Il cuore di Francesco

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Credo che non dimenticherò mai la faccia di Paolo quel venerdì pomeriggio: bianca,  tirata, gli occhi ancora spalancati ed increduli; nel riflesso delle iridi la consapevolezza di aver visto un fantasma o un qualche evento ai limiti dell'immaginabile.

Paolo era un neurochirurgo "rodato": centinaia di operazioni alle spalle, una serie di interventi al limite del possibile e talvolta del plausibile; la capacità di assorbire o, a seconda delle circostanze, riflettere lontano da sè quelle che potevano essere le conseguenze delle complicazioni, rare ma sempre in agguato.
Io ero suo amico d'infanzia.

Solo dopo un lungo discorso (più un paio di caffè ed una serie di mie insistenze) si decise a raccontarmi l'accaduto, chi o cosa aveva scatenato quella espressione di incredulità stampata a caratteri indelebili sul suo volto: volto che gli anni, il lavoro e le vicissitudini avevano reso neutro, insensibile al mondo esterno ed alla sua transitorietà.

Come spesso accade nelle storie incredibili, tutto era cominciato nella penombra della routine: un ragazzo, un certo Francesco, quella mattina si era presentato nel suo studio accusando lievi sintomi di nausea ed un saltuario fastidio al petto.
Curiosa ma apparentemente insignificante -o quantomeno ascrivibile ad una certa ipersensibilità- la sensazione di sentire una specie di sibilo quando incrociava una ragazza per la strada. Sibilo che non sembrava provenire dalle orecchie, dal cranio o dallo stomaco, bensì dall'interno del suo corpo: una sorta di vibrazione che, per risonanza, sembrava propagarsi in ogni direzione lungo l'impalcatura delle ossa.
Lo scheletro era diventato una sorta di diapason.

Dopo un breve colloquio, Paolo comprese che non si trattava di un malessere grave:  Francesco, ragazzo poco più che quarantenne, si stava semplicemente... innamorando.
Ogni sintomo, ogni sensazione, ogni fenomeno fisico apparentemente straordinario: tutti erano eventi collegati e biochimicamente spiegabili, giustificabili.
Restava solo il dubbio sul sibilo.

Non appena Francesco si tolse la maglietta per dare a Paolo la possibilità di auscultare cuore e polmoni, questi notò un tatuaggio raffigurante il numero 78 proprio al centro del torace.
"Non so chi me l'abbia fatto, ricordo di averlo sempre avuto... immagino fin dalla nascita." disse Francesco con aria rassegnata.

Non appena lo stetoscopio toccò la pelle, tutto divenne improvvisamente chiaro e gli ulteriori test non fecero che riconfermare la cosa.
Un manometro sottocutaneo, una piccola caldaia, ingranaggi, pistoni e quattro valvole: Francesco aveva un cuore meccanico.

Un cuore funzionante a vapore.

Caldaia n.78


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Si prende un lasso di tempo congruo, lo si spezza fino a ridurlo alle dimensioni dell'istante. Lo si rivive a freddo. Poi si va oltre.

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7 Commenti

  1. un cuore meccanico a vapore... uhmmmm... si può aggiustare almeno... 🙂

  2. Il sibilo (causato dalla troppa pressione del vapore che fuoriesce dalle valvole) è fisiologico e conseguenza diretta di una nostra reazione agli eventi esterni, incontrollabili ed imprevedibili per loro stessa natura. In questo caso, un po' di manutenzione ai nostri sensi (e sentori) non guasterebbe... e... si, credo che l'ipotesi di poter "aggiustare il cuore" sia confortante, per quanto fantascientifica... 😉

  3. Il sibilo (causato dalla troppa pressione del vapore che fuoriesce dalle valvole) è fisiologico e conseguenza diretta di una nostra reazione agli eventi esterni, incontrollabili ed imprevedibili per loro stessa natura. In questo caso, un po' di manutenzione ai nostri sensi (e sentori) non guasterebbe... e... si, credo che l'ipotesi di poter "aggiustare il cuore" sia confortante, per quanto fantascientifica... 😉

  4. diobono, diteglielo che hanno inventato il motore elettrico...

  5. Originale la trama e il finale. Invidiabile la cura (quasi ossessiva) della punteggiatura.


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