Piogge ricorrenti

Racconti Karen Lojelo

Se ne stava lì in piedi come se aspettasse qualcosa, fumava la sua sigaretta, un tiro lei e uno il vento, e sì che soffiava forte quel giorno il vento. L’asfalto era ancora bagnato di pioggia, dicevano che non poteva piovere per sempre, ma forse avevano torto.

La sigaretta finì e lei la tirò tra le piante, tanto aveva piovuto, non avrebbero potuto prendere fuoco, pensava.

Non stava aspettando proprio niente, era uscita fuori in quella strada deserta solo perché voleva solo un po’ di pace e smettere di pensare.

Incrociò le braccia e guardò in alto, chiedendosi come aveva potuto credere per tanti anni che qualcuno da lassù davvero la potesse sentire… aveva creduto talmente a tante cose che aveva perso il conto di tutte le delusioni ricevute.

Aveva un’aria rassegnata, un sorriso cinico, un po’ di immagini di ricordi che le scorrevano nella testa e appena un velo di malinconia.

La malinconia della disillusione. Quella malinconia che in fondo, volendo, avrebbe anche potuto versare qualche lacrima… ma alla fine pensava che nemmeno ne valeva la pena, anzi che non sarebbe cambiato nulla, perché nessuno la stava guardando e nessuno avrebbe fatto niente per asciugare quelle lacrime, senza contare che quelle sarebbero state lacrime che non si potevano asciugare, né consolare.

In fondo quando si piange si vuole qualcosa. I bambini piangono per ottenere qualcosa, i neonati lo fanno per la fame, il sonno, il dolore… e forse è un vizio che rimane anche da adulti, inconsapevolmente o meno; anche le lacrime che si versano da soli al buio, nella notte, nascosti sotto i cuscini e in silenzio, quei pianti che le lacrime escono da sole e proprio non si riesce a fermarle anche volendo, anche quei pianti sono una richiesta d’aiuto, a un dio distratto che ci si augura esista e d’improvviso si accorga di noi.

Certe volte capita che davvero sembra che si accorga regalandoci grandi miracoli, addirittura che nessuno gli aveva chiesto. Poi col tempo, crescendo, si cambia interpretazione dei fatti, viene il dubbio che si tratti semplicemente di casualità, coincidenze… ma non di quelle magiche che sanno di segnali e destino, proprio così, a caso e senza senso. Come arrivano se ne vanno, a volte si fermano un po’ di più, e più si fermano più fanno male quando partono.

Ma lei aveva smesso di disperarsi, avevo finito quelle lacrime convulse, disperate, incontrollabili; contro ogni sua previsione alla fine le aveva esaurite davvero e non sapeva nemmeno se era un bene o un male.  Sapeva solo che niente aveva più sapore, forse colpa delle sigarette… sapeva che tutti quelli che arrivano prima o dopo se ne vanno, che tutto quello che ha un inizio ha anche una fine, che per ogni sogno che si avvera ce n’è un altro che si spezza, che non c’è nulla di certo, nemmeno questo.

Sapeva che non trovava più nelle tasche nemmeno un sorriso sicuro da regalare, che qualcosa si era spezzato per sempre dentro di lei e che non sarebbe mai più tornata quella di una volta a meno che non fosse successo un miracolo…

Ma i miracoli non esistono, questo anche ormai lo sapeva.  E sapeva che se anche per assurdo ne avesse visto arrivare uno non si sarebbe saputa fidare nemmeno di lui.

Le cose belle hanno sempre una fine, come quelle brutte forse, ma non è una consolazione. Si accese un’altra sigaretta e ricominciò a piovere.

Certe piogge invece sono ricorrenti, davvero non finiscono mai.

Karen Lojelo

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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20 Commenti

  1. Non esistono piogge infinite, che fai? controscrivi? :))

  2. Infatti sono ricorrenti...
    Mi sembra che la pioggia sotto tutti i suoi aspetti sia il tema del giorno un po' per tutti oggi qui... del resto di questi tempi pare difficile parlare d'altro... maggio è distratto.

