raccontarle di te...di quante sigarette ci siamo fumati su una collina di fango, provando a riscoprire insieme la voglia di resistere, di attraversare quel mare nerissimo che rendeva amaro il cielo ogni notte, ogni alba di quegli anni post-adolescenziali.

Anni nerissimi come quel mare.

Ogni notte stringersi la mano e il petto prima di salutarsi...e un attimo dopo tornando in macchina a casa sentirsi troppo soli se non c'eri tu.

E ora non ci sei davvero più.

Che cosa voleva dire per noi riuscire a superare quel mare, che cosa rappresentavano le luci dall'altra parte di quel buio agitato, quella striscia di natale fuori moda che a rifletterci adesso non mi dice più nulla: che tutt'ora non mi fa più alcun effetto, dopo essere tornato e aver scoperto che anche dall'altra parte la pensavano esattamente come noi.

Come una striscia di luci di natale irraggiungibili, giusto a un passo dopo il mare.

Forse sarebbe stato meglio non averlo scoperto mai...

...mai come tutte le volte in cui continuavo ad invitare dio a fare due passi con me, sotto i portici d'autunno, per una pacca sulla spalla da un amico immaginario che non cercavo affatto dentro una chiesa.

Chissà se adesso tu sei accanto a lui, se verrai ad accompagnarmi qualche volta lungo i vialetti delle case abbandonate di periferia: proverei a sentire il tuo respiro dentro ogni riga nel tentativo di riportarti in vita attraverso le parole.

Queste parole che non mi hanno mai portato niente...

...se non la paura di staccarmi da esse, da questi inutili tasti consumati per alzare lo sguardo e vedere che fuori c'è ancora il sole.

Un sole che però non sento splendere affatto su di me.

Dov'è finita oggi l'irresponsabilità dei nostri anni fuori dal liceo? Dov'è finita la voglia di viaggiare, di prendere i biglietti a cazzo e poi dirsi lo stesso che andrà tutto bene...

...se saremo insieme.

E oggi invece, amico mio, l'amore prova a farmi dimenticare di te...a svegliarmi e raccontarmi che domani arriverà lo stesso, che le bottiglie non finiranno mai per quanto provi ad inseguirle, che la felicità non è riservata solo ai benpensanti, che la malinconia funziona come gli abiti scuri...

...più li metti e più non sai che altro colore indossare.

Che non posso smettere di salire sul ring...anche senza vederti più al mio angolo dopo ogni round sentimentale andato a male, per mettermi una pezza sull'occhio troppo gonfio di tutte le lacrime inutili versate per una delle cento Lei a caso...

...lacrime che tanto un domani sarebbero comunque passate, asciugate, estinte grazie a te.

Oggi è sabato, ma sembra più domenica...come se stessi aspettando un nuovo lunedì per cominciare a vivere con te, non più senza. Per sapere che sarai sempre accanto a me sotto ogni cielo e ogni portico d'autunno, o dall'alto di una collina di fango che guarda le luci di natale tutto l'anno...

...irraggiungibili, dall'altra parte del mare.

E mi starebbe bene anche così.

N.A.

Nevrotico Alchemico
Nevrotico Alchemico
Scienziato alchemico dedito alla sperimentazione libera degli incroci nati fra le parole e i diversi status emozionali. Girovago senza meta, studio i caratteri delle persone e le loro relazioni con il degrado moderno degli ambienti circostanti, cercando di estrapolare il filo conduttore che porta alla reale natura di come siamo diventati...e del perchè spesso e volentieri non ci va bene neanche un pò.

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9 Commenti

  1. BELLISSIMO... sempre la stessa atmosfera che adoro nei tuoi racconti, che sa di malinconia e ricordi e rimpianti forse ma che in fondo sono la cosa migliore che abbiamo dentro

    • Ti ringrazio Karen, mi lusinghi sempre troppo....

      (mi aspettavo anche qualche bacchettata sulle mani per la mia discutibile conoscenza di WordPress)

      • te la sei risparmiata perchè il pezzo meritava e compensava gli errori 😉

  2. mannaggia a te Nevrotico che con i tuoi racconti mi trasporti in un limbo senza tempo dove mi ritrovo a galleggiare fra immagine tue che diventano mie e le emozioni e i ricordi si impossessano di me... e la nostalgia mi è compagna. Rimane il rimpianto del tempo passato

    • Diciamo che se li chiamo esperimenti è proprio perchè possono fallire.

      Se questo scritto non ti avesse suscitato qualcosa almeno un po sarebbero state parole sprecate, che avrei potuto tenere per me.

      • Vero, ma conoscendoti (scritturalmente parlando) so che sei molto indulgente con i tuoi scritti e qualcosa la susciti sempre nel bene come nel male. Il tuo pregio/difetto è che smuovi sempre qualcosa e a volte per quel che mi riguarda non sempre mi fa piacere essere smossa... insomma a volte trasformi uno stagno in oceano aperto in balia di una tempesta!!!

        • A questo punto potrei anche ritirarmi soddisfatto dalla pseudo-carriera... XD

          Ti ringrazio come sempre mary...

    • Si, è come guardare il cielo stando sotto il mare....

      Grazie per il complimento, davvero.


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