-          Embhé ‘mo me voresti dì che nun ce portano via e lavoro?

-          Dico che nessun italiano andrebbe a raccogliere i pomodori per tre euro.

-          I pomidori no. Ma mi marito er muratore lo andrebbe a fà, se sti estracomunitari nun facessero prezzi più bassi. Vanno a lavorà pe’ du lire.

-          Signora le lire non ci sono più.

-          Lire euri. Stai a guardà er capello. Io dico che le frontiere andrebbero chiuse. E invece no. Rumeni, arbanesi, polacchi, marocchini, ‘mo pure i libici. Che a mi nonno er Rais lo aveva cacciato a carci in culo. E noi invece de dalli i carci a ‘sti morti de fame ce li famo dà.

Guardavo la signora e mi chiedevo perché mai mi ci ero impelagata in quella discussione sterile. Era una causa persa e il mio fervore si andava spegnendo già sul nascere, mentre lei sembrava pervasa dalla fiamma della giustizia razzista.

-          Che fa nun me risponde più? Perché c’ho sa che c’ho ragione.

Eh già, c’ho so che l’ignoranza è una brutta bestia. Ma non glielo posso dire. Sono al mercato e intorno a noi si è formato un cerchio di persone che prende parte alla discussione. La signora tiene la testa alta e la voce diciamo che supera di molto i decibel consentiti. Rischierebbe una multa di disturbo della quiete pubblica. Siamo però al mercato della borgata. E che borgata. Accanto a lei il fruttivendolo con la sigaretta accesa mentre cerca di rifilare al cliente le mele più rovinate. Perfino il panettiere è sceso dal banco e si sta avvicinando a noi. Per non parlare di tutti i pensionati che non fanno altro che borbottare e assentire con la testa.

Sono in terra straniera, io, romana da sette generazioni. Romana comunista, di quel comunismo che non esiste nemmeno più sui libri di storia.

-          Aho, se ne sta zitta. Ie so bastate du parole e ‘mo nun dice più niente.

-          Arbertì, lasciala stà. Che nun la vedi? Questa sta qua pe’ sbajo. Guardaje e mani. Se la passa bene la signora. Magari è pure mantenuta dar marito imprenditore.

A parlare è la signora che abita dirimpetto al mio palazzo. Sa bene chi sono. Sa che mio marito tutto è tranne che imprenditore, lui è giardiniere, in proprio, ma certo non è imprenditore. Sa anche che non sto lavorando perché sei mesi fa è nata mia figlia e sono in maternità.

Che faccio?

Le guardo, una per una. Albertina, la signora dirimpettaia che si chiama Anna e pure il fruttivendolo ladrone e il panettiere. Li guardo dritti negli occhi, io mica ho paura. Vorrei solo non aver parlato perché loro, tanto, non hanno capito, non capiscono e non capiranno mai. E non è perché sono di borgata. No, però è che credono a quello che gli dicono. Guardano la pagliuzza nell’occhio dell’altro, (l’extracomunitario) e non la trave che c’hanno loro.

Sospiro.

-          Aho, sospira. Che è signo’ ie famo pena?

-          No, sospiro perché non riusciremo mai a comunicare. Idee troppo diverse. Comunque viviamo in un paese libero e democratico no?

-          Eccerto.

-          Certo, dovrebbe essere così. Quindi voi avete il sacrosanto diritto di credere in quello che credete e io il sacrosanto diritto di non pensarla come voi.

Silenzio. Nel mercato cala un silenzio inusuale. Saluto con la mano e mi dirigo verso casa, le quattro mura domestiche che spero almeno per oggi mi possano proteggere dall’ignoranza di un paese che sta andando allo sfacelo. Per colpa dei nostri governanti e per colpa del popolo che non si pone più domande e non lotta più.

Dove sono i vecchi cari comunisti di una volta?

