Caso e Necessità (parte I)

Racconti RickMor Pan

Teatro del loro primo incontro fu una festa, ad essere chiari una di quelle feste ad alto contenuto emozionale in cui i confini tra realtà e irrealtà, tra pensiero e azione, il confine stesso tra i corpi sono spesso condotti a vacillare piacevolmente. Quanto tempo fa? Difficile a dirsi, pur scavando nel fondo della memoria quell’istante sembra così infinitamente lontano…
A pensarci bene sembra l’inizio del tempo stesso.

A rivederli li sospesi in quei ricordi offuscati si stenterebbe, oggi, persino a riconoscerli. Eppure erano già loro stessi, presente e seme del futuro insieme nello stesso corpo. E in quell’istante in cui quei due presenti appena si sfiorarono forse già i germogli che i due corpi ignari custodivano iniziarono a parlarsi. Eppure allora sembravano così diversi ed inconciliabili…

Caso, ovviamente, era uno degli organizzatori della festa e conoscendolo non ci sarebbe stato da stupirsene. In realtà la festa aveva lo scopo primario di raccogliere fondi per finanziare iniziative in salvaguardia del canguro orsino dalla gualdrappa, di cui ormai rimanevano pochissimi schivi esemplari dispersi nell’impenetrabile foresta di Hijau Fajar. Ma si sa che queste occasioni di tribale comunione d’intenti vengono sempre sfruttate anche per creare un qualcosa che vada oltre uno scopo specifico.

La festa infatti è un rito primordiale di unione e ed empatia, un rito di tribale condivisione dell’esistenza che ci fa sentire meno soli nell’affrontarla, come parte di un qualcosa di più grande. Basta metterci poi musica e qualcosa che scacci i pensieri (anche l’alcool, se di buona qualità, può andare benissimo) e l’uomo può riuscire forse a tornare nudo, liberandosi di un po’ della polvere che i pensieri poco alla volta lasciano cadere sulle connessioni neurali fino a volte a farle fossilizzare in perfette autostrade che sempre perfettamente e senza scampo portano però nello stesso luogo.

Caso era l’alternativo per eccellenza, l’uomo che mai programma, l’uomo che sempre improvvisa, l’uomo che non deve chiedere mai! …anche perché, appena 5 minuti dopo, avrebbe persino dimenticato cosa, …o perché! Caso era l’inaffidabilità fatta persona, non per cattiveria, ma semplicemente perché amava fare ciò che voleva istante dopo istante, senza apparentemente un piano preciso, senza apparentemente uno scopo definito.

Caso semplicemente, quando meno uno se lo aspettava, partiva per la tangente! Stavi facendo un discorso? Caso era lì attento, che magari si sorreggeva anche il mento con le dita, dandosi quel severo aspetto intellettualmente partecipe e vivo, e invece ecco! Senza preavviso vedevi gli occhi di Caso prima assentarsi in bradipesca caduta tra le braccia di Oblio e poi invece schizzare elettrici come uno schiumante cavallo in fuga, a condividere l’orizzonte col cavalier Parola armato degli infuocati dardi di Fervore e Zelo. Ciò che da quell’esplosione veniva fuori mai aveva attinenza col così tanto interessante discorso di cui Caso sembrava appena prima ammirato partecipe. Mai! Sembra follia? Forse lo era. Forse lo è. In ogni modo Caso era così.

Caso era improvvisazione in tutto. Il suo stesso aspetto era un manifesto dell’improvvisazione. I lunghi capelli erano semplicemente abbandonati ai capricciosi ordini di cuscino e vento, liberi come i pensieri. Mai un senso nella scelta dei vestiti o nell’accostamento dei colori, come a dire che il senso, in fondo, è solo una conseguenza, non una scelta.

Nel bene e nel male non era certo persona da passare inosservata. Con lui mai era possibile dare per scontato qualcosa. La noia non esisteva. Niente era prevedibile. A dirla tutta Caso non era neanche in grado di camminare in linea retta. No. La sua andatura era completamente imprevedibile. Partiva, poi si fermava inspiegabilmente, poi deviava a destra, quindi correva a sinistra, poi ad un tratto sedeva per terra e guardava il cielo, e l’istante dopo magari saltava al cielo guardando la terra.

Sembra follia? Forse lo era. Forse lo è. Ma questo non è importante. E’ solo una questione di definizione. Caso era l’uomo delle crociate, degli ideali, ma aimè… ad averne troppi si rischia solo di alzare polvere al cielo nascondendosi così anche la speranza di vederle le stelle. E caso ne alzava di polvere…

RickMor Pan
RickMor Pan
Oggi sono un ricercatore. Quando sarò stanco di cercare scriverò ciò che ho trovato. Nel frattempo ogni tanto scrivo... Sono tante cose e forse nessuna per davvero. Ma fare ciò che si ama sempre è più che abbastanza no?

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