  3. O è distratto... oppure è troppo concentrato nel romperci le scatole: in tal
    caso, direi che sta lavorando egregiamente! (>_<) ... je possino... :)))

    Ad ogni modo, credo che le lacrime, al di là della loro funzionalità
    fisiologica di ossigenazione e pulizia degli occhi (che nondimeno restano il
    nostro principale tramite con il mondo esterno), costituiscono un
    potente atto catartico: noi maschietti siamo più restii nel manifestarle,
    ma ogni tanto ci vorrebbero...
    Dopo non cambia nulla, ma almeno si è dimostrato di esser vivi:
    tragicomicamente vivi! (^!°)

    Grande Karen!

  4. Come si fa a non parlare di pioggia? Maggio distratto o maggio inesistente che si confonde con marzo (esce il sole e pii l'ombrello) o aprile (ogni goccia un barile)?
    La pioggia si dice siano le lacrime di Dio... quale Dio lo possiamo scegliere noi frugando nell'immaginario oggettivo e soggettivo!
    Il pianto è una manifestazione liberatoria necessaria per svuotarsi... e poi si può pure ricominciare a riempire la nostra brocca emozionale!

    • La pioggia è una bella metafora per molte cose, e per quanto sia più facilmente riconducibile al dolore alla fine sappiamo tutti che senza di essa si spezzerebbe un ciclo fondamentale...
      ma quando è troppo è troppo... 😉

  5. La speranza è dura a morire. In un angolo nascosto dentro di noi è meglio lasciarla vivere sempre.

    • Infatti credo che volenti o nolenti quella sopravvive comunque nascosta da qualche parte...

  6. Tempo fa una cliente (signora ottantenne, cattolica) al lavoro mi parlò anche
    di "pipì degli angeli": evidentemente le varianti così come le interpretazioni
    popolari sono molte... e variopinte! :)))

    Cionondimeno, questo mi (ci) riporta al termine "umore": l'etimologia
    ("umo-rem" e "humor-em", secondo il dizionario di etimo.it) indica
    "fluido, umidità, succo" come significato principe della suddetta parola.
    Nell'antichità (cito la medesima fonte) si credeva che la buona o cattiva
    disposizione morale di un individuo dipendesse dalla qualità degli umori
    che circolavano nel suo corpo... (O o)

    Affascinante.
    ... ah, si, e anche tragicomico, dimenticavo! ;-p

    • Fab le sa tutte....! 🙂
      è il mio pozzo di 'cultura' preferito 😉

  7. Pozzo virtuale, a onor del vero: se non ci fosse internet (e relativi siti di
    indagine) credo sarei un pozzo ben poco profondo... (>_<)

    Cionondimeno, la eco è buona... :))))

    Grazie Karen, troppo gentile;)

  8. Io sono dell'idea che le lacrime facciano bene, e non solo fisiologicamente come dice Signal, ma anche e appunto come una pulizia dell'anima...piangere troppo però abbassa le difese immunitarie, quindi, la giusta misura delle cose è, come sempre, quella da seguire.

  9. solo che per le lacrime forse non abbiamo come per tante altre cose un pulsante da spingere per stopparle...

  10. mah... la pioggia eterna non esistera' pure... ma trovarsi sull'ararat con una coppia per ogni specie animale non e' cmq prospettiva consolatoria...

  11. certi miracoli inaspettati coincidono spesso con quei sogni che avevamo riposto forzatamente nel cassetto e che ormai pensavamo "persi"...e quanto fa male poi la delusione di non vederli realizzare in pieno...nulla sembra avere senso...nè vorremmo perdere altro tempo ed energia per capire il senso di ciò che quel Dio distratto ci ha fatto incontrare sul nostro cammino.
    "Passi falsi, quanti ne ho fatti...e quanto sembravano giusti..."


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