Sarà stato perché non avevo chiuso occhio per tutta la notte, a causa di una zanzara intrufolatasi tra le persiane, che sono rimasta a ciondolare nel letto avvolta da un torpore estivo e accidioso.
Mia madre, invece, s’era svegliata prima dell’alba, l’orologio a led sul mio comodino l’aveva evidenziato.
Sarà stato il fatto che da tempo non mi fermavo nella mia vecchia casa al mare, a rendermi intollerante al chiacchiericcio dei grilli.

Mi sono arresa al nuovo giorno mentre un raggio di luce è penetrato nella camera disegnando sull’armadio uno spicchio geometricamente regolare, un triangolo scaleno dalle sfumature arancio sulle ante di ciliegio.
Sarà stato perché l’ultimo pensiero che mi aveva accompagnato al sonno riguardava mia sorella Federica.
Io, la minore, ero quella da cui la famiglia si sarebbe attesa un colpo di te-sta, e non dalla donna di famiglia, moglie, madre e professoressa integer-rima. L’artista di casa, la stravagante ribelle ero io fin da piccola, come re-stavo la donna dai continui rapporti irrisolti…la verità è che per tutti noi Federica era l’esempio da seguire, il punto di riferimento, l’incrollabile cer-tezza che donava razionalità e concretezza alla nostra sconclusionata fa-miglia.
Sarà stato proprio per tutta l’irrequietezza accumulata nella notte, per la zanzara invadente e per la mia incombente pigrizia che decisi di sollevar-mi dal letto e andare a prepararmi un caffè.
Incontrai mia madre, seduta al tavolo della cucina, fumava rilassata la si-garetta guardando distrattamente fuori dalla finestra. Era invecchiata, ap-pesantita dal lavoro e dalla vita che aveva aggredito fin da piccola. Nono-stante questo la sua visione m’indisponeva oltremodo e poi volevo pren-dere il caffè tranquilla, senza ingerenze. Sapevo che avrebbe affrontato l’argomento e che l’avrei aggredita.
“Non ho chiuso occhio.”, mi disse con tono solo apparentemente distratto, “Tu hai dormito bene?”.
Non accennai alla mia guerra notturna, annuii quel tanto col capo affinché potesse essere soddisfatta della risposta e le diedi le spalle. Mi versai il caf-fé nella tazza e uscii sulla terrazza che affacciava sulla campagna silenzio-sa e accaldata.
“Ha chiamato Marco, vuole portarmi la bambina.” – mi disse interrom-pendo il silenzio e la nullità dei miei pensieri per catapultarmi nella vile realtà. Federica era partita col suo amante e la piccola Claudia aveva biso-gno d’asilo. Il paparino tradito doveva leccarsi le ferite e prepararsi al con-trattacco, e la nonna doveva prendersi cura della nipote.

Zittì per un istante, avrebbe desiderato che intervenissi, ma io non lo feci. Sentivo che, dopo tanti anni, stava venendo a galla la verità.
“Sai, invidio molto il tuo modo di amare Paolo, così assoluto e profondo. Onestamente, non credo di aver amato abbastanza tuo padre: sicuramente sono stata più amata di quanto non sia riuscita ad amare.
Il narcisismo mi ha punita; sarebbe stato davvero impossibile rinunciare all’ammirazione degli uomini ed all’invidia delle donne”.

I raggi del sole entrarono prepotentemente nella grande cucina illuminan-dola: era nato un nuovo giorno sia per me che per mia madre.
Entrambe avevamo trovato la verità, l’una opposta a quella dell’altra, che ci consegnava un’unica comune certezza: la necessità principale per piace-re nella vita era restare sé stessi.
Sempre.

Simona Vassetti
Simona Vassetti
Simona Vassetti, nasce in una calda estate napoletana, classe ’64; le sue passioni sono la scrittura, il teatro ed il cinema. Ha recitato in compagnie napoletane e non solo in dialetto, e cantato in un gruppo rock negli anni ottanta.Ha all’attivo varie pubblicazioni, l’ultima con Delos Book, un racconto inserito nella raccolta 365 racconti erotici per un anno, a cura di Franco Forte.

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4 Commenti

  1. la vita è fatta di punti di vista... basta spostarsi un attimo e tutto cambia...

  2. Un giorno nuovo è sempre oggi, mai domani...

    • e rendersene conto è già tanto... anche se poi si tende ad aspettare sempre domani.

  3. Bel racconto! un po' mi ci rispecchio .. essendo io, la figlia minore e ribelle dalla quale non si aspettava nulla ... nessuno ... non mi guardavano nel giusto verso! ... e, si sono duvuri ricredere! .... grazie 🙂


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