Venni condotto per ultimo attraverso la fila di schiaffi… nel momento in cui era il mio turno giudicare.

Ah fui inflessibile!

I topi a me hanno sempre fatto schifo… e lo sapevo bene.

Potevo restarmene in mezzo alla folla… ad applaudire. E non sarei morto di fame… Mi ero sentito ad un certo punto fuori posto… E meno male… che avevo cercato sempre di non dare fastidio.

Ed ero rimasto nel mio posticino in fondo alla sala dove nessuno poteva vedermi.

… Eppure qualcuno mi aveva visto. Anzi… qualcuna.
Da quel momento la mia vita non era più stata…
A questo punto devo ammettere che non ero mai stato un campione di comportamento…
Spesso sono manchevole di quella determinazione che si addice agli uomini tout court.
Sono fastidiosamente timido.
Meschino a volte… non ho neanche un gran fisico che sopperisca a queste mie mancanze…

Sono un accidioso…  ma quel che è peggio è che mi considero una persona paziente… poiché credo che solo col tempo avrei potuto lucidamente… inquadrare chiaramente i miei limiti per migliorarli o perché no… accentuarli.

Ero un orrendo scarafaggio… ma in fondo non davo fastidio. Pensavo che solo io avessi il diritto di biasimarmi per questo. Ma avevo commesso un errore… avevo guardato fuori… avevo guardato lei.

Solo per un attimo… perché anch’io non potevo avere diritto ad immaginarmi… innamorato?

... E ci sono parole che si ha paura di pronunciare...

ché esse sono vive solo quando si pensano. Il significato è nell’aria.

Cerchiamo di dirlo perché lo vediamo lì… ma lui si burla di noi, cammina all’indietro e ci lascia a scavare tra le carcasse in cerca di un immagine che ricopra il corpo nudo… di un pensiero. Con un vestito che non è il suo...

E ci si perde.. appesantiti cadiamo al suolo. Guardiamo se c’è rimasto un segno… e si vendono le ali in cambio di carne.

Per millenni ad aspettare... ad aspettarci... e le voci intorno dei nostri fratelli… angeli… disperate… ma restiamo sepolti …  ad aspettare. L’immortalità ad un passo da noi.

E rimane il compiacimento della vista del sangue… scia luminosa e commuovente che attraversa il corridoio fra noi e l’Infinito. E ci si tura il naso.. e si chiudono occhi e orecchie ed ogni orifizio.

E torniamo… sicuri a guardare l’orologio.
Può un orrendo scarafaggio ambire a sognare?

Pazzo che fui!!! Egoista… incosciente. Che diritto avevo… Ma scusate e allora quel dirigente di banca che usava la sua posizione per sedurre tutte le servette che incontrava??? E quel giudice???

Nessuna ebbe mai a protestare contro di loro… anzi ne fecero un vanto.

Ed una mattina mi svegliai… e mi trovai mutato… in qualcosa di diverso. Non riuscivo a capire bene… poiché tutto intorno a me era immutato… la mia stanza… la stessa di ieri sera e così tutto il resto. Eppure avvertivo tutto ciò in modo diverso… Pensai che fosse per qualcosa che avevo mangiato ieri e che se fossi rimasto a letto ancora un po’ quella sensazione sarebbe passata. Così mi rigirai nel letto trovando la posizione più confortevole e chiusi gli occhi… tanto era domenica e potevo restare a letto un po’ di più. Non che gli altri giorni avessi particolare urgenza di alzarmi… visto che in questo periodo non avevo un lavoro…ma avevo ormai sviluppato (data anche l’età) quella sana abitudine di alzarmi presto…come se poi il mondo fuori mi stesse aspettando. Ma non volevo pensarci…

Quando decisi di riaprire gli occhi mi accorsi con rammarico che la strana sensazione  non era scomparsa… guardai l’orologio sul comodino… segnava le dieci. Era troppo… dovevo alzarmi.

E fu li che rimasi assolutamente stupefatto. Tutto il mio corpo viveva di una sensazione nuova. Le mie braccia e le gambe… per la prima volta ormai da anni le sentivo… vive e potenti. È strano a quante cose non avessi mai fatto caso e quanto pienamente quella mattina apprezzassi ogni singolo movimento di ogni giuntura del mio corpo… di ogni articolazione fin dalla più piccola.