-          Aho Arbertì, vedrai te l’anno prossimo quanno dovrà pagà pe’ manna' a fia ar nido privato se nun la pensa poi come noi, che io c’ho so, e straniere fanno tanti de quei fii che alla fine ai nidi comunali ce so solo estracomunitari. Vedrai te.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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13 Commenti

  1. quanto è vero purtroppo...
    indica al debole ed ignorante un nemico ancora più debole...
    e allora lo illuderai di poter essere forte...
    e allora sarà cieco.
    e mentre i deboli e poveri si ammazzano tra loro,
    i ricchi e "forti" sono alla ricerca della nuova sensazionale illusione da confezionare per rimanere tali...

  2. Si crea prima ignoranza, poi si crea disperazione e alla fine andremo tutti a raccogliere pomodori, anche per 3 euro.
    E quando la gente si renderà conto di essere stati usati, sarà ormai troppo tardi.

    • sai alla fine credo ci piaccia essere usati, più facile, meno dispendioso. Non mi pongo domande, non mi devo mettere a cercare risposte. Incolpo l'altro, lo straniero, il forestiero, l'extracomunitario e quindi non è colpa mia. Rimango spettatore della vita, discuto discussioni sterili, non cerco il confronto solo lo scontro.

  3. Al mercato, per strada, al bar... al nord, al centro, al sud... è diventato un pensare comune.
    Mannaggia!

    • un pensare comune, troppo comune. Un pensare che diventa credo, offusca la realtà mentre viene messa in scena l'illusione che "gli altri" sono il problema, che "gli altri" sono i cattivi, "che gli altri" rubino ciò che è nostro. E ci impoveriamo di tutto senza renderci conto che il resto evolve e le stesse vite vanno messe in discussione in modo diverso, costruttivo. Tutto cambia, siamo correnti che si muovono, correnti di persone, di idee, di energie, di venti.

  4. concordo con te, Mariella, ma è duro farla capire a chi si rifiuta, s'intestardisce, non vuole ascoltare, ti guarda come se fossi una demente...

  5. MI SEMBRA AZZECCATA QUESTA CITAZIONE:
    “Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio.
    Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla. Tira fuori conigli dal cappello. Il Grande Fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti. Che sia completamente assorbito.
    Fa in modo che la tua immaginazione avvizzisca. Finché non diventa inutile quanto la tua appendice. Fa in modo di colmare la tua attenzione sempre e comunque.
    Questo significa lasciarsi imboccare, ed è peggio che lasciarsi spiare. Nessuno deve più preoccuparsi di sapere cosa gli passa per la testa, visto che a riempirtela in continuazione ci pensa già il mondo. Se tutti quanti ci ritroviamo con l’immaginazione atrofizzata, nessuno costituirà mai una minaccia per il mondo.”
    — Chuck Palahniuk, Ninna Nanna.

  6. senza entrare nel merito della discussione politica, mi soffermo sull'oramai sempre più evidente "rincoglionizzazione" del popolo...
    gente che scenne in piazza per il GF, gente che prende d'assalto un centro commerciale....
    æa rivoluzione è ancora lontana, ahime...la gente se lamenta ma alla fine sta bene come sta ...

  7. @manuel, nemmeno io voglio entrare nel merito del colore politico, comunista in questo racconto diciamo che è un aggettivo, non il politico o la bandiera. Anche se magari uso la parola come provocazione. Il problema è apputno la rincoglionizzazione del popolo

  8. Vivo moltissimo la realtà locale, sia per lavoro che per scelta. Avvolte è davvero pesante ascoltare il ripetere in maniera quasi osseessiva determinate considerazioni. In Autobus, alle poste... Quasi ovunque! Anche se, fortunatamente, non sempre è così e si scoprono storie meravigliose e parole di buon senso che possono addirittura commuovere per la loro forza ed intensità!
    A preoccuparmi non meno di certi modi di pensare, anzi molto di più, di certe frasi c' è comunque anche il web.
    Troppe volte nella cosiddetta società civile si fanno considerazioni poco serie, sul tema della casta presa a 360° ad esempio, o, per portare un altro esempio, sul ruolo di Twitter nelle "primavere" - io non le chiamo così- arabe... (su alcuni temi vorrei scriverci seriamente qualcosa). La semplificazione dei fenomeni sociali purtroppo è sempre dietro l'angolo.
    Comunista per me è una bella parola 😉


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