Mi ritrovai così ,per caso, a volare, come se fossi un angelo o semplicemente un uccello…tutto si apriva di fronte a me, sentivo il vento che mi toccava violentemente, mi toglieva il respiro e ad un tratto mi catapultò su una nuvola…quel freddo e lieve tremolio erano le nuvole, quegli immensi dipinti che ogni giorno ci venivano mostrati dal cielo, con tutte le forme possibili ed immaginabili che spaziavano nella mia fantasia, ed io c’ero finita sopra.
Sapevo che sarebbe stata dura andare avanti, ma non sapendo come fare per tornare a terra decisi di esplorare il cielo fin dove mi sarebbe stato permesso arrivare. Salivo sempre più sulla vetta del mondo, scalando le nuvole e riempiendomi di una strana eccitazione che cresceva ad ogni mio scalo. Cosa avrei potuto scoprire, lassù, dall’alto del cielo? Vi era forse una città sospesa ed io ero stata destinata a farne parte? Continuai a prendere quota, perdendo di vista il mondo e dimenticandomi di farne parte, ma non trovai niente di ciò che mi aspettavo, se non un immenso, fatto di luci candide e dolcemente sfumate, che ricordavano un po’ l’alba terrena.
Mi sentivo al centro dell’universo, i miei occhi si riempivano di bianco…solo bianco. Allargai le braccia e nel silenzio più assoluto mi sembrò di essere diventata la più potente delle creature. Iniziai a volteggiare, infinitamente libera e leggera, consapevole che non vi era una strada per il ritorno ma solo il continuo di quello che già avevo percorso. Non c’erano valli verdi o animali docili, non c’erano i Santi e neppure gli uomini…ero forse finita in Dio? Forse mi trovavo nella sua anima,ma avrei potuto porgli delle domande o la mia voce sarebbe parsa come un suono muto?
L’eccitazione stava svanendo, il volo e la scalata mi avevano tolto le forze, iniziavo ad essere stanca, mi bruciavano gli occhi, che riuscivo a stento a tenere aperti. Continuai ad arrampicarmi a quel candore ed il soffio del vento poco a poco iniziava a bruciarmi la pelle, ma non potevo arrendermi: se non vi era un modo per tornare indietro mi sarei spinta avanti, anche a costo di andare troppo avanti…Mi ritrovai a pensare improvvisamente alla mia vita, dicendomi che era giunto il momento di fare il punto della situazione ma mi resi conto che non mi importava niente di farlo, volevo solo cercare un pretesto per ricordare, in modo da rimanere ancorata a qualcosa: volevo soltanto un punto di riferimento. Quello che avevo potuto vedere era di una bellezza straordinaria e indescrivibile, qualcosa che andava oltre all’immaginazione ma non sarei potuta rimanere un’eternità in quel luogo: io volevo ritrovare i colori, le loro sfumature e le loro più profonde intensità, così iniziai a grattarmi le braccia fino a farle sanguinare…solo per poter vedere il colore del sangue, solo per riavvicinarmi alla vita.
Camminavo lasciandomi dietro alle spalle piccole tracce di sangue, come segno incancellabile del mio passaggio…stavo forse macchiando l’anima di Dio con il sangue dei miei peccati? Non importava, continuavo a camminare, persa nel candore e fu solo spingendomi avanti che mi resi conto che attorno a me volteggiava un odore dolce, (così dolce da essere troppo forte per il mio stomaco senza forza) e si moltiplicava nell’intensità della sua essenza ad ogni passo che percorrevo: era il profumo della purezza, che mi nauseava.
Iniziai ad avere conati di vomito, mi tappavo le narici, cercando di trattenermi ma il mio stomaco iniziava a ribollire e dalle mie viscere sentii esplodere un calore immenso, come se qualcuno stesse raschiando le mie pareti intestinali con della carta vetrata…eruttai come un vulcano e rigettai a più riprese ai miei piedi tutto quello che avevo all’interno di me; con gli occhi lucidi e stanchi guardai a “terra” e vidi tutti i miei peccati. Avevo vomitato nell’anima di Dio?
Non lo sapevo, ma pensavo che tutta quella purezza non potesse essere altro che la sua anima e per quanto potesse dispiacermi ciò che era accaduto, mi rendevo conto che il mio stesso stato di essere umano mi portava ad essere nauseata da tutto quel candore…io non sarei mai potuta essere così pura e non avrei neppure voluto esserlo, quella posizione poteva spettare solo a Dio; così dopo aver sussurrato un “Sono spiacente per quello che è accaduto”, invece di saltare sulla nuvola che seguiva per continuare il mio cammino, mi lasciai cadere nel vuoto, con le braccia allargate, urlando :
- Voglio tornare a casa ti prego, perdonami.
Nell’incontro tra la mia anima e quella di Dio ognuno di noi ha lasciato qualcosa all’altro: lui mi ha donato la purezza, sotto forma di una dolce fragranza e di un magnifico candore da vedere, io gli ho lasciato, affinché li custodisse, un po’ dei miei peccati, sotto forma di sangue e vomito

Selene Porcaro
Selene Porcaro

Era l’11 agosto del 1979 quando mia madre dopo dieci giorni di “travaglio” riuscì a mettermi al mondo all’ombra della Torre Pendente nella città di Pisa. Provengo da una famiglia con origini campane,molto numerosa e chiassosa ma che non cambierei mai con nessun’altra al mondo. Dopo le scuole medie nella cittadina in cui vivo ho frequentato il Liceo Classico a Pisa per tre anni per poi abbandonare tutto e mettermi alla ricerca di una me stessa che forse non avevo mai perso. Dopo vari lavori ho deciso di frequentare il corso per Operatore Socio Sanitario dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana e dopo la qualifica,presa nel dicembre 2010 lavoro da circa un anno con gli anziani. Ho iniziato a scrivere a otto anni,una sera guardando fuori dalla finestra della mia camera,molte cose sono cambiate nel paesaggio circostante ma la mia passione per la scrittura mai. Non potrei vivere senza scrivere,senza fare fotografie,senza ascoltare musica e senza leggere:questi sono i pilastri fondamentali della mia esistenza. Credo nella giustizia e nella lealtà,dico sempre quello che penso e lotto per le cose in cui credo. Amo la mia famiglia ed i miei amici ma soprattutto i miei numerosi nipoti. Ringrazio Dio o chi per Lui per avermi concesso questo meraviglioso dono che è la Vita.

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3 Commenti

  1. Nella frustrazione di non poter capire Dio, si tenta di renderlo più umano alla mente lasciandogli "sangue e vomito", fluidi della vita alla base della nostra mortalità.

  2. Quando afferriamo una briciola d'immenso abbiamo tutti paura. Succede quando ti balena negli occhi un'idea che pare non provenire da te. Succede quando arriva un profumo impensabile, come l'odore di pioggia in un giorno di sole.
    Così ci fottiamo di paura. Paura di non esserne all'altezza, paura di non meritare tutto ciò.
    L'antidoto alla paura è l'amore. Un amore donato agli uomini che si rivestono di lui più o meno indegnamente.
    Perciò non avere paura. Mai.
    "Dilige et quod vis fac"


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