Mi precipitai ad alzare la serranda e come una rivelazione il sole mi colpì. E tutto d’un tratto mi tornò la memoria. La memoria di anni che ora mi rendevo conto avevo saltato a piè pari riducendomi a vivere solo nel mio mondo che mi si rivelava a pieno quando restavo solo nella mia camera che infatti raramente ormai abbandonavo. Era la memoria delle sensazioni quella che ritrovavo… di tutte quelle sensazioni che per troppo tempo mi ero impedito di provare. Semplicemente me le ero negate… per troppo.

Che strana metamorfosi che stavo subendo… ma piacevole in fondo. Certo mi lasciava esposto.

La mia linea di condotta fino ad allora era stata quella di evitare gli accidenti… anche i più insignificanti erano in grado di scatenare eventi che sarebbe stato poi impossibile evitare…  Mai sottovalutare gli accadimenti anche i più paradossali… meglio chiudersi in casa. A fantasticare. Solo lì mi ero sentito sicuro… Potevo immaginarmi le situazioni più assurde e seguire le loro direzioni… per poi tornare nella mia stanza e non correre nessun pericolo.

La realtà forse è che avevo paura… meglio viverle sulla carta le proprie paranoie… credevo. Ero diventato il campione dei campioni in questo… ero talmente preso dal mio ruolo mi sentivo degno di ammirazione che non avvertivo nemmeno più la sofferenza di quel digiuno. Ed avevo quasi raggiunto il mio obbiettivo… morire dimenticato.

Ma quella mattina per la prima volta un altro me era venuto a farmi visita ed avevo dovuto confrontarmi.

Sì, ero innamorato…. Mi ero negato tutto quel tempo…

Ma solo perché non avevo mai trovato un cibo che mi piacesse e ad un certo punto avevo smesso di cercarlo…

Ma la dolcezza mi aveva scovato… ed ero contento. Finalmente anch’io avrei amato… non era importante se sarei stato corrisposto… Avrei bruciato tutti i capitoli di quelle storie senza fine e senza un perché che io credevo fossero la realtà… solo cinque minuti ancora per abituarmi alla luce e sarei uscito e sapevo che al posto di quei lunghi corridoi… interminabili come la vita.

Di corsa. Attraverso foreste poco educate… inciampando in ogni radice che sporge a pochi centimetri da pietre taglienti… non mi fermo a riposare o potrei pensare che forse non ce la faccio.

È questo un problema che non intendo pormi… ed allora avanzo a passi furtivi ma decisi… come un cacciatore che ha lasciato a casa la sua testa per non dover riflettere… e che solo avanza fra montagne e dirupi nella fantasia di un Sancho Panza qualsiasi. Ma qui non c’è posto per l’occidentale apolinneo… ed ormai vedo un castello in lontananza… la fine della mia rincorsa.

Nicola Eboli
Nicola Eboli
teatrante

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11 Commenti

    • sarà stata l'aria delle feste. ma da domani passa di nuovo ahimè

        • io intendevo le feste dalle corse quotidiane, montaggi, smontaggi, prove, training, panini a pranzo e cena (quando va bene ) ad orari dell cazzo, quattro ore di sonno in media ecc. ed il bello è che dopo quattro-cinque giorni inizia a mancarmi tutto questo.

          • questa è la tua droga... il palco... dietro il palco

          • e soprattutto sopra il palco quando lavoro in graticcia. anyway comunque si è questa la mia droga, almeno è gratis.

    • che a volte vale più di tante parole. anyway

  1. Sconvolge questa deliranza. Molto bello.
    E poi mi ci riconosco molto nella storia quindi mi coinvolge particolarmente.
    Ho fatto bene a riservarmi un pò di insonnia per leggerlo.

  2. L'ho apprezzato molto! L'ho letto col piacere di ascoltare il suono delle parole, con il gusto di assaporare le frasi.
    A te che lavori sul palco una citazione di Charlie Chaplin: " La vita non è una tragedia in primo piano, ma una commedia in campo lungo."

  3. complimenti Nicola...sei davvero ben ispirato in questi tuoi ultimi!


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